Casa in affitto, come tagliare le spese fisse e risparmiare davvero

Alcune strategie per ridurre i costi fissi di una casa in affitto: dal canone alle bollette energetiche fino alla scelta di contratti più vantaggiosi per risparmiare

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Alessandra Di Bartolomeo

Giornalista di economia

Giornalista esperta di risparmio, ha maturato una vasta esperienza nella divulgazione di questioni economiche.

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Se si vive in una casa in affitto è importante capire quali sono le spese fisse da sostenere mensilmente oltre al canone di locazione. Esse, infatti, se non vengono gestite con attenzione possono pesare in modo significativo sul bilancio familiare. Dalle spese per la luce e il gas a quelle per la bolletta dell’acqua, la lista è lunga. È però possibile tagliare alcune di esse per risparmiare davvero. Vediamo come.

Canone di affitto sul budget familiare

Il canone di locazione è la voce che mensilmente pesa di più sul proprio budget.

Dai dati di un recente documento, redatto dalla Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa Depositi e Prestiti, emerge infatti che il 35% dello stipendio in Italia viene destinato all’affitto.

Si tratta di una percentuale che è di poco superiore alla soglia considerata critica, che è del 30%. Un livello così alto per il costo dell’abitazione tende a comprimere le altre spese essenziali. Se il solo affitto assorbe già più di un terzo dello stipendio, risulta infatti difficile poi rispettare la regola del 50-30-20.

Il motivo è che le altre spese, come quelle per l’alimentazione, le bollette e i trasporti, fanno rapidamente superare il 50% destinato ai bisogni primari. La situazione, poi, è ancora peggiore nelle grandi città come Milano e Roma. Solo per la prima, infatti, l’affitto assorbe addirittura il 76% dello stipendio mentre nella capitale arriva al 65%. Tali valori rendono quindi impossibile una corretta distribuzione del budget familiare.

Per l’affitto della casa non si dovrebbe mai superare il 30% dello stipendio netto in quanto anche piccoli imprevisti potrebbero compromettere il proprio equilibrio finanziario. Cosa fare allora? Sicuramente valutare delle zone leggermente decentrate. In alternativa, anche delle soluzioni abitative più piccole o la condivisione dell’alloggio con altri.

Ridurre il peso dell’affitto è infatti il metodo più efficace per far respirare il bilancio familiare e tagliare una delle più importanti spese fisse mensili.

Quanto si spende per le bollette energetiche

Se si vive in affitto, una parte importante delle spese fisse è quella inerente alle bollette di luce e gas.

Per colpa degli aumenti dei costi energetici, tali voci potrebbero incidere in bolletta anche più di 250 euro al mese per una famiglia tipo secondo le stime di Assoutenti.

Ridurre tali spese però è possibile. Basta soltanto modificare le proprie abitudini quotidiane.

Ora che fa freddo, ad esempio, sarebbe opportuno abbassare la temperatura del riscaldamento di 1 grado. Tale azione, infatti, può portare, come suggerisce Altroconsumo, a un risparmio di circa 90 euro l’anno. Inoltre:

  • accorciare la durata delle docce calde può far risparmiare decine di euro all’anno;
  • sostituire le vecchie lampadine con modelli a LED può far risparmiare fino a 50 euro:
  • limitare i cicli di lavaggio della lavatrice e della lavastoviglie da 4 a 3 alla settimana fa risparmiare fino a 16 euro all’anno e in più se si opta per il programma eco si risparmia il doppio;
  • per quanto concerne il frigorifero, invece, che è uno degli elettrodomestici più energivori perché resta acceso tutto il giorno, sostituire un vecchio modello con una classe energetica C, può far risparmiare fino a 125 euro all’anno.

Tali esempi dimostrano che anche con piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane e un utilizzo più consapevole dell’energia, si possono alleggerire le bollette mensili e recuperare una parte del budget familiare.

Come tagliare le spese dell’acqua?

Un’altra voce importante che pesa sul budget mensile è quella della bolletta dell’acqua.

L’ultima indagine di Consumer’s Forum di novembre 2025 ha rilevato infatti che nonostante i consumi domestici si siano ridotti, lo spreco dell’acqua resta un problema rilevante.

La spesa media per il servizio idrico di una famiglia di tre persone con un consumo presunto di 150 metri cubi è stata di circa 384 euro nel 2024 secondo l’associazione. Si tratta di un aumento del 40% negli ultimi 10 anni.

Dall’analisi emerge inoltre che un appartamento può sprecare fino a 20.000 litri all’anno se si osservano comportamenti poco attenti.

Ecco degli esempi di spreco:

  • per un rubinetto che perde si sprecano fino a 5 litri al giorno;
  • per un bagno in vasca si sprecano 160 litri di acqua contro i 40 di una doccia;
  • quando si lavano i denti al rubinetto si sciupano fino a 30 litri;
  • per lo sciaquone senza il doppio tasto si sprecano fino a 100 litri al giorno.

Furio Truzzi, il presidente di Consumer’s Forum sostiene che per risparmiare in bolletta, i cittadini dovrebbero ridurre gli sprechi mentre gli operatori industriali in un sistema regolato, garantire sostenibilità ed economicità a vantaggio di tutti.

Per tagliare i costi della bolletta dell’acqua sarebbe quindi opportuno, come sostiene anche l’Arpa:

  • installare frangigetto o aereatori ai rubinetti così da risparmiare fino al 50% dell’acqua utilizzata;
  • riparare anche una piccola perdita per risparmiare decine di litri d’acqua al giorno;
  • fare lavatrici solo a pieno carico;
  • sostituire il sistema a sciacquone con le cassette a incasso a due tasti o con tasto per il rilascio differenziato oppure ridurre il livello dell’acqua nella cassetta del water abbassando il galleggiante così da risparmiare il 20-30% del consumo di acqua;
  • non utilizzare l’acqua corrente mente si lavano i piatti ma raccoglierla nel lavello così da risparmiare migliaia di litri all’anno.

Se si ha una casa in affitto, è importante inoltre controllare la ripartizione delle spese condominiali e delle utenze incluse per prevenire sorprese nei pagamenti annuali. Prima di firmare un contratto di locazione, sarebbe sempre opportuno chiedere una stima delle bollette medie degli anni precedenti per capire quanto realmente incidano sulla spesa totale dell’affitto.

Il canone di locazione

Sul budget mensile anche il tipo di contratto di locazione che si ha può fare la differenza.

Il più vantaggioso dal punto di vista economico è sicuramente il contratto a canone concordato che ha una durata minima di 3 anni. Il motivo è che l’importo è stabilito in base agli accordi tra l’inquilino e le associazioni di proprietari per cui di solito il primo canone è più basso rispetto ai prezzi di mercato, soprattutto nelle città più grandi. Si tratta quindi di uno strumento efficace se si vuole ridurre la spesa per la casa in affitto.

Un’altra tipologia di contratto da considerare è il transitorio che va da 18 a 30 mesi, ed è pensata per esigenze temporanee. Cessa poi in automatico alla scadenza della data stabilita senza la necessità di effettuare la disdetta.

Ci sono poi i contratti di locazione per studenti fuori sede che spesso hanno condizioni specifiche e canoni calmierati.

Risparmiare se si ha una casa in affitto: le detrazioni

Per risparmiare se si ha una casa in locazione si possono anche sfruttare le detrazioni fiscali previste dalla normativa italiana grazie alle quali si può recuperare una parte dell’affitto pagato mediante la dichiarazione dei redditi.

Se si utilizza l’immobile come abitazione principale, ad esempio, si avrà diritto a una detrazione Irpef che può arrivare fino a 300 euro l’anno se il reddito complessivo non supera i 15.493,71 euro oppure a 150 euro se esso è compreso tra i 15.493,72 euro e i 30.987,41 euro.

Nel caso in cui invece si stipuli un contratto con canone concordato c’è la possibilità per i redditi più bassi di percepire una detrazione fino a 496,80 euro e di 247,90 euro se il reddito non supera i 30.987,41 euro.

Se la casa è affittata da studenti universitari fuori sede dai 20 ai 31 anni, questi ultimi possono detrarre il 19% del canone di locazione su un massimo di 2.633 euro di canone annuo e avere un rimborso massimo di 500 euro. Ora tale contributo è riservato solo agli studenti universitari con Isee fino a 20.000 euro che non ricevono già altri aiuti pubblici per l’affitto e che sono iscritti ad università statali senza residenze universitarie.

Infine chi trasferisce la residenza per motivi di lavoro ha diritto a una detrazione di 991,60 euro se il reddito complessivo non supera i 15.493,71 euro oppure di 495m80 euro se esso è compreso tra i 15,493,72 euro e i 30.987,41 euro.