Droni dalla Russia nel Mediterraneo: per la Cia nel mirino Italia, Francia e Spagna

El Mundo rilascia un rapporto d'intelligence dagli Stati Uniti su possibili sabotaggi marittimi nel Sud Europa: il Mediterraneo sta entrando nel raggio d'azione di Mosca

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Secondo indiscrezioni d’intelligence rese note dal quotidiano spagnolo El Mundo, la Russia starebbe valutando un’escalation di sabotaggi mirati verso i Paesi dell’Europa meridionale, con un raggio d’azione che comprenderebbe Italia, Francia e Spagna.

La strategia si baserebbe sull’impiego di droni lanciati direttamente dal mare, con l’obiettivo di minacciare infrastrutture costiere, siti militari e poli logistici nel Mediterraneo.

Da dove arriva l’allarme sui droni nel Mediterraneo

La ricostruzione dell’allerta poggia su un preciso rapporto della Cia distribuito ai principali Ministeri degli Affari Esteri d’Europa, emerso a seguito del viaggio segreto a Mosca compiuto dal direttore John Ratcliffe.

Stando alle informazioni raccolte dai servizi segreti baltici, Mosca ipotizzerebbe l’uso di droni Gerbera: dispositivi di dimensioni contenute, trasportabili e azionabili da normali container stivati su navi mercantili o petroliere in acque internazionali.

L’ipotesi di attacchi da piattaforme navali non è del tutto nuova, poiché in passato sono già stati documentati test di lancio da imbarcazioni in movimento e rilevamenti nel Mar Baltico. L’allarme ha spinto i governi alleati ad alzare il livello di attenzione, tanto che il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato d’urgenza il Consiglio di Difesa. Oltre alle basi navali della Nato presenti nel Mediterraneo, nelle acque profonde vi sono infatti infrastrutture strategiche da salvaguardare, in particolare cavi di telecomunicazione e linee di trasmissione energetica.

La strategia dei droni non è nuova

L’uso di velivoli senza pilota per esercitare pressione e provocare danni mirati rappresenta una tattica consolidata nella dottrina russa, ampiamente impiegata sul fronte ucraino.

Proprio nelle ultime ore, nuove incursioni aeree hanno colpito la capitale Kiev durante lo svolgimento dell’Assemblea Generale dell’Onu, confermando come questo tipo di offensiva rimanga uno strumento centrale nelle operazioni belliche di Mosca.

Nel caso dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica, tuttavia, un eventuale impiego di vettori navali non punterebbe alla distruzione su larga scala, bensì a muoversi appena sotto la soglia che farebbe scattare una risposta armata diretta.

Perché Mosca decide di attaccare l’Europa Mediterranea

Tra le principali ragioni evidenziate da El Mundo per cui la Russia potrebbe mirare ai Paesi della Nato rientrano:

  • creare panico e blocchi temporanei in snodi critici come porti, aeroporti o impianti energetici;
  • sfruttare la minore presenza di sistemi integrati di difesa aerea nelle retrovie europee rispetto ai Paesi di prima linea;
  • influenzare il dibattito politico e l’opinione pubblica in vista delle scadenze elettorali del 2027 in Francia, Spagna e Italia, facendo leva sulla stanchezza per il supporto garantito all’Ucraina.