La Spagna ha deciso di ritirare temporaneamente dal mercato il 12% della produzione di olio d’oliva per contrastare il calo dei prezzi. Il provvedimento riguarda circa 188mila tonnellate di prodotto, che dovranno essere conservate fino al 30 settembre 2027. In questo modo il governo spagnolo punta a limitare l’offerta disponibile durante una campagna olearia caratterizzata da raccolti abbondanti e scorte elevate. La decisione potrebbe avere conseguenze anche sul mercato italiano, dove le quotazioni dell’olio extravergine hanno registrato forti ribassi nell’ultimo anno.
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Perché la Spagna ritira 188mila tonnellate di olio d’oliva
Il Ministero dell’Agricoltura spagnolo prevede per la campagna 2026-2027 una produzione di 1,6 milioni di tonnellate di olio d’oliva, in crescita del 23% rispetto all’annata precedente. Le temperature miti e le abbondanti piogge primaverili hanno favorito lo sviluppo degli ulivi. Se le stime saranno confermate, quello attuale sarà il quarto raccolto più abbondante nella storia del Paese. A queste quantità si aggiungono 357.040 tonnellate di scorte, superiori del 23,3% rispetto a quelle dell’anno precedente.
Il governo ha quindi stabilito che ogni frantoio debba accantonare il 12% dell’olio prodotto a partire da novembre 2026, senza includere i quantitativi dichiarati a ottobre. Il prodotto potrà essere conservato presso gli impianti dei produttori oppure in strutture esterne, ma non potrà essere commercializzato prima del 30 settembre 2027. La misura potrà essere modificata dal 31 dicembre 2026, in base all’andamento effettivo della produzione.
Prezzi dell’olio extravergine in Italia, calo del 47% in un anno
Il recupero della produzione spagnola sta influenzando anche le quotazioni dell’olio italiano. Secondo le rilevazioni di Areté, società specializzata nell’analisi dei mercati agroalimentari, il prezzo dell’olio extravergine italiano è diminuito del 47% nell’ultimo anno. Le quotazioni, che nel novembre 2025 raggiungevano circa 9,20 euro al chilogrammo, sono scese tra 4 e 4,20 euro, con alcune segnalazioni di prezzi intorno a 3,80 euro.
Il ribasso è legato soprattutto alla maggiore disponibilità di prodotto dopo due annate segnate dalla siccità, che avevano provocato forti aumenti. La decisione spagnola di ridurre temporaneamente l’offerta potrebbe contribuire a sostenere i prezzi all’origine anche in Italia, ma gli effetti dipenderanno dall’andamento della domanda e dei raccolti.
Olivicoltori italiani in difficoltà, la richiesta di prezzi più alti
Il calo delle quotazioni preoccupa le organizzazioni agricole italiane. Il 12 ottobre circa duemila olivicoltori hanno partecipato a una manifestazione a Bari per denunciare le difficoltà economiche del settore. Secondo Tommaso Loiodice, presidente di Unapol, gli attuali prezzi non consentono a molte aziende di coprire adeguatamente i costi produttivi.
L’organizzazione ritiene necessario un prezzo di almeno 7 euro al chilogrammo, considerando anche le spese energetiche e di gestione degli uliveti. Unapol ha inoltre chiesto interventi sulle importazioni agevolate di olio proveniente da Paesi extraeuropei, in particolare dalla Tunisia, e una maggiore applicazione delle norme contro le pratiche commerciali sleali. Tra i rischi segnalati dall’associazione figura anche la possibilità che alcuni agricoltori rinuncino alla raccolta delle olive perché economicamente poco conveniente.
Cosa cambia per i prezzi dell’olio al supermercato
La riduzione dell’offerta spagnola potrebbe rallentare la diminuzione dei prezzi dell’olio d’oliva sul mercato europeo. Non significa però che il costo delle bottiglie nei supermercati italiani aumenterà automaticamente. Il prezzo finale dipende anche dalle scorte della distribuzione, dai contratti commerciali, dai costi di confezionamento e trasporto e dalle promozioni applicate dalle catene.
Inoltre, le quotazioni all’origine si riferiscono al prodotto venduto dai produttori e non coincidono con i prezzi al litro pagati dai consumatori. La decisione della Spagna interviene quindi principalmente sul mercato all’ingrosso, mentre eventuali variazioni sui prezzi al dettaglio potrebbero manifestarsi nei mesi successivi.