Depressione, l’effetto positivo (e inatteso) dei farmaci contro obesità e diabete sulla salute mentale

Corpo e mente sono profondamente interconnessi attraverso il metabolismo. A dirlo sono gli esperti della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf)

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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A ben vedere, considerando quanto lo stigma e la psiche impattino sulle persone che fanno i conti con l’obesità e il diabete di tipo 2, questo effetto collaterale positivo era da attendersi. Ma ora la scienza mette nero su bianco il valore di questo approccio anche per la salute mentale.
I motivi? Da un lato questi trattamenti aiutano a contrastare l’aumento ponderale legato ad alcuni psicofarmaci, fatto che può compromettere l’aderenza alle cure dettate dallo specialista. Ma non basta: potrebbero addirittura contribuire a ridurre il rischio di depressione e disturbo bipolare.

A dirlo sono gli esperti della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf), che si è chiuso da poco a Milano, e che ha dedicato un’intera sessione all’interazione tra queste terapie e la salute mentale.

Quanto pesa l’obesità

Secondo le ultime stime dell’OMS relative al 2022, le persone adulte con obesità sono 890 milioni (16%) e 2,5 miliardi sono in sovrappeso (43%) nel 2022. Secondo i dati Istat del 2023, sono quasi 23 milioni le persone adulte in Italia in eccesso di peso, ossia con un indice di massa corporea (IMC) uguale o superiore a 25, che rappresentano quasi la metà della popolazione adulta (46,3%). Di queste, circa 5,8 milioni (pari a 11,8%) sono affette da obesità, presentando un IMC uguale o superiore a 30.
Ancora: in Italia oltre un ragazzo su 4, tra i 3 e i 17 anni (pari al 26,7%), risulta in eccesso di peso.

Il tutto, come rileva il rapporto sull’Obesità di Auxologico IRCCS recentemente presentato, con un marcato gradiente territoriale tra bambini e ragazzi si rileva un marcato gradiente territoriale, che si è consolidato nel tempo. Le prevalenze di sovrappeso e obesità aumentano sensibilmente procedendo dal Nord al Sud del Paese, delineando una geografia in cui ben sette delle dieci regioni con valori superiori alla media nazionale si trovano nel Mezzogiorno. I livelli più elevati, con oltre un terzo dei minori in eccesso di peso, si registrano in Campania (36,5%), Calabria (35,8%), Basilicata (35,0%) e Sicilia (33,8%). Al contrario, le percentuali più basse si osservano nelle Province autonome di Trento e Bolzano (15,1% e 17,4%), in Friuli-Venezia Giulia (18,4%) e in Lombardia (19,5%).

L’impatto dello stigma

Il problema, più in generale, è che negli ultimi decenni, l’obesità mostra tassi di crescita in costante aumento a livello globale, al punto da essere ormai considerata una vera e propria epidemia, con tutte le implicazioni che questo comporta per la salute pubblica. Tutto ciò comporta un impegno importante in termini di salute e spesa pubblica, siccome la sindrome metabolica non affrontata e curata nei tempi e nelle modalità corrette presso centri sanitari specializzati conduce inevitabilmente a complicanze che, come documentato e illustrato nel volume, interessano praticamente tutti gli organi vitali del paziente affetto da obesità.
Risulta di fondamentale importanza anche curare i pazienti già affetti dalla patologia, ma anche attuare la prevenzione e la diagnosi precoce dei prodromi che possono condurre all’obesità grave con tutti i corollari delle alterazioni e delle malattie collegate.

Insomma: l’obesità è una malattia cronica e recidivante, non semplicemente legata a errate abitudini alimentari e di sedentarietà. Ed è essenziale ridurre lo stigma che ancora circonda questa condizione, visto che non siamo di fronte a semplice carenza di volontà. Il quadro patologico richiede diagnosi precoce, presa in carico e continuità assistenziale. Solo superando pregiudizi e discriminazioni sarà possibile garantire percorsi di cura efficaci e dignitosi per tutte le persone con obesità.

Farmaci attivi sull’aumento di peso da farmaci psichiatrici

Al convegno milanese si è parlato di uno studio apparso su JAMA Psychiatry, condotto da esperti dell’Ospedale Universitario della Charité di Berlino. La ricerca mostra che semaglutide può aiutare a superare uno dei maggiori ostacoli nel trattamento della psicosi e cioè l’aumento di peso indotto dai farmaci.

“Si tratta di un problema che spesso porta i pazienti a interrompere le cure o a sviluppare gravi complicanze metaboliche. I risultati dello studio mostrano che l’uso di semaglutide in pazienti in terapia antipsicotica ha portato a una riduzione media del peso corporeo dell’8% in sole 24 settimane, mentre l’uso di liraglutide ha portato a una riduzione di circa il 5%”

spiega Matteo Balestrieri, già professore di psichiatria all’Università di Udine e co-presidente Sinpf.

“Per la prima volta abbiamo uno strumento efficace non solo per curare la mente, ma per proteggere il corpo dei pazienti psichiatrici, riducendo drasticamente il rischio di diabete e malattie cardiovascolari correlate alla terapia. I GLP-1 agiscono sui centri della sazietà nel cervello, contrastando l’iperfagia (fame eccessiva) spesso causata dagli psicofarmaci”

aggiunge Claudio Mencacci, psichiatra, direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano e co-presidente Sinpf.

Un’altra ricerca, pubblicata su BMC Psychiatry e condotta da esperti dalla Seoul National University Biomedical Informatics ha indagato indagare il nesso genetico tra il recettore GLP-1 e i disturbi psichiatrici.

“I risultati parlano chiaro: una maggiore attività genetica del recettore GLP-1 è associata a una riduzione del rischio di depressione maggiore e disturbo bipolare. È la prima prova genetica che suggerisce come il sistema GLP-1 non regoli solo l’insulina, ma influenzi direttamente i circuiti della regolazione affettiva, confermando così il ruolo potenziale degli agonisti GLP-1 nel trattamento della depressione e dei disturbi da uso eccessivo di alimenti e di alcol”

afferma Balestrieri.

Verso la psichiatria di precisione

Corpo e mente sono dunque profondamente interconnessi attraverso il metabolismo. E questi dati suggeriscono che il cervello e il metabolismo parlano la stessa lingua.

“Queste evidenze aprono la strada a una psichiatria di precisione, dove i farmaci metabolici potrebbero diventare coadiuvanti fondamentali nel trattamento dei disturbi dell’umore”

precisa Mencacci.

“Significa curare il paziente in modo olistico, stabilizzando sia il metabolismo che la psiche. Inoltre, le evidenze suggeriscono che la genetica può contribuire a identificare chi potrebbe beneficiare maggiormente di questi trattamenti. Effetti positivi sono presenti anche rispetto all’aderenza ai trattamenti: riducendo gli effetti collaterali estetici e metabolici (l’aumento di peso), i pazienti sono più propensi a seguire le terapie psichiatriche”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.