Il paradosso della disoccupazione in calo in Italia

In Italia calano sia gli occupati che i disoccupati, ma aumenta la percentuale degli inattivi che non cercano lavoro, ora su cifre record

Leggendo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat salta subito all’occhio una contraddizione sconcertante. O almeno quella che sembra tale senza approfondire ulteriormente. Nel mese di maggio 2022 nel nostro Paese è diminuito sia il numero degli occupati che dei disoccupati. Tuttavia non c’è alcun mistero dietro la sparizione della forza lavoro in Italia, come si evince dai numeri.

I numeri degli occupati, dei disoccupati e degli inattivi in Italia

L’occupazione è diminuita rispetto al mese precedente dello 0,2% (49 mila persone), sia tra gli uomini che tra le donne, per i dipendenti permanenti e le persone di età compresa tra i 25 e i 49 anni. È aumentata, dello 0,1%, invece, per gli autonomi, i dipendenti a termine, gli under 25 e gli over 50. Il tasso di occupazione è sceso così al 59,8%, perdendo 0,1 punti percentuali.

Allo stesso tempo però è diminuita la disoccupazione. È infatti calato il numero di persone che cercano un lavoro, del -2,1% (44 mila persone), per entrambi i generi e in tutte le classi d’età, fatta eccezione per quella compresa tra i 25 e i 34 anni. Il tasso di disoccupazione scende così all’8,1% nel complesso, perdendo anche in questo caso 0,1 punti percentuali. Con un pico del -2,1% tra i giovani, scendendo al 20,5% per questa categoria.

Ad aumentare è invece il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni, dello 0,4% (48 mila persone). La maggior parte riguarda i maschi di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Si tratta di tutte quelle persone che non fanno parte delle forze di lavoro, cioè che non sono occupate e non sono in cerca di un’occupazione.

Insomma, bisognerà dare ragione agli imprenditori che dicono che è ormai impossibile trovare dipendenti a causa del reddito di cittadinanza? Non proprio, considerando che non è la prima volta che ci troviamo davanti a tendenze simili, e in passato i numeri sono stati ben più nutriti.

La quota degli inattivi è composta non solo da chi percepisce misure assistenziali e previdenziali per via del proprio stato economico o di salute, ma anche da chi ha deciso di formarsi, magari per trovare in futuro un posto di lavoro migliore del precedente, o che ha perso le speranze di essere assunto.

Proprio in quest’ultimo caso rientrava la maggior parte degli inattivi negli scorsi anni: un numero impressionante di persone che avevano ormai rinunciato alla ricerca di un lavoro, almeno ufficialmente. Il tasso di inattività, comunque, ha raggiunto il 34,8%.

Una percentuale leggermente superiore a quella degli anni che hanno preceduto la pandemia. Non è una novità, d’altronde, il primo posto dell’Italia in Europa per numero di disoccupati che non cercano lavoro. Qua abbiamo analizzato il fenomeno.

Come è cambiata la situazione in un anno: migliora l’occupazione

I dati su base annua, comunque, hanno tendenze migliori. Dopo la forte crescita di febbraio e marzo e la sostanziale stabilità di aprile, a maggio 2022 il numero di occupati è sceso sotto i 23 milioni, con un bilancio comunque positivo (+460 mila lavoratori). La diminuzione maggiore si è rilevata tra i dipendenti a tempo indeterminato.

A portare avanti l’incremento rispetto a maggio 2021 è stata infatti la quota dei dipendenti a termine, arrivati a maggio 2022 a essere ben 3 milioni e 170 mila. Si tratta del valore più alto mai rilevato dal 1977, segno definitivo di un cambiamento strutturale del mercato del lavoro.

L’Italia a novembre 2021 era penultima a livello europeo per il tasso di occupazione, come vi avevamo spiegato qui. Potete invece trovare qua i dati sulla disoccupazione di aprile 2022, precedenti a quelli presi in considerazione in questo articolo.