Ex Ilva, oltre 2500 lavoratori licenziati nelle imprese appalto indotto. Avviata la procedura

Aigi avvia la procedura di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori dell’indotto ex Ilva. Il nodo è la chiusura dell’area a caldo a Taranto

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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L’indotto dell’ex Ilva di Taranto entra in una nuova fase di crisi occupazionale. Aigi, l’Associazione Indotto AdI e General Industries, ha trasmesso ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà oltre 2.500 lavoratori. La comunicazione è arrivata il 4 settembre e riguarda le imprese dell’indotto-appalto legate allo stabilimento siderurgico tarantino. La decisione viene collegata alla prevista chiusura dell’area a caldo, indicata per il mese di ottobre. Il presidente di Aigi, Nicola Convertino, ha definito la procedura “un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso”.

Ex Ilva, perché partono i licenziamenti

Secondo Aigi, la procedura è una conseguenza diretta della scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, che comprende acciaierie e altiforni. Convertino parla di un provvedimento “dovuto e inevitabile”, legato all’assenza di una prospettiva di riavvio delle attività nell’area interessata. Nella lettera inviata ai sindacati, Aigi segnala anche la “totale assenza di una ragionevole programmazione” che avrebbe potuto mettere in sicurezza le aziende dell’indotto. L’associazione richiama inoltre la mancata attivazione concreta del percorso per la costruzione dei nuovi impianti legati alla decarbonizzazione. Secondo le imprese, questi passaggi avrebbero potuto consentire una maggiore continuità lavorativa per il personale.

Le lettere di licenziamento collettivo sono 28 e riguardano le aziende associate ad Aigi. Il numero dei lavoratori coinvolti supera le 2.500 unità. Si tratta di personale impiegato nelle imprese che operano attorno allo stabilimento ex Ilva e che dipendono direttamente dall’andamento delle attività industriali del sito. Il presidente Aigi, Nicola Convertino, ha sottolineato il peso della scelta per le aziende. “Licenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio più prezioso e dell’orgoglio delle nostre aziende”, ha scritto.

Il nodo della chiusura dell’area a caldo

La chiusura dell’area a caldo deriva dal decreto della Corte d’Appello di Milano. Contro il provvedimento, Ilva e Acciaierie d’Italia hanno presentato ricorso in Cassazione e un’istanza di sospensiva alla stessa Corte d’Appello. Per Aigi, il punto critico è che lo spegnimento non avviene all’interno di un piano di riconversione già operativo. Secondo l’associazione, non ci sono ancora nuove fabbriche realizzate, né percorsi occupazionali già pronti per assorbire migliaia di lavoratori. Nella lettera viene descritto un “conto alla rovescia di novanta giorni”, senza un’alternativa industriale immediatamente disponibile.

Aigi sostiene che, al momento, le alternative non siano ancora concrete. Secondo il presidente dell’associazione, una manifestazione di interesse non equivale a una fabbrica, a un capannone o a un posto di lavoro. Per diventare reale, un investimento deve avere progetti autorizzati, capitali stanziati, cantieri aperti, cronoprogrammi vincolanti e assunzioni programmate. La previsione indicata da Aigi è che eventuali nuove realtà produttive potrebbero richiedere almeno 7 o 10 anni per diventare operative, nell’ipotesi più ottimistica.

Ex Ilva, le prossime tappe

Sul fronte sindacale, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno chiesto un incontro urgente alle rappresentanze delle imprese dell’appalto e dell’indotto. La richiesta è stata inviata a Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi. L’obiettivo è analizzare le criticità nate dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano e valutare le ricadute sui lavoratori e sulle aziende coinvolte. I sindacati chiedono di aprire un confronto con le parti datoriali per garantire prospettive occupazionali e industriali. Il tema dell’appalto sarà anche al centro del confronto previsto a Palazzo Chigi.

L’8 settembre il Governo ha in programma tre incontri a Palazzo Chigi dedicati all’ex Ilva e a Taranto. Il primo confronto sarà con le istituzioni pugliesi e locali. Seguirà l’incontro con le associazioni nazionali delle imprese, dell’artigianato e delle cooperative. L’ultimo tavolo sarà con i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Usb, Ugl e Federmanager.

Il giorno successivo, il 9 settembre, è prevista l’udienza sull’istanza di sospensiva. Da questi passaggi dipenderà una parte importante del confronto sulla continuità produttiva, sulle prospettive dell’indotto e sulla tutela dei lavoratori coinvolti.