Nucleare torna in Italia, la Camera approva nuovi reattori con 155 sì: le tappe

Il primo sì di Montecitorio avvia il percorso per l'indipendenza energetica puntando sui piccoli impianti modulari di terza e quarta generazione

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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La Camera ha approvato la legge delega sul nucleare. È stato fatto il primo passo per il ritorno all’energia nucleare in Italia. Ora il provvedimento passa al Senato, con l’ipotesi di ottenere il via libera definitivo già prima dell’estate. Il testo approvato definisce quelli che sono i campi di intervento dei futuri decreti governativi a tema energia nucleare, tra i quali la disciplina per la costruzione e l’esercizio di impianti nucleari, la produzione di idrogeno e la gestione del combustibile esaurito.

Il percorso non punta a ripristinare le grandi tradizionali centrali che l’Italia ha abbandonato, ma si punta a reattori modulari, quelli di terza generazione avanzata e di quarta generazione. L’Italia così fa un passo oltre quelle che sono le centrali più diffuse al mondo, ovvero le centrali di seconda generazione che producono dai 440 fino ai 1500 MW. Ma con la terza generazione si arriva a produrre sui 1600 MW.

Ok al disegno di legge delega sul “nucleare sostenibile”

Arriva con 155 sì, 86 no e otto astenuti il via libera alla Camera per l’energia nucleare civile in Italia. Il 4 giugno i deputati hanno infatti approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, testo varato dal governo a ottobre 2025. Manca il passaggio al Senato per l’approvazione definitiva di quello che è il primo passo verso il ritorno della produzione di energia nucleare in Italia.

La legge porta la firma del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che punta all’approvazione prima della pausa estiva per emanare i decreti attuativi entro la fine dell’anno.

Il ministro dell’Ambiente ha commentato il via libera parlando di indipendenza energetica. Commenta:

Il nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza. In un mondo in cui la domanda di energia è destinata a crescere rapidamente, chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro. Vogliamo un’Italia meno dipendente dall’estero, con energia più accessibile per famiglie e imprese.

Le tappe del ritorno all’energia nucleare

I tempi sono stati rispettati. Il primo passo è stato quello dell’approvazione della legge delega alla camera, previsto entro fine maggio ma che è arrivato i primi giorni di giugno e poi il passaggio al Senato entro luglio.

I ministro dell’ambiente intende concludere l’iter parlamentare entro la fine dell’estate, così da proseguire con la stesura dei decreti e arrivare a dicembre con il quadro giuridico completo e operativo.

A cosa punta l’Italia: centrali di terza e quarta generazione

È il secondo tentativo di riprendere la produzione dell’energia nucleare in Italia dopo la chiusura delle centrali voluta attraverso il referendum del 1987. La prima volta ci ha tentato Silvio Berlusconi, ma l’11 marzo del 2011 l’incidente nucleare di Fukushima ha spinto verso un nuovo blocco.

Negli ultimi anni, invece, l’energia nucleare ha trovato una nuova veste green: viene presentata come molto più sicura e raccontata come un’opportunità per l’indipendenza energetica. Il piano dell’Italia non è quello di tornare alle centrali nucleari tradizionali, quelle di prima o seconda generazione che hanno fatto la storia dell’immediato dopoguerra. Questi grandi impianti in Italia sono stati chiusi nel 1987 sulla scia della paura generata dal disastro di Chernobyl in Ucraina.

Si guarda invece alle centrali più recenti, quelle di terza generazione sempre a fissione, ma con una sicurezza rafforzata. Come quelli di Flamanville in Francia e di Olkiluoto in Finlandia, e quello in costruzione a Hinkley Point nel Regno Unito.

Dentro il testo c’è attenzione particolare per i reattori di terza generazione avanzata, i cosiddetti Small modular reactor (Smr). Al momento ne esistono alcuni prototipi in Cina e in Russia. E visto che il testo prepara l’Italia al futuro del nucleare, si può guardare anche alla quarta generazione di reattori, come gli Advanced modular reactor (Amr). Si tratta di progetti, non ancora in funzione, che sono raffreddati a piombo liquido, sodio o sali fusi.