Pensioni, partiti a lavoro per non tornare alla Fornero: cosa cambierà

Centrodestra verso Quota 41, il centrosinistra riesuma Ape sociale e Opzione donna. E i grillini guardano al sistema misto

Il 31 dicembre gli italiani saluteranno Quota 102, il regime transitorio che consente di andare in pensione con 64 anni e 38 anni di contributi.

Ecco perché tra i primi compiti che spetteranno alla coalizione che vincerà le elezioni del prossimo 25 settembre ci sarà la riforma delle pensioni. Pena il ritorno della legge Fornero e l’Inps ha già lanciato l’allarme per la sostenibilità del sistema previdenziale.

Senza alcun intervento infatti dal 2023 si tornerà al testo che porta il nome del ministro del lavoro del governo Monti. Il che significa che si potrà lasciare il posto solo con 67 anni e 42 anni e 10 mesi di versamenti.

La discussione sul possibile rinnovo di Quota 102 era stata programmata per l’autunno, ma la caduta del governo Draghi ha cambiato le carte in tavola. Anche se il nuovo esecutivo riuscisse a entrare in carica in un solo mese, avrebbe comunque troppo poco tempo per approvare una riforma efficace.

Tuttavia, nel pieno della campagna elettorale, è già possibile intuire quale direzione prenderanno partiti e coalizione se riuscissero a spuntarla alle urne.

Pensioni, per il centrodestra sarà Quota 41

Fratelli d’Italia e Lega sono d’accordo sulla possibilità di lasciare il lavoro dopo 41 anni di carriera, indipendentemente dai contributi versati. Per le donne la soglia scenderebbe a 39. Sul tavolo la possibilità di concedere loro un anno per ogni figlio a carico. Secondo l’Inps il costo del provvedimento costerebbe all’erario 18 miliardi di euro fino al 2025, cioè 6 miliardi l’anno.

La presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in particolare vorrebbe alzare le pensioni minime a mille euro al mese per coloro che non riescono a raggiungere questa soglia. La storica promessa elettorale del partito Forza Italia è stata aggiornata dal suo leader, Silvio Berlusconi, che ne ha precisato l’aumento a 13 mensilità e l’utilità per madri e nonne.

Pensioni, il centrosinistra insiste su Ape sociale e Opzione donna

Di tutt’alto avviso la coalizione di centrosinistra, divisa al suo interno anche sul tema pensioni. Infatti il Partito democratico è pronto a riproporre, ampliandone la platea dei destinatari, le due misure cardine in tema:

Di diverso avviso gli alleati di Azione e Italia Viva, anche se quest’ultima non ha ancora raggiunto un accordo con il campo largo della sinistra. I partiti di Carlo Calenda e Matteo Renzi sono uniti nell’opposizione a Quota 100 e Quota 102, come nel sostegno ad Ape sociale e Opzione donna. Non nascondono però di essere favorevoli a un ritorno alla legge Fornero.

Pensioni, la proposta di Conte

Terza proposta in campo è quella del Movimento 5 Stelle guidato dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. I grillini guardano all’ipotesi 63 anni per chi rientra nel sistema misto.

L’idea è di concedere una prestazione pari alla quota contributiva maturata alla data della richiesta, che verrebbe integrata con la restante parte una volta compiuti i 67 anni. I requisiti stabiliti dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico sono:

  • avere almeno 63 anni
  • aver raggiunto i 20 anni di contributi
  • aver maturato una quota contributiva pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale.