Cibo più sostenibile per tutti: la dieta mediterranea diventa “planeterranea”

Si tratta della dieta globale del futuro, un'alimentazione sana e salutare che chiunque, in tutto il mondo, può adottare per prevenire alcune patologie croniche

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Matteo Paolini

Giornalista pubblicista

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

Le cure nutrizionali sono una delle principali preoccupazioni per la salute globale. In molte aree del mondo complicato è soddisfare il fabbisogno di nutrienti affidandosi solo ad alimenti disponibili localmente. La Dieta Mediterranea (DM), riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO dal 2010, è caratterizzata da un modello nutrizionale sano, composto principalmente da olio d’oliva (come fonte di grassi insaturi), noci, legumi, verdure, cereali integrali, frutta fresca o secca, una quantità moderata di pesce, così come latticini, carne e vino rosso.

La dieta del futuro dovrà essere sana e sostenibile

La sfida più grande che l’umanità si trova ad affrontare oggi è quella di garantire un’alimentazione sana e sostenibile per tutti. Si stima infatti che la popolazione mondiale raggiungerà i 10 miliardi entro il 2050. In questo contesto, la dieta mediterranea rappresenta un importante modello da seguire, in quanto è salutare, equilibrata e sostenibile.

Una nuova cultura alimentare

C’è una nuova cultura alimentare che sta emergendo e che mira a fare della dieta Mediterranea uno stile alimentare adottabile a livello globale, anche in quei Paesi in cui certi prodotti per ragioni climatiche e culturali non si trovano. Come? Adattando la tipica “piramide alimentare” della dieta di cui l’Italia è portabandiera – ma anche gli altri Paesi del Mediterraneo come Cipro, Croazia, Grecia, Portogallo, Spagna e Malta – agli ingredienti disponibili (e culturalmente ammessi) nel Paese che dovrà adottarla.

Un progetto tutto italiano

Con la dieta “Planeterranea” nasce un nuovo regime alimentare che include nel proprio modello di base i cibi autoctoni alternativi a quelli mediterranei. Si tratta di un progetto di ricerca elaborato dalla Cattedra Unesco di Educazione alla salute e allo sviluppo sostenibile dell’Università Federico II di Napoli, presentato sulle pagine della rivista Nature Italy.

La dieta “Planeterranea”

La dieta Planeterranea mira a identificare alimenti simili a quelli previsti dalla dieta Mediterranea in termini di valore nutrizionale in tutto il mondo. L’olio di canola e le noci pecan, ad esempio, sono due preziose fonti di acidi grassi monoinsaturi e fitosteroli disponibili in Canada. In Asia, invece, si trovano sesamo e soia, entrambi ricchi di composti bioattivi e sostanze antiossidanti. In Australia, infine, è possibile trovare la noce di macadamia, che presenta proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Senza dimenticare la gran varietà di vegetali che crescono a diverse latitudini, come la prugna di Davidson, la bacca di pepe, il finger lime e il bush tomato, tutti ricchi di flavonoidi, vitamine e minerali. Si tratta di alimenti funzionali e nutraceutici – in altre parole superfood – con caratteristiche e benefici simili a quelli della Dieta Mediterranea.

Povertà e scarsa qualità alimentare

Oggi si parla sempre più spesso di un’epidemia globale di obesità. Le persone che vivono in aree urbane hanno spesso una dieta povera per qualità e varietà, con un elevato apporto di cibi ad alto indice glicemico, come riso bianco e patate, cibi ultra-processati ricchi di zucchero e grassi. Queste abitudini alimentari sono alla base della diffusione di malattie metaboliche e cardiovascolari, e dei grandi numeri registrati nei casi di obesità, anche infantile.

I benefici della dieta mediterranea

Lo studio, pubblicato su “The Journals of Gerontology: Series A”, ha coinvolto 2.384 adulti non fragili del Framingham Offspring Study sui quali è stato valutato lo stile alimentare sulla base del Mediterranean Style Dietary Pattern Score e dell’assunzione di antiossidanti quali vitamine C ed E e carotenoidi. Oltre al questionario per esaminare la dieta, i partecipanti sono stati valutati per lo stato di fragilità, per un periodo di oltre undici anni. Lo studio ha evidenziato che uno stile alimentare simile a quello mediterraneo è associato a una minore prevalenza di fragilità. Inoltre, l’assunzione di antiossidanti è stata associata a una riduzione del rischio di fragilità.

La dieta mediterranea riduce i rischi di fragilità

I risultati di un altro studio suggeriscono che seguire uno stile alimentare simile a quello della dieta mediterranea può aiutare a ridurre il rischio di fragilità negli anziani. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Nutrients’, ha esaminato i dati di oltre 3.000 adulti di età pari o superiore a 50 anni per determinare se ci fosse una correlazione tra la dieta e la fragilità. I ricercatori hanno utilizzato una scala chiamata ‘Mediterranean Style Dietary Pattern Score’ per valutare quanto closely gli individui seguissero una dieta mediterranea-like.

I risultati hanno mostrato che coloro che avevano uno stile alimentare più simile alla dieta mediterranea avevano un 3% inferiore di probabilità di sviluppare fragilità rispetto a quelli con uno stile alimentare meno simile. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che l’assunzione di carotenoidi (un gruppo di composti vegetali che comprende la vitamina A) era strettamente correlata con una riduzione del rischio di fragilità. Infine, hanno constatato che l’assunzione di vitamina E e vitamina C non sembrava avere alcun effetto sulla fragilità.