L’Italia è al centro della rivoluzione dell’IA in oncologia. E non solo perché nel 2026 Milano ospiterà il primo Annual Meeting della European Society for AI in Cancer, con sede legale presso l’INT (Istituto Nazionale Tumori), che accoglierà oltre 900 partecipanti. La vera motivazione sta nel percorso che questo approccio sta compiendo. Stiamo infatti entrando in una fase nuova: dai singoli algoritmi si passa a sistemi di supporto decisionale capaci di orchestrare dati clinici, immagini diagnostiche e linee guida, fornendo indicazioni utili nella pratica clinica.
A dirlo sono gli esperti presenti al convegno “Post ESMO AI – ESAC Perspective: from Berlin to Milan”, ospitato all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) dopo il primo congresso ESMO (Società Europea di Oncologia Medica) dedicato all’IA. Ma non basta: anche la realtà virtuale su misura per i pazienti sottoposti a lunghi trattamenti di chemioterapia sembra ritagliarsi uno spazio nel futuro dell’assistenza oncologica. Sempre grazie a modelli applicativi studiati in Italia.
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Gli obiettivi per il futuro
Occorre rendere efficienti sempre di più e consolidare le reti di infrastrutture per l’impiego dell’IA. In questo senso in Lombardia è in corso la creazione di una rete regionale di digital pathology che coinvolge oltre 32 centri, considerata essenziale per creare archivi diagnostici uniformi e aumentare la qualità dei dati utilizzati dagli algoritmi. Dal convegno è emersa anche la necessità di definire criteri comuni per la validazione clinica degli strumenti di intelligenza artificiale. Un documento tecnico, frutto del lavoro avviato al Post ESMO AI, sarà pubblicato nelle prossime settimane per guidare questo percorso.
Nella logica di ottenere una maggior rapidità nelle diagnosi, i sistemi di supporto decisionale promettono effetti concreti sulla gestione del paziente oncologico: raccolta e integrazione automatica dei dati clinici e dei referti, confronto immediato con le linee guida e supporto alla scelta terapeutica. Questo comporta anche vantaggi per i pazienti: riduzione dei tempi tra diagnosi e trattamento, maggiore uniformità nei percorsi di cura e terapie più personalizzate.
Realtà virtuale durante la chemioterapia
Tra le applicazioni di interesse della realtà virtuale c’è un’interessante novità che mira a supportare il paziente durante le terapie intervenendo sulla percezione soggettiva del tempo. A proporla è il progetto di ricerca Proof of Concept TIMELAPSE. A VR application for speeding up time passage during chemotherapy, finanziato dall’European Research Council nell’ambito del progetto AN-ICON coordinato da Andrea Pinotti e realizzato dal Dipartimento di Filosofia “Piero Martinetti” dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Fondazione IRCSS San Gerardo dei Tintori e in partnership con l’azienda danese Khora, specializzata in soluzioni immersive per l’healthcare.
L’iniziativa è stata presentata: il 28 novembre nel convegno scientifico “Finding the Flow: Ontological, Phenomenological, and Methodological Perspectives on Subjective Time” presso la Sala Lauree dell’Universitài di Milano in via Conservatorio 7 e il 29 novembre dalle 14 alla Fondazione Luigi Rovati, durante la tavola rotonda “Nuove tecnologie e terapia: l’esperienza di TIMELAPSE per il benessere delle pazienti”.
Come funziona
Al centro del percorso è “Track of Time”, un’applicazione di realtà virtuale (VR) in grado di migliorare il passaggio soggettivo del tempo durante la chemioterapia, attraverso metodi innovativi che hanno unito la ricerca teorica ad un approccio di design partecipativo e incentrato sul paziente. Nasce da un’intuizione di Federica Cavaletti, Head of Research Unit di TIMELAPSE, già ricercatrice post-doc presso il Dipartimento di Filosofia “Piero Martinetti” dell’Università degli Studi di Milano e attualmente Ricercatrice Tenure-Track presso il Dipartimento di Promozione delle Scienze Umane e della Qualità della Vita dell’Università Telematica San Raffaele Roma, che racconta:
“La durata di ciascuna sessione di chemioterapia, solitamente molto prolungata, non può ancora essere ridotta oggettivamente. Perché, allora, non provare a intervenire sulla percezione soggettiva del tempo delle persone in cura, dando loro l’impressione che la sessione di trattamento passi più rapidamente?”.
I test su 30 pazienti
L’esperienza in realtà virtuale è stata testata su un campione di 30 pazienti con tumore alla mammella in cura chemioterapica presso il Centro di Ricerca Fase 1 della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, diretto dalla Marina Elena Cazzaniga, docente dell’Università di Milano-Bicocca. Durante lo studio clinico, le pazienti sono state osservate in due sessioni di chemioterapia: una condotta come di consueto, l’altra con l’accompagnamento dell’esperienza VR. Il contenuto VR nasce da sessioni di design partecipativo che ha coinvolto il team di ricerca e alcune pazienti. Il risultato, che ha proprio nella co-progettazione il suo punto di forza, è l’esperienza di un viaggio in treno attraverso un paesaggio piacevole e rilassante, durante il quale ci si può godere il panorama e, se lo si desidera, interagire con una valigia di ricordi. Il viaggio non ha una durata predefinita e può essere prolungato liberamente.
I risultati dell’esperienza VR sono molto positivi: oltre il 90% delle partecipanti ha gradito l’esperienza, più dell’85% l’ha trovata utile e il 74% non aveva mai utilizzato la realtà virtuale prima e non ha riportato difficoltà di accesso. Durante la sessione con VR, le pazienti hanno pensato meno al trascorrere del tempo e la maggioranza ha percepito lo scorrere del tempo come molto o estremamente rapido. L’applicazione ha inoltre superato il test di tollerabilità, con oltre l’85% del campione che non ha riportato sintomi tipici dell’uso dei visori VR (mal di testa, nausea, affaticamento, capogiri).