La Banca Centrale Europea torna ad alzare i tassi di interesse dopo quasi tre anni e lo fa in un contesto economico complesso, segnato dal ritorno dell’inflazione e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
La decisione, che prevede un aumento di 25 punti base, porta i tassi di riferimento in un intervallo tra il 2,25% e il 2,65% e rappresenta un segnale chiaro: la crescita dei prezzi è tornata a essere una priorità per Francoforte. Ma con l’accordo trovato tra Usa e Iran, possono esserci delle conseguenze in positivo per i mutui.
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Cosa cambia dopo l’accordo in Medio Oriente
La novità più rilevante è l’accordo raggiunto in Medio Oriente, che potrebbe incidere sulle prospettive economiche e, indirettamente, sui mutui. Si innescherebbe un effetto a catena:
- l’intesa potrebbe portare a una riduzione della pressione sui prezzi di petrolio e gas;
- ne potrebbe conseguirà un allentamento dell’inflazione nei prossimi mesi;
- quindi la Bce avrebbe un maggiore margine per fermare o rallentare i rialzi dei tassi.
Per i mutui, questo scenario potrebbe portare a una stabilizzazione dei tassi variabili nel medio termine, evitando ulteriori aumenti delle rate. Tuttavia, è difficile immaginare un ritorno ai livelli del periodo pandemico: il contesto globale resta fragile e le banche centrali manterranno un approccio prudente.
Perché la Bce ha alzato i tassi
L’aumento dei tassi è lo strumento principale con cui le banche centrali cercano di raffreddare l’inflazione. Il meccanismo è rendere più costoso il denaro, si riducono consumi e investimenti, rallentando così la corsa dei prezzi.
Ma si tratta di una scelta delicata. Un rialzo eccessivo può frenare troppo l’economia, con il rischio di una recessione. Non a caso, la stessa presidente Christine Lagarde ha sottolineato l’elevata incertezza del contesto attuale, parlando della necessità di “navigare” una fase ancora instabile.
Motivi dell’ultimo rialzo sono stati:
- l’evoluzione della crisi energetica legata al Medio Oriente;
- Il rallentamento della crescita economica europea;
- Il rischio di stagflazione, cioè stagnazione economica accompagnata da inflazione.
Inoltre, l’economia europea non ha ancora completamente recuperato gli effetti della precedente ondata inflazionistica. In Paesi come l’Italia, il potere d’acquisto delle famiglie resta inferiore ai livelli pre-crisi.
L’impatto sui mutui in Italia
Gli effetti della stretta monetaria si riflettono in modo diretto sui mutui, in particolare su quelli a tasso variabile. L’Euribor, che ne determina il costo, tende infatti a seguire l’andamento dei tassi Bce.
Su un mutuo tipo da 100.000 euro a 20 anni, prima del rialzo Bce, il variabile garantiva una rata di circa 534 euro contro i 574 euro del fisso, con un risparmio mensile di 40 euro. Dopo l’aumento dei tassi:
- il Tan del variabile sale al 2,83%;
- la rata variabile cresce a circa 546 euro;
- il risparmio rispetto al fisso si riduce a 28 euro mensili.
Nel lungo periodo, il vantaggio economico del variabile si dimezza, passando da circa 12.000 euro a poco più di 6.600 euro complessivi.