Covid, nuovo studio sul paracetamolo per le cure a casa: cosa è emerso

Gli scienziati invitano il Ministero della Salute a rivedere le linee guida per le terapie domiciliari, eliminando l'uso della Tachipirina per i pazienti più a rischio

Un gruppo di scienziati dell’Università di Pavia e dell’Università di Verona ha pubblicato uno studio che sta mettendo in discussione le terapie domiciliari per il Covid, che prevedono l’uso di un farmaco in presenza di febbre nei casi di malattia in forma lieve. Tuttavia il suo principio attivo potrebbe peggiorare le condizioni del paziente nelle fasi iniziali dell’infezione.

Si tratta del paracetamolo, conosciuto anche con il nome commerciale di Tachipirina, antipiretico presente nelle case di tutti gli italiani e consigliato dal Ministero della Salute per curare i sintomi parainfluenzali del Sars-Cov-2.

Covid, nuovo studio sul paracetamolo: perché può essere pericoloso

In particolare negli anziani assumere paracetamolo aumenta il consumo di glutatione (GSH) da parte dell’organismo, compromettendone la risposta antiossidante e antinfiammatoria.

L’uso del paracetamolo per ridurre la febbre è una prassi sicura consigliata da tutti i medici di Medicina generale, ma in presenza di sospetta infezione da Covid sarebbe meglio, secondo i ricercatori, utilizzare altre classi di farmaci, ad esempio antinfiammatori non steroidei, noti anche come FANS.

Questi medicinali sono stati inclusi nell’ultimo aggiornamento delle linee guida per le cure domiciliari, ma il principio attivo della Tachipirina rimane il farmaco elettivo per la cura dei sintomi febbrili e anche l’Aifa si è espressa in passato favorevolmente al suo utilizzo per i pazienti Covid.

L’Agenzia Italiana del Farmaco si è espressa proprio di recente sull’uso di nuovi farmaci anti Covid, tre per l’esattezza, come vi abbiamo spiegato qui.

Covid, lo studio sul paracetamolo: può aumentare il rischio ricovero

La lettera degli scienziati pubblicata sul Journal of Medical Virology sottolinea la necessità di cambiare i protocolli perché, analizzando i dati, risulterebbe un maggiore rischio di ricovero per i pazienti positivi più anziani e con altre patologie trattati con il paracetamolo.

Chi è stato curato in casa con questo farmaco, infatti, sarebbe stato ospedalizzato con più frequenza, rispetto alla popolazione di controllo, per difficoltà respiratorie dovute a polmoniti interstiziali.

Il rischio è quello di utilizzare delle linee guida per le terapie domiciliari che, invece di prevenire il ricorso ai presidi sanitari, potrebbero addirittura contribuire a saturare le terapie intensive e l’occupazione dei posti letto nei reparti Covid.

I quattro ricercatori italiani che hanno firmato lo studio rilevano che nel nostro Paese è in corso un feroce dibattito sulle cure a casa (di noi di QuiFinanza vi abbiamo parlato spesso, anche in questo articolo) alimentato dalla società civile e dal mondo della politica. In chiusura, invitano i decisori ad affidarsi alle evidenze scientifiche per aggiornare i protocolli e le misure anti Covid.

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