Coralli a rischio per il caldo record, allarme per il turismo dell’addio

Le temperature dell'acqua a 31 gradi decimano le barriere coralline e i viaggiatori affollano le mete fragili prima della loro scomparsa

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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I cambiamenti climatici hanno effetti spesso poco visibili se non dopo eventi estremi, ma in altri casi sono sotto gli occhi di tutti. Un fenomeno visibile, molto più delle emissioni o della dispersione di microplastiche, è lo sbiancamento dei coralli. Uno studio francese ha analizzato l’ecosistema dell’area della Martinica, isola delle Antille. In questo piccolo spazio, tra il 2023 e il 2025, è andato perso il 78% delle colonie viventi.

È stato descritto come un fenomeno di “intenso sbiancamento”, tale da aver decimato le colonie di coralli. La causa sarebbe la sempre più alta temperatura dell’acqua, che arriva a toccare i 31 °C per sempre più giorni all’anno. Una dinamica che non avviene solo nel mare dei Caraibi, ma anche nel Mediterraneo. Le immediate ripercussioni sono la perdita dell’ecosistema, ma c’è un rischio concreto anche di riduzione dell’attenzione da parte di un turismo affascinato da queste location proprio grazie alle bellezze naturali che custodiscono.

Le barriere coralline come indicatore della crisi ambientale

Si può dire che le barriere coralline rappresentano un evidente segnale della crisi ambientale che avanza. Infatti, di pari passo al riscaldamento globale, i coralli perdono sempre più superficie. Solo nell’area dei Caraibi la copertura è scesa del 48% tra il 1980 e il 2024, come riporta lo studio del Global Coral Reef Monitoring Network pubblicato alla fine del 2025.

Per quanto la perdita costante di coralli, evidenziata dallo sbiancamento di questi, possa apparire come solo una parte del problema, si deve tenere conto che la barriera corallina solo della zona dei Caraibi tocca 44 tra nazioni e territori e rappresenta il 9,7% della superficie totale corallina globale.

Il legame tra barriera corallina e uragani

Se il fenomeno dello sbiancamento dei coralli è direttamente collegato al riscaldamento del mare, che solo nella zona dei Caraibi è stato di +1,07° negli ultimi quarant’anni, non si possono escludere anche gli altri eventi legati alla crisi climatica.

Per esempio, le prolungate ondate di calore marino moltiplicano gli uragani per numero e intensità. Questi hanno effetti diretti sulle popolazioni che abitano nelle zone costiere. All’inizio del 2026 l’Italia è stata colpita dal ciclone Harry, che ha causato danni ancora difficili da stimare ma che si aggirano intorno a 1,3 miliardi di euro.

Il turismo dell’addio e il legame con l’inquinamento

C’è un triste trend in corso che è il turismo dell’addio. Si tratta di una vera e propria corsa ai paradisi naturali minacciati dal cambiamento climatico. Si viaggia nelle zone che, tra anche soltanto poche decine di anni, potrebbero non essere più come ora: dai ghiacciai alle barriere coralline.

Tra queste mete risulta anche Venezia, minacciata dall’innalzamento del livello del mare, oppure le Maldive a rischio sommersione, la foresta amazzonica e il Mar Morto.

Questo tipo di turismo è più consapevole, spesso un turismo sostenibile, perché non si viaggia alla ricerca della meta alla moda, ma di quella che in futuro non esisterà più. Secondo gli operatori turistici, su questi turisti si può puntare per un programma rigenerativo, più sostenibile, più attento all’inquinamento o a non disturbare la fauna selvatica.

Secondo altri, come la professoressa dell’Università di Waterloo Karla Boluk, intervistata per il New York Times, il turismo dell’ultima possibilità è un “paradosso etico” perché inevitabilmente ogni viaggio genera possibile inquinamento e ripercussioni sull’ambiente già fragile. Può essere quindi definito anche un circolo vizioso, con i turisti che, proprio per rincorrere la meta prima che perda le sue caratteristiche affascinanti, la invadono e finiscono per velocizzare la sua “morte”.