La produzione di riso oggi in Italia è a rischio. Il calo delle quotazioni a livello internazionale e l’aumento delle importazioni dall’estero, combinato alle condizioni climatiche sempre più difficili, stanno compromettendo la sostenibilità economica del comparto, esercitando una pressione crescente sulle aziende del settore.
L’allarme è stato lanciato da Coldiretti nel corso del Tavolo di filiera convocato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf).
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Perché il prezzo del riso italiano è crollato
Durante la campagna commerciale 2025-2026, sono arrivati in Italia oltre 190 milioni di chilogrammi di riso straniero (+20% rispetto al periodo precedente). Quattro confezioni su cinque in Italia arrivano da Paesi asiatici, il principale concorrente della produzione nazionale. La stagione non si è ancora conclusa ma i prezzi sono già crollati per via dell’offerta, sproporzionata rispetto alla domanda.
Secondo Coldiretti, le quotazioni riconosciute ai produttori italiani sono diminuite di oltre il 50%, rendendo difficile la copertura dei costi di produzione.
Per le aziende agricole il problema non riguarda soltanto il prezzo finale, ma soprattutto il fatto che il valore di vendita del raccolto rischia di non essere più sufficiente a garantire la redditività dell’attività.
Le ragioni della crisi
Negli ultimi anni i risicoltori hanno dovuto affrontare una crescita significativa dei costi di produzione, dovuta all’aumento dei prezzi di energia, fertilizzanti, carburanti, irrigazione e servizi agricoli. E quando il prezzo di vendita si dimezza ma i costi continuano ad aumentare, il margine economico delle imprese diminuisce.
Molte aziende rischiano già di produrre in perdita. Inoltre, se questa situazione dovesse protrarsi nel tempo, potrebbe tradursi in una riduzione delle superfici coltivate o addirittura nell’abbandono della produzione da parte delle imprese meno strutturate.
Siccità e caldo aggravano la situazione
Alle difficoltà di mercato si sommano quelle conseguenti al cambiamento climatico. La campagna agricola è stata caratterizzata da temperature elevate e da una forte scarsità di acqua, elementi particolarmente critici per una coltura come il riso, che necessita di una gestione idrica estremamente accurata.
Non si tratta di danni astratti. Secondo le stime di Coldiretti, in alcune aree produttive le perdite potrebbero superare il 30% della produzione. Gli agricoltori, di conseguenza, potrebbero raccogliere meno riso proprio nell’anno in cui il prezzo del prodotto è precipitato, andando così incontro a una doppia penalizzazione:
- meno quantità da vendere;
- prezzi inferiori rispetto agli anni precedenti.
Le richieste avanzate da Coldiretti
Per evitare un progressivo indebolimento del settore, Coldiretti ha presentato al Masaf un pacchetto di interventi. Tra le richieste più immediate figurano:
- un bando da 12 milioni di euro destinato all’acquisto di riso 100% italiano da distribuire alle famiglie in condizioni di difficoltà economica. In questo modo si dovrebbe puntare a sostenere le fasce più fragili della popolazione e, contemporaneamente, garantire uno sbocco commerciale aggiuntivo ai produttori nazionali;
- il potenziamento dei controlli sull’origine del riso attraverso tecnologie innovative capaci di certificare con maggiore precisione la provenienza del prodotto, come la risonanza magnetica, la mappatura genomica o quella isotopica;
- l’applicazione del cosiddetto principio di reciprocità negli accordi commerciali con i Paesi extra Unione europea, perché molte importazioni arrivano da Paesi con norme ambientali, sanitarie e sociali meno rigorose rispetto a quelle che devono rispettare gli agricoltori europei, e questo alimenta una concorrenza considerata non equilibrata, dato che i costi di produzione nei Paesi esportatori possono risultare sensibilmente inferiori proprio per questo motivo.
Secondo Coldiretti, queste tecnologie consentirebbero di contrastare in modo più efficace eventuali frodi commerciali e garantire ai consumatori una maggiore trasparenza sull’origine del riso acquistato.
Infine, è stata proposta la creazione di un fondo dedicato ai contratti di filiera nell’ambito del Fondo sovranità alimentare, per rafforzare la collaborazione tra agricoltori, trasformatori e distribuzione. Le risorse, in questo caso, verrebbero usate per:
- programmi regionali per sostenere le aziende agricole;
- un piano nazionale degli invasi per affrontare le emergenze idriche;
- maggiori investimenti nella ricerca;
- sviluppo delle tecniche di evoluzione assistita (Tea);
- un rafforzamento del sostegno al comparto nella futura Politica agricola comune (Pac), premiando le imprese che investono in innovazione, qualità e sostenibilità.