Intervista a Giuseppe Bitti, AD Kia: “Le nostre auto per la spesa agli over65. Elettrico? A giugno i primi modelli”

Parla Giuseppe Bitti, Amministratore Delegato di Kia Motors Italia, fra #ItaliaKiama, la sfida dell'elettrico - con i primi due modelli di casa in arrivo - e il futuro dell'automotive

Il momento storico che stiamo affrontando ha obbligato molte aziende a ridefinire i propri obiettivi e le attività, oltre che a mettere in campo la propria forza per fronteggiare l’emergenza. In questi giorni vi abbiamo raccontato quello che sta facendo – per esempio – TIM con l’operazione Risorgimento Digitale oppure Enav, che ha lanciato la campagna #torneremoavolare.

Anche molte aziende del settore automotive stanno affrontando una sfida unica, trovandosi a coniugare l’anima più tecnologica e digitale, con la sfida dei punti vendita sul territorio, che in questo momento stanno affrondando un fisiologico calo di visitatori, come ci ha raccontato anche Giuseppe Bitti, l’attuale Amministratore Delegato di Kia Motors Italia.

Dopo alcune esperienze in Hyundai e Chrysler, Giuseppe Bitti è approdato in Kia, durante un periodo nel quale il marchio coreano non aveva certo il ruolo di rilievo che ha oggi all’interno del settore automobilistico. Lo abbiamo intervistato per parlare di elettrico, del futuro del mercato e delle iniziative che Kia sta mettendo in atto durante questo periodo di emergenza sanitaria.

Come sta affrontando Kia questo momento così particolare, non solo per il settore automotive?

Nella primissima fase, quando ha iniziato a diffondersi la pandemia, abbiamo pensato di provvedere subito ad attivare lo smart working e nell’arco di una settimana siamo riusciti a mettere completamente in sicurezza il nostro contesto lavorativo. Poi abbiamo poi iniziato a pensare a quelle che potevano essere le modalità per mantenere i contatti con i nostri clienti o potenziali clienti. Essendoci un impedimento fisico a poter visitare le concessionarie, abbiamo cambiato la nostra strategia di comunicazione, proponendo attraverso i canali digitali un’offerta modulata per chi – stando a casa – poteva comunque venire a contatto con i nostri prodotti. E’ stata predisposta quindi una campagna sul nostro modello XCeed, l’ultima nata in casa Kia, con una promozione particolare per i clienti che avessero finalizzato il contratto da casa. Questo è servito a creare un livello di digitalizzazione superiore rispetto a quello che avviene normalmente nel processo di acquisto di un’auto e sarà anche uno dei pochissimi aspetti positivi che ci porteremo dietro di questa esperienza che stiamo vivendo.

La vostra rete vendita come sta reagendo?

Ci siamo ovviamente prodigati per supportarla, pensando a quali siano le problematiche che stanno vivendo attualmente e – di conseguenza – abbiamo cercato di garantirgli quanta più liquidità possibile. Io credo che sarà importante per il futuro proprio la familiarità con la digitalizzazione di cui parlavo prima, che anche i nostri venditori e le nostre concessionarie stanno affinando.

In cosa consiste invece il progetto che avete lanciato, #ItaliaKiama?

Abbiamo pensato di mettere a disposizione le nostre automobili e – in collaborazione con Supermercato24 – ne abbiamo date un certo numero per portare la spesa agli over 65 che hanno difficoltà ad approvvigionarsi da soli. L’iniziativa è partita da Milano, ma poi è stata replicata da parecchi dei nostri concessionari su tutto il territorio nazionale.

Da quanto è operativo questo progetto?

Da circa tre settimane, ormai. Il feedback che abbiamo avuto è molto buono e l’iniziativa è piaciuta molto anche sui social. Quello che ci ha fatto piacere è stato appunto vedere che molti dei nostri concessionari lo hanno poi replicato nelle proprie aree di competenza.

Qualche indicazione pratica: come faccio se ne voglio usufruire?

Si può andare sul sito, oppure esiste anche un call center che prevede addirittura l’assistenza per le persone che ne hanno diritto. Dopo che è stata poi redatta la lista della spesa, il servizio procede con la preparazione e le consegna di questa al proprio domicilio.

Kia è un’azienda di origine Coreana e abbiamo visto tutti come la Corea abbia fronteggiato al meglio – anche grazie all’aiuto della tecnologia – l’emergenza Coronavirus. Cos’ha appreso Kia Italia osservando come si sono mossi lì?

La Corea è stata dopo la Cina il secondo Paese al mondo ad affrontare questa emergenza e devo dire che ha utilizzato una tale disciplina e metodologia che – come diceva lei stesso – ha fatto scuola. A seconda di quello che è il livello di rischio dei singoli Paesi, vengono modulati poi una serie di provvedimenti, tra cui quelli di protezione individuale nei luoghi di lavoro. Quindi diciamo che da questo punto di vista abbiamo sicuramente beneficiato del know-how che già si era creato in Corea.

Personalmente, come vede il futuro del settore automotive?

Credo che all’inizio la domanda sarà molto lenta, perché le persone vivranno ancora limitate negli spostamenti individuali e a questa situazione si aggiungerà anche un clima di incertezza per il futuro. E’ importante che il Governo supporti il settore automotive, cambiando anche la politica fiscale sulle auto aziendali, che sia allineata a quella degli altri Paesi europei. L’altro aspetto fondamentale è quello di fare in modo che i potenziali clienti abbiano delle formule di acquisto che posticipino al prossimo anno il peso finanziario.

In che modo Kia sta raccogliendo la sfida dell’elettrico?

Dal nostro punto di vista, siamo pronti con tutte le tecnologie oggi disponibili e nel corso del mese di giugno presenteremo le nostre prime due elettriche. Se parliamo di seconda o terza auto di una famiglia con delle possibilità al di sopra della media, avere un’auto elettrica in città è sicuramente l’ideale. Però se si parla dell’unica auto all’interno di una famiglia, esistono ancora dei grossi problemi: per fare un viaggio medio-lungo occorre fare una ricarica intermedia che ad oggi non è così semplice, sia come tempi che come disponibilità. Secondo me l’urgenza in Italia in questo momento è il rinnovo del parco auto, perché non dimentichiamoci che abbiamo ancora circa 20 milioni di vetture altamente inquinanti e riscaldanti, oltre che pericolose dal punto di vista della sicurezza.

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