L’IA cambia l’occupazione ma metà dei lavoratori non fa formazione, i settori a rischio

In un recente rapporto di Manpower si sottolinea l'importanza delle skill per i lavoratori che non vogliono essere colti impreparati dall'IA, ma la formazione è carente

Foto di Matteo Runchi

Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Pubblicato:

Chiedi all'AI

ManpowerGroup ha pubblicato i risultati di un ampio sondaggio tra lavoratori di 41 Paesi del mondo sui temi dell’IA e li ha riassunti nel report The Human Edge: trend globali per il futuro del lavoro. Le risposte evidenziano l’importanza della formazione per specializzarsi e riuscire a interagire con l’IA.

La formazione stessa è però anche uno dei punti più problematici individuati dal rapporto. È insufficiente per la metà dei lavoratori, che non la hanno ricevuta di recente. Un problema in un contesto in cui la popolazione lavoratrice è sempre più anziana e rimane al lavoro sempre più a lungo.

L’impatto dell’IA nel mondo del lavoro: i settori più colpiti

Nel suo ultimo rapporto, Manpower ha analizzato diversi aspetti dell’impatto che l’intelligenza artificiale potrebbe avere sul mercato del lavoro:

L’impatto dell’intelligenza artificiale sulle assunzioni, nel breve periodo, rimarrà limitato, con effetti percepibili solo in alcuni settori come programmazione e customer service. L’AI avrà invece un ruolo sempre più rilevante come strumento di potenziamento delle capacità umane, ma questo richiederà tempo prima di tradursi in cambiamenti evidenti nei mercati del lavoro

Il sondaggio, che ha coinvolto 12mila lavoratori e lavoratrici e 40mila aziende in 41 Paesi del mondo, ha permesso di individuare quattro questioni principali: la nascita dei super team ibridi, la riqualificazione rapida, le norme in evoluzione e la crisi del passaggio generazionale.

Le competenze con l’IA

Nel contesto dell’espansione dell’IA, rileva Manpower, i ruoli non scompaiono ma vengono riprogettati. L’intelligenza artificiale si inserisce nei flussi di lavoro ed emergono nuove skill fondamentali per gestirla e che gli LLM stessi non sono in grado di automatizzare:

  • la valutazione etica;
  • il servizio clienti;
  • la gestione dei team.

È così che si creano i super team ibridi, formati da dipendenti, collaboratori esterni e agenti AI. Secondo i dati raccolti da Manpower però, c’è una mancanza di formazione diffusa. Solo il 44% degli intervistati ha ricevuto una formazione sulle skill per affrontare l’adozione dell’IA negli ultimi sei mesi. Un problema in un contesto in cui si prevede che il 39% delle skill fondamentali cambierà entro il 2030. Da qui la necessità di una rapida riqualificazione del personale, per non rimanere fuori dalla transizione.

Lavoratori sempre più vecchi e preoccupati

Questo scenario si introduce in un contesto in cui la popolazione lavoratrice sta progressivamente invecchiando. Entro il 2030 più di una persona su quattro nelle economie avanzate avrà oltre 55 anni e per il 57% delle aziende questo fenomeno sta già influenzando le strategie di assunzione.

Al contempo, i titoli di studio tradizionali rischiano di non garantire più un posto di lavoro sicuro e ben pagato, e più della metà dei lavoratori più giovani teme di essere sostituito dall’AI. Al contempo è in corso una fuga dai ruoli manageriali, con solo il 39% della generazione X, i cinquantenni, che aspira a ricoprirli. Le aziende, avverte il report, devono quindi essere abili a gestire il ricambio generazionale e a garantire il passaggio delle competenze al momento del ricambio.