Intervista a Grammenos Mastrojeni: “Per fermare i cambiamenti climatici, dovremmo scegliere di vivere meglio”

Abbiamo intervistato Grammenos Mastrojeni, diplomatico, scrittore e docente, che dopo il suo intervento a TEDxMilano dello scorso anno, ci ha raccontato l'impatto che il cambiamento climatico ha sulla società e sull'economia

Che il cambiamento climatico sia diventato – di questi tempi – un problema particolarmente sentito, sia dai governi che dai cittadini, non è più un utopia. Meglio tardi che mai, ovviamente. Eppure c’è chi – come Grammenos Mastrojeni – parla di questi temi da più di vent’anni, tanto da esserne diventato una figura di riferimento per i governi e le istituzioni.

Diplomatico, scrittore e docente, Mastrojeni studia in particolare le implicazioni che il cambiamento climatico ha sulle società. Secondo la sua visione, per capire il cambiamento climatico bisogna oltrepassare quella sorta di ingenuità legata al linguaggio degli scienziati, che parlano di un aumento di 1,5 gradi: detta così, sembra una questione di temperatura. Si tratta in realtà della misura del caos, a discapito dell’ordine e della prevedibilità della natura. E’ la misura di un eccesso di energia che circola in maniera selvatica all’interno del sistema e lo fa oscillare in maniera imprevedibile e questa catena crea disordine nelle società e nelle economie.

Attualmente Mastrojeni – che è stato ospite all’edizione 2018 di TEDxMilano – è Vicesegretario Generale dell’Unione del Mediterraneo (UfM), incaricato per il settore clima ed energia. Si tratta di un organizzazione internazionale governativa che unisce 43 stati, tutti quelli intorno al Mediterraneo e che ha mobilitato 5,5 miliardi di dollari per programmi di sostenibilità comuni.

Abbiamo intervistato Grammenos Mastrojeni, per capire meglio le implicazioni che ha il cambiamento climatico sull’economia e sulla società.

Buongiorno Mastrojeni, visto che parla di cambiamenti climatici da più di vent’anni, mi posso permettere una domanda per inaugurare la nostra conversazione. Quanto è di moda oggi parlare di clima?

Ho pubblicato per la prima volta nel ’94 le proiezioni di quello che sarebbe successo con i cambiamenti climatici a livello di società. Si è avverato tutto, però ho dovuto passare 20 anni a farmi guardare come se fossi un alieno. Adesso, per mia magra consolazione, la realtà mi ha dato ragione. Avrei preferito non fosse così.

L’impatto del cambiamento climatico sulle società le sta così a cuore, da avergli dedicato il suo speach a TEDxMilano: come è nato questo intervento? 

Partecipo a circa 120 pubblici l’anno e non era il primo Ted a cui prendevo parte. Ho parlato nelle situazioni più disparate: dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, agli studenti dell’Università. Occupandomi prevalentemente di policy governative, ad un certo punto ho cercato di concentrarmi sulla divulgazione e ho scoperto che esiste una narrativa che vede i governi come entità che non vogliono e non hanno interesse ad agire in questa direzione. In realtà, i governi sono quelli che hanno capito prima di tutti cosa sta succedendo, solo che aspettano l’autorizzazione dall’elettorato. E’ inutile pensare di investire tanti soldi nel rinnovamento dell’uso del territorio, se poi l’elettorato ti punisce. Da qui, la mia scelta di parlare alla gente e – di conseguenza – TEDx. E’ un palco importante, un circuito di ascoltatori. E’ assolutamente urgente divulgare la consapevolezza di questa problematica e per farlo è un palco più che degno: è sicuramente un’occasione di esprimersi, ma è anche un momento di networking, tra i singoli oratori e con il pubblico.

Torniamo a parlare dell’impatto del cambiamento climatico, che è tutt’altro che astratto: lo sentiamo sull’economia, sul nostro portafoglio e sulle nostre infrastrutture.

E’ esattamente così, sta già cambiando le carte in tavola e purtroppo siamo in una fase di accelerazione esponenziale. Ogni anno che passa si nota di più la differenza rispetto all’anno passato. La temperatura sta aumentando molto sul mediterraneo, ma ancor più rapidamente nelle zone polari: si stanno liberando dai ghiacci delle rotte marittime, il famoso passaggio a nord-est e passaggio a nord-ovest. Questi hanno un valore commerciale stimato attorno ai 10 miliardi di dollari l’anno, significa che una parte consistente del traffico nei porti mediterranei non ci sarà più. Sono cose molto concrete.

Esiste qualche dato che racconta l’impatto che il cambiamento climatico sta avendo sull’economia?

Al momento gli unici dati riguardano i danni dei fenomeni atmosferici estremi, ma quella è soltanto la punta dell’iceberg. Il cambiamento climatico non porta ad un comportamento più violento dell’atmosfera, ma ad un comportamento meno prevedibile del clima. E siccome il clima è l’orologio di tutta la natura, viene sregolato la bussola di tutti i servizi su cui ci basiamo. Quando arriva l’acqua? Quando arrivano i frutti? Le vigne possono accogliere l’uva a settembre? Se entriamo in una situazione del genere, i danni economici sono difficilmente calcolabili, ma sono enormi. La gente tende a concentrarsi sul singolo fenomeno violento, perché effettivamente è più visibile. Ma il vero pericolo è quello strisciante, ormai non abbiamo più punti di riferimento nell’orologio della natura e questo crea impatti economici enormi da noi e devastanti nei Paesi in via di sviluppo, che possono proteggersi poco da questa aleatorietà della natura.

Domanda da un milione di dollari: qual è la sua ricetta per invertire la tendenza che si è innescata?

Si tratta di un paradosso: abbiamo poco tempo ed entriamo in una fase di non ritorno. Eppure le scelte che dobbiamo fare sono solo personali. La gente tende a pensare che la soluzione sia delegabile allo Stato, alle Nazioni Unite, che possono adottare solo dei trattati e dei provvedimenti, ovvero dei pezzi di carta. La natura non reagisce ai pezzi di carta, è necessario stimolare un cambiamento da parte degli individui. Ogni gesto singolo è moltiplicato dal sistema e si trasforma in un aumento della qualità della vita e in più soldi nel portafoglio. Ecco perché, per disinnescare questa disgregazione del sistema socio-economico, il paradosso è che dovremmo scegliere di vivere meglio.

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