Principe William, patrimonio da 1,1 miliardi e tasse record: quanto guadagna il futuro re

Il cuore del patrimonio del principe William è il Ducato di Cornovaglia, ma la sua dichiarazione dei redditi non viene pubblicata per intero

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Il principe William, il primogenito di Carlo III noto anche come il principe di Galles, non è soltanto il futuro re del Regno Unito: è anche uno dei contribuenti più ricchi del suo Paese.

Quando era un giovanotto col ciuffo biondo era lo scapolo più ambito fra i nobili europei. Oggi è sposato con Catherine Elizabeth Middleton, è padre di famiglia e continua a occupare una posizione economica assolutamente invidiabile.

Il patrimonio del principe William

Secondo i dati relativi all’anno finanziario 2023-2024, il primo sotto la sua gestione diretta, William rientra nello 0,002% dei contribuenti più ricchi della Gran Bretagna.

Il suo contributo fiscale è infatti stimato fino a 7 milioni di sterline annue, il che lascia capire qual è la portata del suo patrimonio e delle sue entrate annuali.

Ducato di Cornovaglia, patrimonio miliardario

Alla base della ricchezza del principe William, figlio di Carlo e Diana, c’è il Ducato di Cornovaglia, una struttura istituita nel 1337 da Edoardo III per garantire autonomia finanziaria all’erede al trono.

Oggi il Ducato ha un valore stimato di circa 1,1 miliardi di sterline e comprende tra le 2.000 e le 3.000 proprietà distribuite in 23 contee. Il patrimonio include terreni agricoli, immobili commerciali e diritti su coste e risorse naturali, per un’estensione complessiva di circa 140.000 acri.

Nell’ultimo esercizio finanziario, il Ducato ha registrato un surplus record di 23,6 milioni di sterline. Di questi, circa 13,5 milioni sono considerati imponibili dopo la deduzione delle spese ufficiali.

Tasse volontarie e posizione ufficiale

Nonostante un accordo stabilito nel 2013 sotto Elisabetta II non imponga l’obbligo fiscale pieno, William ha scelto di aderire volontariamente all’aliquota marginale del 45%.

Da Kensington Palace è arrivata la conferma: il principe paga l’aliquota massima su tutti i redditi personali, inclusi quelli derivanti dal Ducato.

Le polemiche sulla gestione delle finanze

Nonostante il consistente contributo fiscale, nel Regno Unito la gestione economica delle proprietà reali continua a generare discussioni. Indagini recenti hanno evidenziato come il Ducato abbia ottenuto entrate anche attraverso tariffe applicate a istituzioni pubbliche, tra cui esercito, scuole e Nhs (National Health Service, il sistema sanitario pubblico del Regno Unito).

Nel 2024, in risposta alle critiche, William ha deciso di interrompere la riscossione di affitti da servizi di emergenza e strutture scolastiche. Tuttavia, alcune situazioni restano ancora oggetto di discussione.

Un esempio è la prigione di Dartmoor Prison, chiusa da due anni per contaminazione da radon ma ancora fonte di entrate per il Ducato, con un costo per i contribuenti stimato in 1,5 milioni di sterline ogni anno.

Le richieste di riforma

Ma alcuni critici puntano il dito sulla trasparenza: la mancata pubblicazione integrale delle dichiarazioni dei redditi da parte di William e di Carlo III ha alimentato nuove richieste di revisione del sistema.

Tra le voci più critiche c’è quella di Norman Baker, ex ministro e autore, che propone di trasferire i ducati sotto il controllo della Crown Estate, sostenendo che tali beni dovrebbero essere considerati patrimonio pubblico. Il dibattito resta aperto.