Digitale che passione: la svolta arriva con l’emergenza Covid

Prima del Covid (a.C.), post Covid (d.C.). Lo sviluppo della digitalizzazione in Italia trova una precisa linea di demarcazione nella crisi sanitaria innescata dalla pandemia di coronavirus. Un evento senza precedenti, che ha paralizzato l’economia mondiale, le imprese, le persone.

Prima di questa crisi, il digitale aveva sempre stentato,  anche a causa della carenza infrastrutturale (digital divide) e di un inadeguato ambiente culturale, scettico nei confronti dei vantaggi dell’innovazione e della digitalizzazione. Un ambiente che non aveva tratto molto beneficio dalle numerose iniziative di incentivazione. Il lockdown ha invece determinato un vero e proprio cambiamento culturale a livello umano ed imprenditoriale.

Mai più senza 

L’universo di business post Covid fotografa un ambiente costellato da PMI più digitali ed orientate alla trasformazione del business. “il digitale oggi è fondamentale, siamo in piena rivoluzione digitale e il Covid l’ha accelerata in modo pazzesco. Professionalità, esperienza, servizio, qualità non sono più sufficienti: servono innovazione tecnologica e presenza digitale, pena morte dell’attività”, ha dichiarato Lina Galati Rando della Gioielli Bisù, azienda bolognese attiva nel settore della gioielleria.

Una ricerca condotta su 200 PMI del terziario dalla società di consulenza Kanso, presentata nel corso del webinar “Il ruolo del digitale nel post Covid”, organizzato da Edi Confcommercio in collaborazione con TIM, evidenzia che gli imprenditori reputano il digitale sempre più utile e necessario, ma che ancora troppo spesso viene limitato soltanto alla presenza sui social e all’e-commerce.

Ma c’è ancora un gap da colmare. Il 36% delle imprese dichiara comunque di non avere un sito web e di utilizzare principalmente i social per promuovere la propria attività (89%).

Una carenza spiegata anche dalla scarsa conoscenza: il 76% degli imprenditori ritiene utile seguire corsi di formazione per migliorare le proprie competenze digitali e quelle dei suoi collaboratori.

L’unione fa la forza

Altro dato interessante concerne l’esigenza espressa dalle PMI di “fare insieme”: il 57,7% sente infatti l’esigenza di unirsi ad altre imprese per fronteggiare meglio la crisi.

C’è infine il bisogno di un presidio di qualità che crei relazioni fiduciarie e continuative nel tempo e che aiuti le imprese a crescere nelle competenze del valutare e del gestire al meglio.

Dal MISE un impegno a incentivare il digitale

“Da tanto tempo la digitalizzazione era un tema non affrontato con la dovuta energia. Ora le cose sono cambiate e questo incontro è un bell’esempio di dialogo tra una grande impresa tecnologica e un’associazione d’impresa, da cui potranno arrivare le risposte che dobbiamo dare nei prossimi anni”, ha affermato – ha detto il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, Gian Paolo Manzella.

“Per quanto ci riguarda- ha aggiunto – il Ministero è impegnatissimo da anni nella digitalizzazione e vogliamo continuare a costruire un ecosistema in grado di dare assistenza alle PMI nel processo di  transizione”.

Proprio di recente, il Ministero ha messo sul piatto 100 milioni di euro per favorire la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi delle micro, piccole e medie imprese, attraverso l’applicazione di tecnologie avanzate previste nell’ambito di Impresa 4.0 e di quelle relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera. Il finanziamento è dedicato a progetti di importo compreso fra 50mila e 500mila euro.

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