Enrico Galletti: “Per andare in onda niente giacca. La GenZ? Vuole un’informazione multicanale”

Inserito da Forbes tra gli Under 30 nella categoria “Media”, Enrico Galletti è una delle maggiori promesse del giornalismo radiofonico: lo abbiamo intervistato.

10965 ore di diretta in un anno. Tre conduttori giovanissimi: 70 anni in 3. È questo “Non stop news”, il programma mattutino di RTL 102.5 in cui si intervistano i leader della politica e si raccontano i principali fatti di attualità agli italiani mentre si trovano in viaggio verso il lavoro, la scuola o l’università. Un programma – coordinato dalla direttrice delle News Ivana Faccioli – che è diventato un vero punto di riferimento nel panorama dell’informazione, rigorosamente in diretta 3 ore al giorno, dalle 6 alle 9, 365 giorni l’anno.

I conduttori sono Enrico Galletti, di recente premiato da Forbes tra gli Under 30 nella categoria “Media”, Luigi Santarelli e Massimo Lo Nigro, accompagnati anche da due donne: Barbara Sala e Giusi Legrenzi, da sempre amate dal pubblico di RTL 102.5 per la loro competenza.

Abbiamo incontrato Enrico Galletti per parlare di radiovisione, di stile e delle caratteristiche di un’informazione ideale per la Generazione Zeta.

Un bel traguardo quello di Forbes.
È stato totalmente inaspettato, oltre che un ottimo modo per iniziare quest’anno. Più che un riconoscimento a me, mi è parso un bel riconoscimento ai talenti giovani di cui il nostro Paese è pieno, nonostante molto spesso la mia generazione sia alle prese con dei pregiudizi vecchi come il mondo. Invece non è così, e quella lista dimostra che ci esistono tanti giovani con ideali, ambizioni e obiettivi, anche in parte già raggiunti. E farne parte può essere soltanto un onore per me.

La categoria in cui sei stato inserito da Forbes è quella “Media”: che caratteristiche deve avere oggi l’informazione per arrivare e soprattutto essere credibile agli occhi dei giovani?
Innanzi tutto dev’essere veloce e deve sapersi declinare sulle diverse piattaforme che possono essere utilizzate. Nessuno oggi si fermerebbe all’idea – ormai vecchia – di giornale cartaceo, sappiamo tutti che il mondo va in un’altra direzione. Esiste un approccio multicanale all’informazione, che è l’unica via per arrivare a tutti. Spesso si criticano i politici o le testate giornalistiche che sbarcano su Tik Tok, ma secondo me è un semplice e corretto modo di seguire i tempi che corrono: non importa quale canale un giovane utilizzi oggi per informarsi e accedere ai contenuti, l’importante è che lo faccia.

Si apre qui il tema legato all’autorevolezza dell’informazione.
La potenza delle grandi testate è proprio quella di avere un nome credibile. Ed è un peccato se quel nome non viene declinato sulle varie piattaforme, proprio perché aumenterebbe il valore agli occhi di un bacino di utenti più ampio, che comprende anche i giovani. 

Tu che rapporto hai con i quotidiani cartacei?
Personalmente sono molto affezionato al quotidiano di carta, perché lì trovo degli approfondimenti che online difficilmente riesco a leggere. Nessun giovane penserebbe però di usare il cartaceo per informarsi, semmai per approfondire le notizie: ecco perché bisogna puntare per l’80% sul digitale.

E sulla radio, ovviamente.
Assolutamente. La radio risponde ancora di più a quelle caratteristiche di cui parlavamo prima: la velocità e l’immediatezza. Per raggiungere un posto qualsiasi attraverso la radio, basta una telefonata. E questa è una forza impagabile con la quale ci confrontiamo tutti i giorni.

Da quando RTL 102.5 ha inaugurato l’era della radiovisione, molti professionisti di cui prima si sentiva solo la voce, hanno iniziato ad essere presenti anche fisicamente. Tu hai vissuto questo passaggio o sei arrivato successivamente?
Quando sono arrivato ad RTL 102.5 la radiovisione non solo era già presente, ma anche ben impostata. Però la vivo come un’occasione in più: facendo tutti i giorni un programma di tre ore sulle notizie e sull’attualità, ho l’opportunità di metterci la faccia e soprattutto di ampliare eventuali collegamenti o contenuti. Quando un ospite si collega in audio e video, offre sicuramente un’opportunità in più a chi ci ascolta.

Come definiresti il tuo stile in radiovisione?
Molto standard, indosso sempre camicia e pantaloni. Niente giacca perché non la amo nella quotidianità, credo dia subito un’aria troppo formale. Tanto per passare da un estremo all’altro, in questi giorni son dovuto andare a comprare uno smoking per presentare il ballo delle debuttanti. In questo caso, camicia e pantalone non erano idonei.

Inizi la diretta prestissimo: prepari gli outfit la sera prima o ti metti a frugare nell’armadio all’alba?
Ho una serie di camice già pronte e scelgo la mattina stessa in modo un po’ casuale, in base a come mi sveglio. Quello che ci vorrebbe semmai è un restauro sulle occhiaie, visto che mi sveglio ogni mattina prima delle cinque; ma fortunatamente siamo Very Normal People e questo mi salva.