Disoccupazione di nuovo su al 6,2% e i giovani restano indietro: i dati Istat

Gli ultimi dati resi noti dall'Istat restituiscono una fotografia del mercato del lavoro in affanno dove i giovani faticano a trovare spazio

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Redazione

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Ad agosto 2026, il mercato del lavoro italiano mostra segnali contrastanti. Gli occupati restano sostanzialmente stabili, ma aumentano le persone in cerca di lavoro e il tasso di disoccupazione torna a salire al 6,2%. È soprattutto la situazione dei giovani a richiamare l’attenzione, con il tasso di disoccupazione under 25 che raggiunge il 20,3%.

I dati Istat restituiscono così un quadro nel quale la crescita dell’occupazione degli ultimi anni convive con problemi strutturali legati all’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, alla mobilità territoriale e al livello delle retribuzioni.

Disoccupazione in aumento, occupazione stabile

Secondo gli ultimi dati Istat, ad agosto 2026 il numero degli occupati rimane sostanzialmente stabile rispetto a luglio e raggiunge quota 24 milioni e 352mila. La stabilità complessiva nasconde però movimenti differenti tra le diverse categorie di lavoratori: aumentano i dipendenti permanenti e gli occupati con almeno 50 anni, mentre diminuiscono i dipendenti a termine e gli autonomi. In calo anche gli occupati tra i 25 e i 34 anni e tra i 35 e i 49 anni.

Il dato più significativo riguarda però le persone in cerca di occupazione. Ad agosto sono aumentate del 3,1%, pari a 48mila unità in più rispetto al mese precedente. L’incremento interessa uomini, donne e tutte le classi di età. Di conseguenza, il tasso di disoccupazione sale al 6,2%, con un aumento di 0,2 punti percentuali.

Il peggioramento emerge anche guardando a un periodo più ampio. Rispetto al trimestre precedente, le persone in cerca di lavoro aumentano dell’8,5%, pari a 123mila unità in più. Nello stesso periodo diminuiscono invece gli inattivi nella fascia 15-64 anni: il calo è dell’1,3%, equivalente a 164mila persone.

Giovani, il tasso di disoccupazione torna sopra il 20%

La situazione più delicata riguarda la popolazione più giovane. Il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge il 20,3%, in aumento di 0,6 punti. Tra luglio e agosto il tasso di occupazione diminuisce tra i 25-34enni e i 35-49enni, cresce tra gli over 50 e rimane stabile tra i 15-24enni.

Il tasso di disoccupazione aumenta invece tra i 15-24enni e i 25-34enni, mentre resta stabile tra chi ha almeno 35 anni. L’inattività diminuisce in tutte le classi d’età, fatta eccezione per quella dei 35-49enni. Il 20,3% di disoccupazione giovanile rappresenta quindi uno dei principali elementi di attenzione nei nuovi dati sul mercato del lavoro. Il problema non riguarda soltanto il numero di giovani senza impiego, ma anche la capacità dell’economia italiana di trattenere e valorizzare le competenze nelle diverse aree del Paese.

Mezzogiorno, in sei anni persi 150mila giovani laureati

Il tema dell’occupazione si intreccia infatti con quello della mobilità territoriale. Secondo il rapporto Istat sulle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente pubblicato il 3 agosto 2026, tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso circa 150mila giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni.

La maggior parte di questi trasferimenti non riguarda l’estero, ma altre regioni italiane. Dei 150mila giovani laureati persi dal Mezzogiorno, 122mila si sono trasferiti verso il Centro-Nord, mentre 28mila hanno scelto l’estero.

Il fenomeno contribuisce a modificare la distribuzione territoriale del capitale umano. Le regioni del Centro-Nord beneficiano infatti dell’arrivo di giovani con un livello di istruzione elevato, mentre il Mezzogiorno deve fare i conti con una riduzione della popolazione giovane e qualificata. L’Istat evidenzia inoltre che nel 2025 gli espatri complessivi sono stati 109mila, in calo rispetto al picco di 141mila registrato nel 2024.

La fuga dei giovani riguarda anche l’estero

Il fenomeno non si limita agli spostamenti interni. Secondo il CNEL, tra il 2011 e il 2024 hanno lasciato l’Italia 630mila giovani tra 18 e 34 anni. Al netto dei rientri, il saldo negativo è pari a 441mila giovani. Nel solo 2024 sono stati 78mila i giovani che hanno lasciato il Paese, con un saldo al netto degli immigrati pari a -61mila.

Il rapporto evidenzia anche la crescente componente qualificata dell’emigrazione: tra il 2022 e il 2024, il 42,1% dei giovani emigrati era laureato, contro il 33,8% considerando l’intero periodo 2011-2024.

Si tratta quindi di un fenomeno che riguarda direttamente anche il mercato del lavoro. La difficoltà di trattenere giovani qualificati può ridurre nel tempo la disponibilità di competenze necessarie alle imprese, soprattutto in un Paese che deve già affrontare l’invecchiamento della popolazione e la diminuzione delle fasce più giovani.

Il nodo degli stipendi: Italia ancora distante dall’Europa

A completare il quadro c’è il tema delle retribuzioni. Lo stipendio medio annuo in Italia ha raggiunto 33.523 euro lordi nel 2024, a fronte dei 39.808 euro della media dell’Unione europea. Il divario è quindi di circa 6.285 euro lordi all’anno, con la retribuzione italiana inferiore di quasi il 16% rispetto al valore medio europeo.

Il dato, elaborato da Eurostat, riguarda la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti calcolata su un impiego equivalente a tempo pieno e non coincide quindi né con lo stipendio netto effettivamente percepito dal singolo lavoratore né con il reddito mediano, che divide in due parti uguali la popolazione osservata. Anche la dinamica degli ultimi anni evidenzia una crescita più contenuta in Italia: nel 2023 la retribuzione media si attestava a 32.650 euro, mentre nel 2024 è salita a 33.523 euro, con un incremento del 2,6%. Nello stesso periodo, la media dell’Unione europea è aumentata del 5,2%, passando da 37.800 a circa 39.800 euro.

La crescita italiana è stata quindi pari a circa la metà di quella registrata nell’Ue. Nel confronto con alcuni Paesi, inoltre, la Spagna ha raggiunto 33.700 euro, superando di poco l’Italia, mentre Malta si è fermata a 33.499 euro, appena al di sotto del valore italiano.