Acquisti online con rischio blocco alla dogana, i prodotti più esposti

Ci sono alcuni prodotti, soprattutto se acquistati dalla Cina, che potrebbero essere bloccati alla dogana. Le categorie più fermate alle frontiere europee

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Comprare online prodotti da pochi euro da Paesi extra Ue, soprattutto dalla Cina, può comportare un rischio concreto: il blocco alla dogana. Secondo l’ultima relazione della direzione generale Fiscalità e Unione doganale della Commissione europea, nel 2025 il 67,9% dei prodotti fermati alle frontiere Ue per non conformità o rischio grave aveva origine cinese. Il fenomeno riguarda anche i cosiddetti mini-pacchi acquistati online, spesso articoli a basso costo ordinati con un click da piattaforme e-commerce. Il problema non è solo fiscale: molti prodotti vengono fermati perché non rispettano gli standard europei di sicurezza, salute, ambiente o conformità.

Se compri questi prodotti, puoi rischiare il blocco

Le categorie più esposte sono quelle che, secondo i controlli doganali, presentano il maggior numero di rifiuti all’ingresso nell’Unione europea. Al primo posto ci sono i prodotti legati alla salute. Nel 2025 sono stati registrati oltre 27mila blocchi in questa categoria, quasi cinque volte rispetto ai 6.736 del 2022. Dentro questa voce rientrano dispositivi medici, dispositivi di protezione medica, cosmetici e prodotti del tabacco. Si tratta di beni per i quali la conformità agli standard europei è particolarmente importante, perché eventuali irregolarità possono avere effetti diretti sulla salute dei consumatori.

Sale anche il peso dell’elettronica, che nel 2025 ha raggiunto 11.773 rifiuti. Per la prima volta questa categoria supera casa e arredamento, ferma a 9.237 blocchi. Restano sotto osservazione anche prodotti per bambini e infanzia, con 3.708 casi, e altri manufatti, con 3.220 rifiuti.

Perché molti pacchi non vengono consegnati

Un prodotto può essere bloccato alla frontiera se risulta non conforme alle regole europee o se presenta un rischio grave. Le verifiche possono riguardare etichettatura, sicurezza dei materiali, marchiatura, documentazione tecnica, presenza di sostanze vietate, caratteristiche elettriche o rispetto delle norme sanitarie. Per il consumatore l’ordine può non arrivare mai. In alcuni casi può essere richiesta documentazione aggiuntiva, ma nella maggior parte delle situazioni il blocco diventa definitivo.

Secondo la relazione europea, nel 93% dei casi il rifiuto non viene superato con una messa in conformità successiva. Il prodotto viene quindi destinato alla ri-esportazione o alla distruzione. Il motivo è anche economico. Con spedizioni di valore molto basso, sistemare un prodotto irregolare può costare più dell’articolo stesso.

La Cina resta nettamente il primo Paese di origine dei prodotti bloccati alle frontiere europee. Nel 2025 la quota cinese è pari al 67,9%. Al secondo posto ci sono gli Stati Uniti, scesi al 5,4%, dopo il 13-14% registrato nel biennio precedente. Segue il Regno Unito, oggi al 6,1%, in calo rispetto all’8,3% del 2022. Tornano anche Hong Kong, al 3,25%, e Corea del Sud, al 3,86%. Non figurano più tra le principali origini l’India, che nel 2023 e nel 2024 pesava rispettivamente il 5,98% e il 2,71%, e la Turchia, presente nel 2022.

In Italia boom dei mini-pacchi, 104,9 milioni da vendite online

L’anno scorso in Italia sono state liquidate 111,3 milioni di dichiarazioni doganali o atti analoghi. Di queste, 104,9 milioni riguardavano vendite online. Il confronto con il 2021 mostra la dimensione del cambiamento. Quattro anni prima, le dichiarazioni doganali per e-commerce erano 10,2 milioni, cioè circa dieci volte meno.

Alle quasi 105 milioni di spedizioni di modico valore rilevate dall’Agenzia delle Dogane nel 2025 corrispondono oltre 396 milioni di articoli. Il 98,5% di questi prodotti è stato spedito in Italia dalla Cina, con un valore medio intrinseco di 7,30 euro per articolo.

Si calcola che il 97% di tutti gli articoli importati nell’Unione sia composto da mini-pacchi, confezioni di basso valore e provenienti per oltre il 90% dalla Cina senza pagare dazio.Anche per questo dal 1° luglio è stato introdotto il dazio comunitario di 3 euro sulle spedizioni fino a 150 euro.  Il 75% delle entrate confluirà nel bilancio dell’Unione Europea, il 25% sarà trattenuto dai singoli Stati membri.