Via alle ricette mediche annuali per i malati cronici, quali patologie riguardano

La ricetta medica annuale si applica a un ampio elenco di patologie croniche, dal diabete all’ipertensione, dall’asma all’epilessia stabilizzata

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Cambia la ricetta medica, ma solo per alcune malattie croniche: addio rinnovo mensile e benvenuta ricetta annuale.

La riforma introdotta dal Ddl Semplificazioni e pubblicata in Gazzetta Ufficiale va a rendere più facile la vita a milioni di italiani, pazienti e parenti di malati, ma anche ai medici. Si consideri che in Italia oltre 24 milioni di persone convivono con almeno una patologia cronica di varia gravità e devono assumere farmaci in modo continuativo. Introdotte inoltre nuove procedure semplificate per l’accesso ai farmaci dopo le dimissioni ospedaliere o le visite in pronto soccorso.

Come funziona la ricetta valida un anno

La norma sancisce che il medico di famiglia, valutata la stabilità clinica del paziente, può prescrivere nella ricetta dematerializzata la quantità complessiva di farmaco necessaria per un periodo massimo di dodici mesi, indicando posologia, dosaggio e numero di confezioni dispensabili.

L’erogazione in farmacia resta mensile, come misura di sicurezza e monitoraggio, ma viene meno l’obbligo per il paziente di recarsi periodicamente dal medico solo per rinnovare un documento ogni volta identico al precedente. In pratica: la ricetta dura un anno, ma non è possibile fare scorta di farmaci. Si dovrà comunque andare in farmacia per il rifornimento periodico.

La ricetta medica annuale ripetibile può essere emessa per patologie croniche stabilizzate. Una volta definito il protocollo terapeutico individuale, il medico indica nella prescrizione la posologia giornaliera e il numero massimo di confezioni erogabili nel corso dei dodici mesi successivi.

Il farmacista, a ogni erogazione, consegna il quantitativo sufficiente per trenta giorni di terapia e ha il compito di verificare eventuali anomalie nell’aderenza terapeutica, segnalando criticità al medico.

Il meccanismo non elimina la supervisione clinica: il medico mantiene la facoltà di sospendere o modificare in qualsiasi momento la prescrizione annuale, qualora emergano ragioni di sicurezza o necessità di adeguamento del trattamento.

Le patologie che rientrano nella nuova prescrizione

La riforma copre molte delle condizioni croniche più diffuse. Tra le principali:

  • ipertensione arteriosa;
  • diabete mellito di tipo 1 e 2;
  • Bpco e asma persistente;
  • dislipidemie;
  • ipotiroidismo e altre patologie tiroidee;
  • artrite reumatoide, lupus e malattie reumatologiche croniche;
  • epilessia stabilizzata;
  • disturbi psichiatrici cronici in trattamento continuativo;
  • morbo di Parkinson e demenze nelle fasi iniziali;
  • osteoporosi severa;
  • insufficienze renali ed epatiche croniche;
  • terapie anticoagulanti e antiaggreganti a lungo termine.

Gli effetti sulla sanità territoriale

Secondo la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), la ricetta annuale non è solo una semplificazione: è una scelta di politica sanitaria che libera tempo al medico, riduce quelle visite che in realtà non sono reali visite mediche e consente di concentrare risorse su diagnosi, controlli clinici e casi acuti.

La misura, tuttavia, richiede prudenza nell’applicazione: è particolarmente indicata per pazienti con malattia stabilizzata e buona aderenza terapeutica, mentre può essere meno adatta per persone giovani o pazienti poco presenti al follow-up, dove il rischio di mancata assunzione dei farmaci sarebbe più elevato.

Dimissioni ospedaliere e pronto soccorso

La semplificazione non riguarda solo i malati cronici. Il Ddl Semplificazioni riconosce valore prescrittivo alla documentazione rilasciata dagli ospedali al momento delle dimissioni o dai pronto soccorso, nonché dai servizi di continuità assistenziale nei due giorni precedenti. In pratica, se uno specialista indica la terapia da seguire, il paziente può ritirare subito i farmaci in farmacia senza dover tornare dal medico di base per la trascrizione formale. È un intervento che elimina una duplicazione burocratica e accelera l’avvio delle terapie post-ospedaliere.