Matteo Cambi oggi, dal marchio Guru al carcere: la serie che racconta ascesa e caduta

Dal boom del marchio Guru agli anni bui tra debiti, droga e carcere: Matteo Cambi ripercorre la sua vita nella serie su Sky e Now

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Dal paradiso all’inferno, per poi riemergere: la storia di Matteo Cambi, fondatore del marchio Guru, torna al centro dell’attenzione grazie alla serie su Sky Crime e Now.

Il racconto riporta sotto i riflettori una delle parabole più note dell’imprenditoria italiana degli anni Duemila: ascesa fulminea, successo globale, e poi il crollo tra debiti, droga e carcere. A 49 anni, l’ex fondatore del marchio tessile Guru si racconta senza filtri.

Ascesa e caduta di Matteo Cambi del marchio Guru

Costruzione e autodistruzione: “Prendevo 300mila euro netti al mese. Ho perso tutto”, ammette Matteo Cambi. Tutto nacque da una semplice intuizione: una margherita stampata su una t-shirt.

In pochi mesi divenne un fenomeno internazionale. Guru non era solo un brand, ma un simbolo culturale. Il momento chiave fu l’incontro con Flavio Briatore e la sponsorizzazione di Renault F1 Team, insieme ai successi di Fernando Alonso, che proiettò il marchio su scala globale.

In pochi anni, il fatturato crebbe vertiginosamente, toccando decine di milioni. Cambi ha parlato di quegli anni come di un tempo in cui tutto sembrava possibile. Il successo non era solo economico, ma mediatico: copertine, feste, relazioni nel mondo dello spettacolo.

Il problema non fu il successo, ma la gestione del successo fra jet privati, elicotteri, viaggi improvvisi e yacht con il lusso divenuto quotidianità. Ma dietro l’immagine da copertina si nascondeva la crescente dipendenza dalla cocaina.

Così ha raccontato a Repubblica:

Mano a mano che la dipendenza dalla cocaina aumentava, cresceva anche la sensazione di non essere mai a mio agio: in Sardegna prendevo uno yacht da 50 metri; però con quello era difficile entrare nelle cale e allora ne affittavo un altro da 24 metri. E poi, siccome non volevo dormire in barca, prendevo quattro stanze all’Hotel Cala di Volpe.

Matteo Cambi e l’arresto per bancarotta fraudolenta

Nel 2008 è arrivato il punto di rottura, con l’arresto per bancarotta fraudolenta:

Mi è crollato tutto addosso e ho visto anche quello che prima non volevo vedere. Mi ricordo ancora, come se fosse ieri la cella, il colore degli sgabelli, il rumore delle porte. Ma ci tengo a dire che ho risarcito tanto: ho perso l’azienda, la libertà e anche i beni di famiglia. Insieme a mia madre e a suo marito abbiamo venduto tutto per rimborsare i debitori, penso all’80%.

Se i problemi giudiziari hanno una fine, quelli legati alla dipendenza sono più complessi: Cambi ha parlato apertamente delle ricadute e delle difficoltà nel liberarsi dalla cocaina, anche dopo il carcere.

La rinascita di Matteo Cambi, cosa fa oggi

La vera svolta è arrivata anni dopo, tra crisi personali e momenti familiari difficili. È lì che ha maturato una scelta definitiva: cambiare vita:

Stavo ancora male, in quegli anni avevo ricadute che ogni volta erano più difficili da superare. Dopo il Covid e una grave malattia di mia moglie che per fortuna si è risolta, ho deciso che avrei guardato solo avanti e ho smesso davvero.

Oggi fa il consulente, specie su temi di welfare aziendale. E va a letto presto la sera, “di solito alle nove, nove e mezza”. Non è diventato “un monaco”, assicura, ma ha capito che questa vita gli dà “serenità”.