La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran è iniziata sei settimane fa ed è al momento in una fase di tregua, anche se continuano a cadere bombe sul Libano e non solo.
La guerra è stata posta in stand by, ma i suoi effetti sono pesantemente presenti nella vita quotidiana, fra rincari della benzina e delle merci e il Governo che si è privato di 1 miliardo di euro per procedere a due tagli delle accise. Ma uno dei punti più sensibili è anche quello dei mutui.
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Guerra e mutui, quali rischi
Per capirlo bisogna partire da lontano, dal famoso Stretto di Hormuz: è da lì che passa quasi un quinto del petrolio mondiale. Quando quell’area si destabilizza, il prezzo dell’energia reagisce subito. E quando l’energia costa di più, tutto il resto segue.
Non è immediato, ma il meccanismo dei rincari è piuttosto lineare: la guerra fa salire i prezzi energetici, l’inflazione si riaccende e a quel punto il costo del denaro smette di scendere oppure torna addirittura a salire. È così che si arriva ai mutui più cari.
Negli Stati Uniti questo passaggio è già evidente: i tassi sui mutui trentennali sono saliti dal 6,05% al 6,50% in poche settimane. E non perché qualcuno abbia deciso di alzarli, ma perché il mercato si sta proteggendo dallo scenario geopolitico incerto. In pratica, la paura costa e la pagano anche le famiglie.
Perché i mutui rischiano di aumentare
I mutui, infatti, non dipendono solo dalle decisioni delle banche centrali che alzano o abbassano il costo del denaro, cioè il prezzo che viene pagato per prendere soldi in prestito. Nei loro prestiti le banche aggiungono sempre uno spread, ovvero un margine di guadagno che copre i loro costi operativi e, soprattutto, il rischio di credito. Se l’economia è instabile, una banca potrebbe alzare i tassi dei mutui anche se la Banca centrale li tiene fermi, semplicemente perché percepisce un rischio maggiore che il cliente non riesca a ripagare il debito.
E ancora: quando il clima economico diventa instabile gli investitori chiedono rendimenti più alti e il costo del credito sale. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi dell’energia riduce i margini delle imprese e frena gli investimenti, rendendo famiglie e aziende più prudenti nel chiedere finanziamenti. Per le banche questo significa un doppio effetto: meno domanda di credito e, soprattutto, un rischio maggiore di insolvenze.
È quello che sta succedendo anche in Europa, dove la Banca centrale europea ha già messo in guardia: la guerra può spingere l’inflazione verso l’alto e rallentare la crescita. Tradotto: condizioni più rigide per chi chiede un mutuo.
In Italia il cambiamento è meno brusco ma comunque evidente: i tassi sui nuovi mutui sono saliti, le rate si sono appesantite e il potere d’acquisto si è ridotto. Chi sta pensando di comprare casa oggi si trova davanti a un dubbio concreto: farlo subito o aspettare tempi migliori?
Tasso fisso o variabile?
In questo contesto scegliere il tipo di mutuo è diventato più complicato: il tasso variabile, almeno per ora, costa meno (come registra anche Facile.it) mentre il tasso fisso protegge da eventuali aumenti futuri. Ed è proprio la paura di nuovi rincari che spinge la maggior parte degli italiani verso il fisso. Non perché sia più conveniente oggi, ma perché è più prevedibile domani.
Tutto ruota attorno a una domanda: quanto durerà la guerra? Se le tensioni continueranno:
- l’energia resterà cara;
- l’inflazione farà pressione;
- i tassi difficilmente scenderanno.
E i mutui potrebbero aumentare.