Come funziona l’atto di pignoramento presso terzi

Che cos'è il pignoramento presso terzi? Quando è necessario? Ecco le varie tipologie e come funziona

Il pignoramento è l’atto con il quale si avvia l’espropriazione forzata. L’articolo 543 del Codice di Procedura Civile stabilisce diverse tipologie, tra cui il pignoramento presso terzi. Si tratta di una particolare forma di pignoramento mediante la quale i creditori possono aggredire i beni o i valori del debitore che sono in possesso presso terzi. Uno strumento legale che consente dunque ai creditori di soddisfare le proprie pretese di credito in altre parole di recuperare l’importo del mancato pagamento da parte del proprio debitore. In questo articolo ci soffermiamo sui soggetti coinvolti dall’atto, sul funzionamento dello stesso e sui beni ed i valori pignorabili.

Cos’è il pignoramento presso terzi?

Come anticipato il pignoramento presso terzi ha come oggetto i beni del debitore che sono in possesso di un terzo soggetto. L’istituto è disciplinato dall’articolo 543 del codice di procedura civile che stabilisce due differenti modalità di recupero del credito: aggredendo i beni del debitore che sono nella disponibilità di un terzo o i crediti che il proprio debitore vanta nei confronti di un terzo soggetto. Abbiamo tre soggetti coinvolti: il creditore, il debitore ed il terzo ossia il debitore del debitore.

Mediante tale istituto, il sistema normativo italiano, riduce i passaggi necessari per l’estinzione del debito. Supponiamo che Mario vanti un credito nei confronti di Giuseppe e che quest’ultimo vanti un credito nei confronti di Alfredo. Con il pignoramento presso terzi Mario potrà notificare l’atto direttamente ad Alfredo. Quest’ultimo è tenuto a pagare il debito direttamente a Mario, per la parte di credito che viene sottoposta a vincolo.

Grazie al pignoramento presso terzi si salta dunque un passaggio: Mario non dovrà attendere che Alfredo paghi Giuseppe e che quest’ultimo estingua il suo debito, ma potrà avvalersi direttamente dei crediti che Giuseppe vanta nei confronti di Alfredo. Il terzo non è soltanto una persona fisica ma può essere anche un ente come l’INPS, un’azienda o ancora un istituto bancario. Il creditore infatti può pignorare la pensione del debitore, il quinto del suo stipendio o ancora il denaro disponibile sul conto corrente intestato al proprio debitore.

Come funziona il pignoramento presso terzi?

L’articolo 543 c.p.c. stabilisce che il pignoramento presso terzi si esegue mediante atto notificato al terzo e al debitore a norma dell’art. 137. Nell’atto si intima il terzo a consegnare il debito che ha nei confronti del debitore direttamente al creditore. Con la notifica il terzo è soggetto agli obblighi di custodia inerenti ai beni o alle somme dovute al creditore nei limiti dell’importo indicato nel precetto, l’atto che precede il pignoramento. Il precetto altro non è che l’intimazione di adempiere l’obbligo entro un periodo di tempo che non può essere però inferiore a 10 giorni. Se il debitore non adempie il suo obbligo, il creditore può agire tramite il pignoramento presso terzi. Ecco cosa accade nello specifico:

  • il creditore notifica l’atto di precetto al proprio debitore;
  • trascorso il 10° giorno ed entro il 90° dall’invio della notifica, il creditore può procedere con la notifica di pignoramento sia al proprio debitore che al terzo;
  • il terzo deve a questo punto dichiarare e comunicare tutti i debiti che ha nei confronti del debitore principale;
  • se non viene data tale comunicazione interviene allora il giudice che fissa l’udienza alla quale deve presentarsi il terzo per chiarire la sua posizione e confermare se è realmente debitore del debitore;
  • se il terzo non si presenta all’udienza o si presenta ma rifiuta di fare tale dichiarazione, il giudice emette automaticamente l’ordine che lo intima a pagare le somme pignorate al creditore.

I requisiti del pignoramento presso terzi

Affinché l’atto sia considerato valido è necessario che siano soddisfatti i seguenti requisiti:

  • l’atto di pignoramento, notificato al terzo e al debitore, deve contenere l’ingiunzione a non compiere atti dispositivi sui beni ed i crediti pignorati;
  • nell’atto devono essere indicati anche in modo generico le cose e le somme dovute;
  • devono essere indicate le seguenti informazioni: dichiarazione di residenza o il domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale competente e l’indirizzo p.e.c. del creditore;
  • l’atto deve contenere la citazione del debitore a comparire dinanzi al giudice competente ed indicare la data dell’udienza.

Alla notifica dell’atto di pignoramento il terzo è tenuto ad inviare al creditore una dichiarazione che può inviare tramite raccomandata a/r o P.e.c. che deve contenere le seguenti informazioni: le somme o i beni del debitore che ha in suo possesso, la data entro la quale deve provvedere al pagamento o alla consegna dei beni, eventuali sequestri già eseguiti e cessioni che sono già state notificate e accettate.

Quali sono i termini per l’iscrizione a ruolo del pignoramento?

Il Codice di Procedura Civile stabilisce che l’originale dell’atto di citazione deve essere consegnato al creditore senza ritardi dall’ufficiale giudiziario non appena è stata eseguita l’ultima notificazione. Spetta poi al creditore depositare la nota di iscrizione a ruolo presso la cancelleria del tribunale competente per l’esecuzione dell’atto. Dovrà consegnare le copie conformi dell’atto di citazione, del titolo esecutivo e del precetto entro e non oltre 30 giorni dal momento della consegna. Se non rispetta tale scadenza il pignoramento perde efficacia.

Elenco dei beni e dei crediti che possono essere pignorati presso terzi

Dopo aver illustrato il funzionamento della procedura è utile conoscere quali sono i beni ed i crediti che il creditore può aggredire per soddisfare le sue esigenze. Di seguito proponiamo i casi più frequenti:

  • conti correnti, titoli bancari o postali;
  • stipendi, secondo i limiti stabiliti dalla legge;
  • pensioni, secondo i limiti stabiliti dalla legge;
  • crediti: nel caso in cui il debitore sia un’azienda il pignoramento di crediti commerciali (es. le fatture);
  • beni o cose: oggetti del debitore che sono nella disponibilità del terzo.

Crediti non pignorabili e crediti parzialmente pignorabili

Bisogna specificare che non tutti i crediti che il debitore vanta presso il terzo possono essere oggetto di pignoramento. Sono crediti impignorabili: i crediti alimentari, i crediti che hanno come oggetto i sussidi di grazia o il sostentamento a persone iscritte nell’elenco dei poveri, sussidi per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazioni, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.

Sono crediti parzialmente pignorabili invece tutte le somme che spettano al debitore e che riguardano rapporti di lavoro o di impiego. Secondo quanto stabilito dal d.l. n 83 del 2015 lo stipendio, le indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego tra cui rientrano anche quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate per crediti alimentari nei limiti di quanto stabilito dal Presidente del Tribunale o dal giudice autorizzato.

“Tali somme possono essere pignorate nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito.”

Dunque il limite per il pignoramento dello stipendio è pari ad ⅕ al netto delle trattenute fiscali e previdenziali. Anche la pensione rientra in questa categoria e la legge stabilisce che non può essere pignorato l’ammontare che corrisponde alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente può essere pignorata seguendo le indicazioni previste per lo stipendio e per le altre indennità lavorative.

Pignoramento dello stipendio

Al creditore vengono offerte due modalità per il pignoramento dello stipendio:

  • pignoramento notificato all’azienda: in questo caso l’azienda non ha ancora provveduto a pagare lo stipendio al debitore;
  • pignoramento sul conto corrente bancario/postale: l’azienda ha già emesso il pagamento dello stipendio con un bonifico a favore del debitore.

Nel primo caso, il datore di lavoro è tenuto per legge a trattenere dalla busta paga del debitore ⅕ dello stipendio netto. Tale importo sarà corrisposto al creditore e ciò accadrà fino a quando non verrà estinto per intero il debito.

Se il creditore è l’Agenzia delle Entrate vengono applicate le seguenti soglie per il pignoramento:

  • stipendio fino a 2.500 euro 1/10;
  • stipendio da 2.500 a 5.000 euro 1/7;
  • stipendio oltre i 5.000 eur 1/5.

Nel secondo caso, lo stipendio è già stato accreditato sul conto corrente del debitore ed il meccanismo del pignoramento dipende dal momento in cui è stato notificato. Se lo stipendio è stato accreditato prima della notifica del provvedimento, il limite massimo pignorabile è pari al triplo dell’importo dell’assegno sociale dell’anno di riferimento. Se invece la notifica avviene dopo l’accredito dello stipendio il limite massimo pignorabile è pari ad ⅕ dello stipendio e nel caso in cui siano presenti più pignoramenti il limite è fissato al 50%.

Pignoramento della pensione

Per il pignoramento della pensione come anticipato vi è una parte non pignorabile pari all’importo dell’assegno sociale dell’anno di riferimento aumentato del 50%. Soltanto la parte eccedente può essere pignorata nella misura massima di ⅕ della pensione. Nel caso in cui il creditore sia l’Agenzia delle Entrate, le soglie di pignorabilità sono quelle previste per lo stipendio e dunque: 1/10 per pensioni fino a 2.500 euro, 1/7 da 2.500 a 5.000 euro e ⅕ per le pensioni che superano i 5.000 euro.

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