Piano Casa, 60mila alloggi popolari in arrivo: costeranno 1,2 miliardi

Nuovi dettagli sul Piano casa del Governo: recuperare alloggi popolari tramite manutenzione straordinaria e interventi per il ceto medio

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha dato nuovi lumi in merito al Piano casa del Governo Meloni.

Nel corso del question time alla Camera, Salvini ha annunciato l’avvio di un piano d’urgenza per il recupero di almeno 60.000 alloggi popolari oggi inutilizzabili per gravi carenze relative alla manutenzione.

Il piano di edilizia popolare del Governo Meloni

Secondo quanto annunciato, sul tavolo ci sono 1,2 miliardi di euro per aprire i cantieri già nel 2026 e restituire gli alloggi alle famiglie in lista d’attesa.

Il Governo, in sintesi, prima di realizzare nuovi alloggi di edilizia popolare, punta a raddrizzare una stortura: rendere nuovamente agibili le case che già ci sono ma che rimangono vuote a causa di degrado della struttura, impianti obsoleti e mancanza di manutenzione straordinaria.

Un paradosso in un Paese che ha letteralmente fame di alloggi popolari, soprattutto nelle grandi aree urbane.

Salvini ha rivendicato la necessità di dare priorità, nell’assegnazione degli alloggi, a chi vive e lavora sul territorio da più tempo, richiamando il tema degli anni di residenza come criterio di selezione:

Poi basta guardare chi c’è nell’assegnazione delle case popolari per capire che il criterio degli anni di residenza non è un capriccio della Lega, ma significa dare la priorità a chi vive qua da più tempo e paga le tasse qua da più tempo.

In sintesi: prima gli italiani.

Il ministro ha annunciato anche un piano parallelo: superare la logica dell’emergenza e rimettere ordine in un settore che da anni vive di finanziamenti a singhiozzo.

Il piano d’urgenza da 1,2 miliardi si affianca a un ulteriore stanziamento già inserito nell’ultima legge di bilancio: 1 miliardo di euro destinato alla sperimentazione di modelli innovativi di edilizia abitativa sociale, con l’obiettivo di partire regione per regione già nel 2026.

L’idea è testare strumenti flessibili che possano adattarsi alle diverse tensioni abitative dei territori: metropoli con prezzi fuori scala, città universitarie, aree interne con patrimonio inutilizzato ma servizi carenti. In parallelo, il Mit rivendica l’avvio di un piano di recupero immediato di 10.000 alloggi pubblici entro la fine di giugno, per un investimento complessivo stimato in 2,8 miliardi di euro.

Piano casa, interventi per il ceto medio

Il Governo insiste poi sulla necessità di intervenire non solo sull’edilizia residenziale pubblica in senso stretto, ma anche su quella che viene definita “fascia grigia”: famiglie e lavoratori del ceto medio che non riescono ad accedere al mercato libero, per compravendite o affitti, per via dei prezzi elevati, ma che non hanno i requisiti per entrare nelle graduatorie delle case popolari. Una platea che comprende giovani coppie, professionisti, insegnanti, infermieri, forze dell’ordine, spesso espulsi dai centri urbani per l’aumento dei canoni e dei valori immobiliari.

Il Governo, ha detto Salvini,

sta portando avanti per un programma integrato di interventi che non si limita solo alla gestione dell’emergenza dell’edilizia residenziale pubblica [ma che tende a] intervenire sulla cosiddetta fascia grigia, ovverosia quel segmento di popolazione che non riesce ad accedere al libero mercato perché non è abbastanza capiente [in termini economici e] non ha i requisiti sufficienti per accedere all’edilizia sovvenzionata.

Tra gli strumenti evocati c’è il modello del rent to buy:

Invece di pagare l’affitto, vai a scalare quello che stai pagando per l’affitto per andare a riscattare, al termine, il tuo immobile come proprietà.

Superbonus, Salvini attacca il M5S

Non è mancato un attacco al Movimento 5 Stelle: Salvini ha contrapposto le risorse destinate al Superbonus alla cronica carenza di fondi per le case popolari, sostenendo che con una quota di quelle risorse si sarebbe potuto ristrutturare l’intero patrimonio pubblico nazionale:

Se avessimo potuto avere a disposizione di questo governo la metà dei soldi che qualcuno ha usato per il superbonus avremmo sistemato le case popolari di tutta Italia e no avremmo una persone in lista di attesa. Però ognuno ha speso i soldi come ha ritenuto e poi sta agli italiani giudicare.