Assicurazione per cani e gatti, in Europa vale già 9,9 miliardi ed è una nuova spesa fissa di famiglia

Nel 2026 il mercato europeo delle assicurazioni per animali domestici è atteso a 9,9 miliardi di dollari, con il Regno Unito che da solo pesa oltre il 30% del totale. Crescono i costi veterinari, aumentano le polizze e cambia il modo in cui le famiglie gestiscono la salute di cani e gatti.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation e tecnologie emergenti

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

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La logica è sempre più simile a quella della sanità integrativa: pagare una quota periodica per evitare spese molto più pesanti quando arriva un intervento, una malattia o un’emergenza. In Italia il mercato delle assicurazioni per animali è ancora giovane, ma l’offerta si sta allargando e il numero di animali in famiglia rende il tema molto meno marginale di quanto sembri.

Gli animali domestici entrano nel bilancio familiare

Per molto tempo il costo di un animale domestico è rimasto una voce “elastica”: cibo, controlli, vaccini, qualche spesa imprevista. Oggi non è più così. La crescita delle polizze pet racconta un cambiamento culturale preciso: il cane, e sempre più spesso anche il gatto, entra nel bilancio familiare come una responsabilità continuativa, con costi sanitari, prevenzione e coperture assicurative che ricordano sempre di più la logica della protezione sanitaria delle persone. Non è un caso che il mercato europeo del pet insurance sia stimato a 8,7 miliardi di dollari nel 2025 e a 9,9 miliardi nel 2026, con una traiettoria di crescita molto rapida anche negli anni successivi.

Questa trasformazione si innesta su una base molto ampia. Secondo FEDIAF (Federazione Europea dell’Industria degli Alimenti per Animali da Compagnia), in Europa ci sono 299 milioni di pet e 139 milioni di famiglie convivono con almeno un animale domestico: quasi una casa su due vive con almeno un cane o un gatto. Quando una platea così grande aumenta la spesa per salute, alimentazione e servizi, il mercato assicurativo smette di essere una nicchia e diventa parte della nuova economia familiare.

Perché il mercato sta correndo così in fretta

La prima ragione è semplice: curare un animale costa di più. Nel Regno Unito, che resta il mercato più sviluppato d’Europa, nel 2025 le compagnie aderenti all’ABI hanno pagato 1,23 miliardi di sterline di rimborsi per animali domestici, il 4% in più rispetto al 2023 e oltre il doppio rispetto a dieci anni fa. Le richieste notificate sono state 1,8 milioni, circa 4.900 al giorno, mentre il costo medio di un sinistro è salito a 685 sterline.

La seconda ragione è che la medicina veterinaria è cambiata profondamente. Diagnostica avanzata, chirurgia specialistica, fisioterapia, ricoveri, trattamenti continuativi e terapie sempre più sofisticate ampliano le possibilità di cura, ma alzano la soglia economica dell’imprevisto. Lo stesso ABI (Association of British Insurers) cita casi di trattamenti per displasia delle giunture articolari che possono superare 50.000 sterline, mentre anche un’emergenza più comune, come l’ingestione di sostanze tossiche o piccoli oggetti, può arrivare intorno a 4.000 sterline. Per molte famiglie il punto non è più soltanto “quanto amo il mio cane”, ma “quanto rischio di dover spendere tutto insieme”.

L’Europa è già un laboratorio molto avanzato

I numeri europei mostrano che il settore non sta crescendo soltanto per aumento della domanda, ma anche per maturazione dell’offerta. Grand View Research stima che nel 2025 il Regno Unito abbia detenuto oltre il 30% del mercato europeo, con una penetrazione del 21% contro una media regionale del 12%. Sempre nello stesso report, i cani rappresentano oltre la metà del mercato e le coperture “accident & illness” valgono circa l’84% del totale, segno che il consumatore cerca sempre più una protezione ampia, non una copertura minima.

C’è poi un elemento che caratterizza tipicamente il biennio 2025-2026: l’arrivo di capitali e tecnologia. Il settore europeo è spinto anche dalla crescita delle insurtech specializzate. Grand View segnala, tra gli sviluppi più recenti, il round da 75 milioni di dollari raccolto a febbraio 2026 dalla svedese Lassie per espandersi in Europa e rafforzare l’uso dell’AI nella gestione dei sinistri, oltre ad altre operazioni del 2025 che mostrano come il pet insurance stia diventando un mercato più industriale, più digitale e più competitivo.

In Italia il mercato è ancora piccolo, ma i segnali sono già visibili

L’Italia non è ancora un mercato maturo come il Regno Unito o la Svezia, ma non è più un terreno privo di proposte assicurative. Secondo il Rapporto Assalco-Zoomark 2025, nelle case degli italiani vivono quasi 65 milioni di animali da compagnia: cani e gatti superano insieme i 20 milioni, con circa 9 milioni di cani e quasi 12 milioni di gatti. È una base enorme, che da sola rende evidente quanto la salute animale possa diventare un tema economico di massa.

Sul fronte assicurativo, la fotografia più precisa resta quella dell’IVASS: al 31 luglio 2024 risultavano in commercio 81 polizze con garanzie per animali domestici offerte da 32 compagnie. Ma il dato più interessante è nella composizione: 58 prodotti inserivano la copertura pet dentro polizze più ampie, soprattutto casa e famiglia, mentre solo 23 erano polizze “stand alone”, pensate esclusivamente per l’animale. È il segnale di un mercato che esiste, si sta articolando, ma non ha ancora raggiunto la piena autonomia commerciale dei mercati più maturi.

Il vero nodo non è la polizza, ma la qualità della copertura

Proprio perché il mercato italiano è ancora in fase di consolidamento, il punto non è soltanto “assicurare o non assicurare”, ma capire che cosa si sta comprando davvero. L’indagine IVASS mostra che le coperture per spese veterinarie esistono, ma con molte differenze tra una compagnia e l’altra:

  • solo sei società coprono anche spese veterinarie non conseguenti a interventi chirurgici;
  • solo cinque includono il parto cesareo;
  • dieci coprono anche spese funerarie;
  • i requisiti di assicurabilità cambiano per età, stato di salute, microchip, iscrizione ai registri e vaccinazioni.

Inoltre, molte polizze escludono patologie pregresse, malattie congenite o ereditarie, dermatiti, allergie, vaccini, antiparassitari, problemi comportamentali e una lunga serie di interventi specifici.

L’IVASS segnala anche che l’età assicurabile varia molto: alcune compagnie partono da due mesi, altre da tre o sei mesi, e nella maggior parte dei casi la copertura si interrompe al compimento del decimo anno dell’animale. Questo significa che la convenienza economica della polizza dipende da un dettaglio spesso sottovalutato: non basta guardare il premio, bisogna capire quando la copertura è realmente utile, cosa esclude e quanto protegge proprio negli anni in cui l’animale inizia a costare di più.

Quanto può crescere davvero il mercato italiano

Se si guarda ai numeri prospettici, il salto potrebbe essere notevole. Grand View Research stima per l’Italia un mercato da 685,7 milioni di dollari e una crescita attesa fino a 2,487 miliardi entro il 2033, con un CAGR del 15,6% dal 2025 al 2033. Non è una previsione “ufficiale”, ma è comunque un segnale utile: il mercato italiano resta piccolo rispetto ai leader europei, ma il ritmo di crescita atteso è elevato.

Questo aiuta a leggere meglio anche l’impatto sulle famiglie. Quando un settore passa da nicchia a mercato in espansione, di solito succedono tre cose insieme: l’offerta si amplia, i prezzi diventano più comparabili e il consumatore inizia a percepire il prodotto come ordinario. È esattamente quello che potrebbe accadere con le polizze per animali in Italia: non più una copertura “da pet lover premium”, ma una voce stabile per chi considera il rischio veterinario come una componente del bilancio domestico.

La domanda che conta è molto concreta

La vera questione non è emotiva, ma finanziaria: conviene pagare ogni mese per ridurre l’incertezza, oppure è meglio tenere il rischio in proprio e affrontare gli imprevisti quando arrivano?

La risposta dipende dal profilo dell’animale, dall’età, dalla razza, dalla propensione alla spesa della famiglia e dal tipo di copertura scelta. Ma i dati europei raccontano una tendenza netta: quando le cure veterinarie diventano più sofisticate e costose, cresce anche la disponibilità dei proprietari a trasformare un rischio episodico in una spesa ricorrente e più prevedibile.

In questo senso il 2026 potrebbe essere l’anno in cui anche in Italia il pet insurance smette di sembrare una curiosità di mercato e comincia a diventare una domanda concreta da budget familiare.