L’attenzione istituzionale verso il settore lattiero-caseario italiano è alta. La crisi dei prezzi, l’aumento strutturale dei costi di produzione del latte e le incertezze sui mercati internazionali hanno reso evidente una fragilità sistemica che non riguarda solo gli allevatori, ma l’intera filiera agroalimentare. In questo contesto si inserisce l’azione del Masaf, che nel corso della recente riunione del Tavolo del latte ha illustrato la strategia che l’Italia porterà a Bruxelles per affrontare la riduzione del prezzo del latte, rafforzare la promozione dei prodotti lattiero-caseari e sostenere strutturalmente il comparto.
I partecipanti al Tavolo hanno infatti concordato sulla necessità di un’azione coordinata a livello comunitario, capace di intervenire contemporaneamente su offerta, domanda e mercati esteri. Da qui la proposta italiana che sarà presentata al prossimo Consiglio Agrifish.
Cosa prevede l’accordo sul latte
L’accordo sul prezzo del latte punta a definire un quadro di riferimento chiaro e condiviso per la remunerazione del latte alla stalla. L’intesa prevede un prezzo progressivo e decrescente, pari a:
- 0,54 euro al litro a gennaio 2026;
- 0,53 euro al litro a febbraio 2026;
- 0,52 euro al litro a marzo 2026.
Questa progressione non è casuale, ma tiene conto di tre fattori principali:
- dinamiche stagionali della produzione (che influenzano quantità e disponibilità di latte);
- costi medi di allevamento (energia, mangimi, lavoro, logistica);
- prospettive di mercato nei mesi successivi.
L’aspetto più importante dell’accordo, però, non è solo il valore economico in sé, ma il fatto che venga fissato un riferimento comune per tutta la filiera.
In un contesto segnato da forti oscillazioni dei prezzi e dall’aumento generalizzato dei costi, l’assenza di un prezzo condiviso avrebbe potuto creare squilibri seri, soprattutto per le aziende zootecniche più piccole e più esposte, con il rischio di riduzioni produttive o addirittura di chiusure.
Accanto alla definizione del prezzo, l’intesa prevede anche:
- misure di sostegno all’export e alla promozione internazionale, per rafforzare la presenza dei prodotti lattiero-caseari sui mercati esteri;
- meccanismi di controllo dei volumi produttivi, per evitare un’eccessiva produzione rispetto alla capacità di assorbimento del mercato.
In merito all’ultimo punto, infatti, c’è da dire che la sovrapproduzione rischierebbe di far scendere nuovamente i prezzi, vanificando gli effetti positivi dell’accordo.
L’accordo punta a creare un equilibrio tra produzione, mercato e sostenibilità economica delle aziende. L’obiettivo è garantire maggiore stabilità alla filiera, tutelare il reddito degli allevatori e ridurre il rischio di crisi cicliche legate a surplus produttivi e crolli dei prezzi.
Promozione, qualità e mercati esteri
Oltre a intervenire sull’offerta di latte, l’Italia punta dunque a rafforzare la domanda dei prodotti lattiero-caseari, con l’obiettivo di stimolare i consumi interni e rafforzare la presenza sui mercati esteri.
A questo scopo vengono previste campagne straordinarie di promozione dei prodotti europei, con particolare attenzione al loro valore nutrizionale, alla sostenibilità e alla qualità, elementi che rendono il latte e i migliori formaggi veri e propri simboli di eccellenza europea.
A questo si aggiunge il finanziamento per il Fondo indigenti. Ben 33 milioni di euro complessivi, di cui 14 milioni destinati ai formaggi Dop e 18 milioni ai formaggi a pasta dura.
Export e controllo dei volumi: un equilibrio necessario
Tra gli elementi qualificanti dell’intesa c’è anche il pacchetto di aiuti per l’internazionalizzazione e la previsione di un meccanismo per evitare sforamenti rispetto alla media produttiva.
Questo perché una produzione eccessiva rispetto alla capacità di assorbimento del mercato rischia di deprimere i prezzi, vanificando ogni politica di sostegno al reddito degli allevatori.
Il controllo dei volumi, se gestito in modo condiviso e trasparente, può diventare uno strumento di equilibrio, non di penalizzazione.
A differenza delle vecchie quote latte, oggi si parla di responsabilità di filiera e di accordi volontari, non di imposizioni dall’alto. È un cambio di paradigma: dalla regolazione amministrativa alla governance economica.
Le prossime tappe
Con la presentazione al Consiglio Agrifish, l’Italia formalizzerà la proposta davanti agli altri Stati membri e alla Commissione europea.
Il Consiglio, che riunisce i ministri dell’Agricoltura e della Pesca dell’Ue, discuterà gli strumenti di sostegno alla filiera lattiero-casearia, come la riduzione volontaria della produzione, l’ammasso privato e le campagne di promozione.
Seguirà poi una fase di confronto tra i diversi Paesi, con eventuali aggiustamenti alla proposta. Alcuni Stati potrebbero avere esigenze diverse in termini di regolazione della produzione o di sostegno ai prezzi, quindi il testo finale sarà frutto di compromessi e negoziazioni.
Una volta raggiunto un accordo politico a livello comunitario, la Commissione europea definirà i dettagli tecnici e i criteri di applicazione dei vari strumenti.
Solo allora si potranno avviare i programmi di incentivi agli allevatori, le misure di ammasso privato e le campagne di promozione, sia a livello nazionale che internazionale.