Allarme meningite a Napoli: il capoluogo campano è stato attraversato da un’ondata di paura alimentata non da un’emergenza sanitaria reale, ma da una fake news diffusa attraverso catene WhatsApp.
Messaggini e vocali si riferivano, senza alcun fondamento, a un presunto focolaio di meningite in città, con due giovani deceduti e diversi ricoveri in gravi condizioni all’ospedale Cotugno. La narrazione è stata condita con l’invito a evitare alcune zone della movida e locali ben noti. Oltre al panico fra i cittadini, tutto ciò ha dunque rischiato di creare un ingente danno economico a diversi esercenti.
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Meningite a Napoli, la fake news genera apprensione
La realtà, però, è un’altra: l’ospedale Cotugno ha smentito ufficialmente l’esistenza di un focolaio mortale, chiarendo che non vi sono decessi attribuibili a meningite e che i casi attualmente ricoverati non sono riconducibili a un unico ceppo infettivo, né a una catena di contagio diretta.
Si tratta di episodi totalmente rientranti nei flussi stagionali attesi, monitorati dall’Asl Napoli 1 Centro attraverso i protocolli di sorveglianza epidemiologica. Fake news smentita e allarme rientrato.
Vista la delicatezza del tema è comunque il caso di fare chiarezza sulla meningite, cioè di capire:
- cos’è la meningite;
- come si prende;
- quali sono i sintomi;
- come si diagnostica;
- come si cura.
Cos’è la meningite
Come evidenzia il sito della Società Italiana di Neurologia, la meningite è un’infiammazione delle leptomeningi, le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale, e del liquido cefalorachidiano. Può avere cause infettive (virali o batteriche) oppure non infettive, legate a farmaci, malattie autoimmuni o neoplastiche.
È fondamentale distinguere tra:
- meningiti virali, oggi le più frequenti, generalmente a decorso benigno;
- meningiti batteriche, più rare ma potenzialmente pericolose.
Come si trasmette la meningite
Uno degli elementi falsi della fake news sulla meningite a Napoli riguarda l’idea che esistano zone o locali infetti da evitare. La meningite, in particolare quella meningococcica, non si trasmette frequentando un luogo, ma attraverso contatti stretti e prolungati tra persone.
La trasmissione avviene principalmente:
- tramite goccioline respiratorie (tosse, starnuti);
- attraverso secrezioni nasali o salivari;
- con contatti ravvicinati come baci, condivisione di bicchieri o posate.
Il batterio può colonizzare il rinofaringe di soggetti portatori sani, che non sviluppano la malattia ma possono, in rari casi, trasmetterla. Questo spiega perché non ogni caso di meningite genera automaticamente un focolaio e perché le autorità sanitarie valutano con attenzione la presenza o meno di un cluster.
I sintomi della meningite
La meningite batterica può esordire in modo improvviso e violento, soprattutto nei bambini, oppure in maniera più subdola negli anziani e nei soggetti fragili. I sintomi classici includono:
- febbre elevata;
- cefalea intensa;
- rigidità nucale (difficoltà e dolore nel flettere il collo);
- alterazione dello stato di coscienza.
A questi possono associarsi nausea, vomito, fotofobia, crisi epilettiche e, nelle forme meningococciche, un rash cutaneo petecchiale, segnale di estrema gravità.
Le meningiti virali, invece, presentano sintomi più lievi:
- mal di testa;
- febbre moderata;
- dolori muscolari;
- rigidità nucale meno marcata.
Nella maggior parte dei casi si risolvono senza esiti gravi.
Diagnosi della meningite
Per la diagnosi della meningite la procedura chiave è l’esame del liquido cefalorachidiano, ottenuto tramite puntura lombare, che consente di distinguere con precisione tra forma batterica e virale. Nel sospetto di meningite batterica, la terapia non attende la conferma definitiva: si avvia immediatamente un trattamento empirico con antibiotici ad ampio spettro e corticosteroidi, perché ogni ora può fare la differenza in termini di sopravvivenza e complicanze neurologiche.
Come si cura la meningite
Le meningiti batteriche richiedono una terapia antibiotica mirata, una volta identificato il patogeno. Nonostante i progressi della medicina, il rischio di complicanze (sordità, deficit neurologici, idrocefalo) resta significativo.
La vera arma di prevenzione resta la vaccinazione. Il caso di meningite più famoso in Italia è quello di Bebe Vio: a 11 anni, la campionessa di scherma venne colpita da una meningite fulminante. Non era vaccinata contro il meningococco B, perché i medici avevano consigliato ai genitori di aspettare fino ai suoi 14 anni. Le complicanze della meningite si sono tradotte in un’infezione che ha portato all’amputazione di tutti e quattro gli arti. “Se mi fossi fatta il vaccino non sarebbe successo tutto questo”, ha dichiarato Bebe Vio.