In pensione a 67 anni e un mese nel 2027, con le nuove regole migliaia di esodati

Dal 2027 servirà più tempo per andare in pensione. Nuove soglie Inps, aumenti fino al 2031 e allarme per 55mila lavoratori senza assegno

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Dal 2027 servirà un mese in più per andare in pensione, mentre dal 2028 l’aumento complessivo salirà a tre mesi. L’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita entra ufficialmente nella fase operativa. La conferma è arrivata con il messaggio Inps n. 558 del 17 febbraio 2026, e avvia l’applicazione concreta dei nuovi requisiti anagrafici e contributivi.

L’Istituto ha infatti aggiornato procedure e sistemi interni per gestire le nuove soglie previste dall’ultima Legge di Bilancio e dal decreto firmato dal Ministero dell’Economia e del Lavoro.

Cosa cambia nel 2027 e 2028

La nota dell’Inps non lascia spazio a interpretazioni. L’adeguamento riguarderà tutte le principali forme di pensionamento, con scatti precisi a partire dal 1° gennaio 2027. Ecco i principali cambiamenti:

Tipologia di Pensione Requisiti dal 2027 Requisiti dal 2028
Pensione di vecchiaia ordinaria 67 anni e 1 mese di età + 20 anni di contributi. 67 anni e 3 mesi di età + 20 anni di contributi.
Pensione anticipata ordinaria (Uomini) 42 anni e 11 mesi di contributi. 43 anni e 1 mese di contributi.
Pensione anticipata ordinaria (Donne) 41 anni e 11 mesi di contributi. 42 anni e 1 mese di contributi.
Pensione anticipata contributiva 64 anni e 1 mese di età + 20 anni e 1 mese di contribuzione effettiva. 64 anni e 3 mesi di età + 20 anni e 3 mesi di contribuzione effettiva.
Pensione di vecchiaia contributiva 71 anni e 1 mese di età + 5 anni di contribuzione effettiva. 71 anni e 3 mesi di età + 5 anni di contribuzione effettiva.
Lavoratori precoci (tutelati) 41 anni e 1 mese di contributi. 41 anni e 3 mesi di contributi.

Le nuove regole nascono da una serie di provvedimenti approvati tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, che hanno aggiornato il sistema pensionistico. Il principio è chiaro: poiché si vive mediamente più a lungo, anche il momento del pensionamento viene progressivamente spostato in avanti.

Il nodo esodati, 55mila lavoratori nel limbo

Per migliaia di lavoratori, questi cambiamenti possono essere un problema. Il vero allarme, rilanciato con forza dai sindacati, riguarda la potenziale nuova ondata di esodati.

Si tratta di persone che hanno aderito a strumenti come isopensione, contratti di espansione o fondi di solidarietà, basandosi su date di uscita definite. Questo prima che la legge introducesse gli aumenti del 2027 e del 2028. Questi cambiamenti crea potenziali periodi di vuoto previdenziale in quanto si ritroverebbero senza stipendio (perché hanno lasciato il lavoro) e senza pensione (perché non hanno ancora raggiunto i requisiti).

Secondo le stime della Cgil, l’innalzamento potrebbe coinvolgere oltre 55mila lavoratori, creando un vuoto previdenziale di mesi in cui queste persone non percepirebbero alcun reddito.

Cosa ci si aspetta nei prossimi anni

Il rischio è concreto soprattutto per chi ha lasciato il lavoro entro il 2025, quando non erano previsti incrementi né nel 2027 né nel 2028. Le nuove proiezioni demografiche, inoltre, indicano ulteriori aumenti dal 2029: tre mesi in più dal 1° gennaio 2029 e altri due mesi dal 2031. Questo scenario potrebbe generare vuoti fino a quattro mesi, durante i quali i lavoratori non percepirebbero né stipendio né pensione.

L’Inps, con il messaggio diffuso a febbraio 2026, ha chiarito che le sedi territoriali dovranno applicare i nuovi requisiti come riferimento operativo. Se un lavoratore non soddisfa le soglie aggiornate, la domanda dovrà essere respinta e la decisione comunicata anche al datore di lavoro. È un passaggio che conferma la necessità di un intervento normativo per evitare situazioni di incertezza.