Pensione Inps a rischio per la comparsata nel film Ferrari, la sentenza

L'Inps ha tentato di togliere la pensione a un cittadino emiliano che ha partecipato, come comparsa, al film Ferrari nel 2022, ricevendo per compenso 300 euro

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

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La corte d’appello di Bologna ha respinto il ricorso dell’Inps contro un pensionato che aveva fatto da comparsa nel film Ferrari del 2022. Per un compenso di 300 euro, l’Istituto aveva chiesto all’allora 64enne l’intera annualità di pensione indietro: 34mila euro.

Già in primo grado l’Inps aveva visto respinta la sua richiesta, ma aveva presentato ricorso in appello. Anche in secondo grado, però, i giudici hanno ribadito che un impiego simile, di fatto compensato attraverso un rimborso spese, non può essere considerato sufficiente per violare i requisiti per la pensione con Quota 100, la formula che il pensionato aveva scelto per smettere di lavorare.

La comparsa e la richiesta dell’Inps

La vicenda è iniziata nel 2022. Il protagonista, un pensionato emiliano di 64 anni, era andato in pensione attraverso Quota 100 nel 2020. Questa formula gli aveva consentito di iniziare a ricevere il trattamento previdenziale a 62 anni di età e 38 di contributi, rinunciando a una parte dei propri introiti attraverso il ricalcolo contributivo.

L’uomo, a due anni dal pensionamento, era riuscito a partecipare come comparsa al film Ferrari, che si girava in Emilia in quel periodo. Per 48 ore sul set aveva ricevuto un compenso di 300 euro, poi regolarmente dichiarato. L’Inps, però, aveva visto questo introito come un rapporto di lavoro. Quota 100 non permette di continuare a lavorare dopo essere andati in pensione. Di conseguenza, l’Istituto aveva richiesto indietro al pensionato l’intera pensione del 2022: 34mila euro.

film ferrari riprese
ANSA
Le riprese del Film Ferrari

La decisione del giudice

La richiesta ha subito avviato un procedimento legale che è finito di fronte al tribunale di Modena. In primo grado i giudici hanno dato ragione al pensionato, sostenendo che un compenso così esiguo non potesse rappresentare un rapporto di lavoro. Sentenza confermata il 14 marzo dalla corte d’appello di Bologna, che ha ribadito la decisione dei giudici di primo grado. Gli avvocati del pensionato hanno commentato al quotidiano Il Resto del Carlino

Finalmente è stato ristabilito un principio che avrebbe dovuto essere acquisito. I beneficiari della pensione ex Quota 100 che hanno lavorato pochi giorni non perdono il diritto a un anno di pensione come pretende l’Inps. Inoltre è onere dell’ente dimostrare che si tratta di lavoro subordinato. Nel frattempo anche la Corte Costituzionale pare aver seguito questa linea.

Le ragioni della scelta del tribunale

Le ragioni della sentenza stanno nella natura del rapporto di lavoro. L’attività di comparsa all’interno del film comporta infatti la cessione dei diritti d’immagine. Non è quindi un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato. Il compenso, piuttosto modico per le ore passate sul set, è equivalente a un rimborso spese, totalmente compatibile con Quota 100.

Il pensionato attraverso Quota 100, e misure simili, non può infatti svolgere attività lavorativa fino al compimento dei 67 anni, età in cui sarebbe andato in pensione con la legge Fornero. L’unica eccezione, nella quale rientra il pensionato in questione, è quella del lavoro autonomo occasionale non oltre i 5.000 euro l’anno di compenso lordo.