Perché il Tar ha abolito città 30 a Bologna e cosa succede ai limiti di velocità

Il Tar ha abolito i decreti con coi il comune di Bologna aveva istituito Città 30, ma il limiti di velocità potrebbero non cambiare a breve per ragioni pratiche e non solo

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

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Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) dell’Emilia-Romagna ha annullato i decreti con cui il Comune di Bologna aveva istituito Città 30, il sistema di limiti di velocità e modifiche alla viabilità introdotto nel 2024. I giudici amministrativi hanno contestato la struttura delle misure, che violerebbe il modo in cui si modificano i limiti di velocità in Italia.

Per il momento, però, a Bologna si continuerà ad andare a 30 chilometri orari, per ragioni principalmente pratiche, ma anche perché il Comune potrebbe modificare le norme criticate in modo da rispettare la sentenza del Tar. Il sindaco della città Matteo Lepore ha sottolineato che il progetto Città 30 continua.

Perché il Tar ha annullato Città 30 a Bologna

Secondo la sentenza del Tar emessa il 20 gennaio, un comune non può modificare il limite di velocità di più strade con un provvedimento solo come fatto da quello di Bologna. Il limite di velocità urbano in Italia è fissato per legge a 50 chilometri orari. Esistono le “zone 30”, precise aree in cui le auto devono rallentare, ad esempio in prossimità delle scuole.

I comuni le possono istituire, anche con una certa libertà, ma devono emettere un singolo provvedimento per ogni strada e non, come fatto da Bologna, uno solo per l’intera città che esclude soltanto determinate vie, come quelle a scorrimento veloce.

La sentenza non pone fine al progetto Città 30, come sottolineato dal sindaco Matteo Lepore. Sia perché il Tar è solo il primo grado della giustizia amministrativa (ci sono ancora i ricorsi al Consiglio di Stato e alla Cassazione), sia perché l’amministrazione intende proseguire modificando le norme contestate.

Cosa succede ora ai limiti di velocità a Bologna

Per il momento, per le strade di Bologna, non cambierà nulla. Per reintrodurre i vecchi limiti di 50 chilometri orari andrebbe sostituita tutta la segnaletica verticale (i cartelli) e orizzontale (quella dipinta sull’asfalto). Ci vorrebbero giorni, se non settimane, e fino ad allora gli automobilisti dovranno attenersi a quanto indicato sulla strada.

Lepore ha inoltre annunciato che, nella giornata di oggi, comunicherà in una conferenza stampa le norme previste per bypassare la sentenza del Tar. Il Comune potrebbe emettere centinaia di provvedimenti singoli che istituiscono zone 30 in ogni strada di Bologna in cui era in vigore il limite dei 30 chilometri orari.

Come aveva funzionato fino a ora Città 30

Città 30 è un progetto che non prevede soltanto che in tutta la città di Bologna, fatta eccezione per le strade a scorrimento veloce, il limite di velocità venga abbassato da 50 a 30 chilometri all’ora. Include infatti molti altri provvedimenti per cambiare il modo in cui si circola in città, come:

  • modifiche alla viabilità;
  • potenziamento dei trasporti pubblici;
  • aumento dell’estensione delle piste ciclabili;
  • creazione di nuove aree verdi;
  • istituzione di zone protette per i pedoni, specialmente per i bambini.

Secondo i dati diffusi dal Comune di Bologna, dall’applicazione di Città 30, nel 2024, l’inquinamento da traffico è diminuito del 30%, il dato più basso degli ultimi 10 anni, i flussi veicolari sono calati dell’8% e le morti in strada si sono dimezzate. Particolarmente importante è il dato dei pedoni morti nel 2024, completamente azzerato per la prima volta da quando queste informazioni vengono raccolte in città.

Perché Città 30 danneggia i tassisti

A presentare il ricorso al Tar erano stati due tassisti di Bologna, che sostenevano che Città 30 danneggiasse i loro affari. I taxi prevedono infatti una tariffa fissa a corsa, che in città varia da 3,40 a 6,10 euro, fino agli 11 euro nel caso di un viaggio dal centro all’aeroporto o viceversa.

L’aumento dei tempi di percorrenza che il limite di 30 chilometri orari, quasi raddoppiati secondo i tassisti, avrebbe quindi causato una riduzione del guadagno legato a questa quota. Il Tar non ha però riconosciuto legittimità a questa critica, bocciando Città 30 solo per questioni amministrative.