Attenzione a visite ed esami medici: perché potrebbero saltare

Le organizzazioni sindacali SMI e SIMET hanno indetto lo sciopero per tutti i medici dell’area convenzionata, con la chiusura degli ambulatori il 1 e 2 marzo

Diversi di voi hanno scritto a QuiFinanza chiedendo spiegazioni in merito al fatto che si sono trovati con visite ed esami medici e appuntamenti prenotati da tempo disdetti all’ultimo minuto. Come mai? Cosa succede? La notizia è stata data dai media ma forse non ha avuto la rilevanza che le sarebbe spettata, di fronte al caos ucraino. Da ieri, 1 marzo, e fino a stasera 2 marzo, i medici in Italia sono in sciopero.

Esprime “piena solidarietà” ai colleghi medici dell’area convenzionata che oggi manifestano il disagio nell’esercizio della professione il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli. Le scelte fatte nel passato sono frutto di “una cultura che considerava la sanità un costo da comprimere e la salute una spesa da contenere” dice.

Le conseguenze si sono riversate sui cittadini e sugli stessi medici, lasciati soli ad assistere gli oltre 12 milioni di persone che hanno contratto il Covid. In Italia ad oggi sono più di 3 milioni i cittadini senza medico di famiglia. Le postazioni di guardia medica o vengono chiuse o accorpate per mancanza di personale. Le ambulanze del 118 sono spessissimo senza medico a bordo.

Chi si ferma l’1 e il 2 marzo

Le organizzazioni sindacali SMI e SIMET hanno indetto lo sciopero per tutti i medici dell’area convenzionata, con la chiusura degli ambulatori il 1 e 2 marzo e hanno convocato una manifestazione a Roma proprio per oggi 2 marzo dalle 9.00 alle 13.00 davanti al Ministero della Salute (Lungotevere Ripa, 1).

In segno di solidarietà verso il popolo ucraino sono stati anche sposti cartelli sulla pace per chiedere alla Russia di Putin il cessate il fuoco (qui come aiutare la popolazione ucraina e qui cosa stanno facendo le varie Regioni).. Alle 11.30, nel corso della manifestazione, spazio a un minuto di silenzio per ricordare i tanti medici deceduti a causa del loro impegno contro il Covid.

Si tratta di uno sciopero programmato da un mese, come previsto dalla normativa a riguardo dei servizi pubblici. “Uno sciopero, come prevede la Costituzione, per permettere ai sindacati di tutelare i diritti oggi calpestati di tutta la categoria medica” denunciano i sindacati.

A incrociare le braccia sono medici di famiglia, guardie mediche, medici dell’emergenza sanitaria territoriale e medici della medicina dei servizi.

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I motivi dello sciopero: cosa non funziona nella sanità pubblica

I motivi alla base della mobilitazione sono diversi, ma si riassumo tutto nei carichi di lavoro insostenibili, nella mancanza di tutele, nella burocrazia e per il fatto che non sia riconosciuto, ancora, l’infortunio sul lavoro, mentre lo stanziamento per l’indennizzo alle famiglie dei medici morti per Covid risulta essere estremamente esiguo, “un’elemosina” attaccano. Lo definiscono un “doppio schiaffo, da parte dello Stato, soprattutto agli orfani di quei medici”.

I medici si fermano anche perché rivendicano tutele concrete, quali ferie, maternità, malattia, tutele certe in materie di sostegno ad handicap e sostituzioni per poter fruire dei riposi, politiche più incisive sulle pari opportunità. “In questa pandemia, che ha travolto il mondo, sono le donne medico che hanno pagato il prezzo più alto. Il diritto al lavoro si deve coniugare al diritto alla vita familiare e personale”.

“Vogliamo che i giovani medici siano attratti da questa professione, che oggi disertano al pari dei vecchi che si prepensionano”. Secondo le categorie sindacali è “ormai ineludibile” l’istituzione di un corso di specializzazione in Medicina generale.

La manifestazione è anche una protesta contro la privatizzazione crescente della sanità. “Vogliamo dire basta alla strisciante privatizzazione della medicina generale. Il nostro sciopero è per salvare i medici e il Servizio Sanitario Pubblico”. “Scioperiamo per un Servizio Sanitario Pubblico, perché se la sanità viene privatizzata sarà un privilegio di pochi e non un diritto di tutti”.