Quasi 7 italiani su 10 vorrebbero cambiare lavoro ma la maggior parte non sa da dove cominciare. È la fotografia che emerge da un’indagine condotta da Censuswide per Indeed su 1.000 tra occupati e persone in cerca di lavoro in Italia, realizzata tra il 26 e il 30 giugno 2026 e diffusa in occasione del lancio italiano di un servizio di career coaching basato sull’intelligenza artificiale, Indeed Career Scout. Il 69% degli intervistati prenderebbe in considerazione un cambio di professione e per il 26% di chi lavora (sia a tempo pieno che part-time) è un pensiero costante.
Indice
Chi vuole cambiare lavoro e come
La voglia di cambiamento è declinata in modi diversi in base al grado di soddisfazione degli intervistati:
- il 28% immagina un percorso professionale in continua evoluzione;
- il 15% conta di cambiare del tutto settore almeno una volta nella vita;
- il 9% prevede di cambiare del tutto settore più volte.
Oltre 4 intervistati su 10 (43%) dichiarano di avere una carriera ideale che vorrebbero realizzare.
A muovere gli animi è anche una quota di insicurezza: il 28% non si sente pienamente sicuro del proprio futuro professionale a lungo termine.
I settori più ambiti per la nuova carriera
Chi valuterebbe un cambio non punta a mestieri di nicchia ma ai comparti che tengono in piedi il mercato del lavoro o che comunque sono considerati più stabili:
- Pubblica Amministrazione (31%);
- vendite (26%);
- informatica (23%);
- logistica (20%);
- settore manifatturiero (19%).
Si tratta di settori dove la domanda di personale resta alta e i percorsi di riqualificazione e ricollocazione sono più accessibili.
Età e paura di ricominciare frenano gli italiani
Tra il desiderio e la decisione, però, si apre un vuoto fatto di timori.
Il freno citato più spesso è l’età (dal 31% del campione), seguita dalla prospettiva di dover ricominciare da capo (28%) e dal timore di fallire (18%). Sono ostacoli legati più alla fiducia in sé che alle competenze possedute.
Pesano poi l’incertezza finanziaria (26%) e le responsabilità familiari (19%). Cambiare lavoro significa mettere in conto un periodo di transizione e per molti non è un’opzione rimanere senza entrate anche solo per uno o due mesi.
Oltre la metà degli intervistati (il 52%) afferma di possedere competenze spendibili nel mondo del lavoro ma di non sapere in quali contesti poterle valorizzare, mentre il 64% vorrebbe capire per quali ruoli il proprio profilo possa risultare idoneo. Il 21% non sa a chi rivolgersi per avere un consiglio e il 36% trova solo indicazioni generiche.
Quanti italiani danno le dimissioni
L’intenzione di cambiare lavoro non si traduce automaticamente in un addio al posto.
Secondo l’ultimo comunicato Istat su occupati e disoccupati, relativo a giugno 2026 e diffuso il 30 luglio, il tasso di occupazione è fermo al 62,9%. Quello di disoccupazione risale al 5,7% (+0,4 punti in un mese) e quello giovanile al 18,4% (+1,5 punti). Nello stesso mese le persone in cerca di lavoro aumentano del 7,2%, pari a 97mila unità.
In pratica la voglia di cambiare resta, per ora, soprattutto un’aspirazione. Senza una rete di protezione economica e senza un piano preciso, la maggior parte degli italiani decide di conservare il posto di lavoro. In attesa di un’opportunità migliore che non cerca attivamente.