Tari, la classifica delle città più care: dove si paga la tassa sui rifiuti più alta

L'analisi sui prezzi (in aumento) della Tari: il confronto tra le città dove si paga meno e dove invece si arriva a pagare oltre 600 euro

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

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Secondo una recente analisi della Uil, la Tari, ha registrare aumenti continui dal 2020 a oggi, con forti disuguaglianze territoriali e risultati spesso deludenti in termini di qualità del servizio. In media, le famiglie pagano 350 euro l’anno, ma in alcune città la tassa sui rifiuti supera ampiamente i 600 euro. Mentre solo poco realtà virtuose riescono a mantenere il prelievo sotto i 200 euro.

Dove la Tari supera i 600 euro

A livello comunale, a fronte di una media nazionale di 350 euro, il costo più elevato si registra a Pisa, dove la Tari raggiunge i 650 euro medi l’anno a nucleo.

Subito dopo troviamo:

  • Brindisi con 529 euro;
  • Pistoia con 524 euro;
  • Trapani con 521 euro;
  • Barletta con 517 euro;
  • Taranto con 509 euro;
  • Agrigento con 500 euro.

Le città metropolitane più care

Guardando invece alle città metropolitane, in cima alla classifica delle più care troviamo Genova, dove la Tari pesa in media 518 euro l’anno a nucleo familiare. Subito dopo si collocano Napoli con 499 euro, Reggio Calabria con 494 euro, Catania con 483 euro e Bari con 435 euro.

Seguono Cagliari con 412 euro, Venezia con 385 euro, Palermo con 373 euro e Torino con 365 euro. Più contenuto, ma comunque superiore ai 300 euro, il costo per le famiglie di Roma, con 334 euro, e Firenze, con 332 euro.

Dove si paga meno

Sul fronte opposto, tra le città meno care troviamo:

  • La Spezia, con 180 euro;
  • Novara e Belluno con 204 euro;
  • Fermo con 205 euro;
  • Brescia con 208 euro;
  • Cremona e Trento con 217 euro;
  • Ascoli Piceno con 218 euro;
  • Vercelli con 220 euro;
  • Pordenone con 222 euro.

Le città metropolitane meno care

Tra i grandi centri, invece, spiccano Milano, con una media di 294 euro, e soprattutto Bologna, che con 236 euro annui si conferma la metropolitana meno cara d’Italia.

Un dato basso viene spesso associato, secondo l’analisi Uil, a una gestione più efficiente del ciclo dei rifiuti e a un maggiore investimento sulla raccolta differenziata.

Crescono gli importi ma crescono i disservizi

La Tari nasce con un principio teoricamente semplice: far pagare ai cittadini il costo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Secondo il segretario confederale Uil, Santo Biondo, il sistema mostra però delle crepe e, negli ultimi anni, l’aumento della tassa non è stato accompagnato da un miglioramento proporzionale del servizio.

Anzi. In molte aree del Paese persistono una carenza cronica di impianti di trattamento e riciclo, nonché un ricorso eccessivo alle discariche, spesso più costoso nel medio-lungo periodo. Inoltre, i livelli di raccolta differenziata e recupero delle risorse sono ancora insufficienti nella maggior parte delle regioni.

Perché la Tari continua ad aumentare in Italia

Secondo la Uil, gli aumenti continui della Tari non sono inevitabili, ma derivano da scelte strutturali sbagliate o rimandate nel tempo. La mancanza di impianti costringe molti Comuni a esportare i rifiuti, con costi elevati che finiscono direttamente sulle bollette dei cittadini.

A questo si aggiungono inefficienze gestionali, ritardi negli investimenti e, in alcuni casi, problemi di evasione fiscale, che scaricano il peso delle tasse su chi paga regolarmente. Il risultato è un sistema che non premia né i comportamenti virtuosi dei cittadini né l’efficienza amministrativa, ma che accentua le disuguaglianze territoriali.

Finché non si interverrà seriamente su impianti, organizzazione e prevenzione dei rifiuti, la Tari continuerà a crescere, restando una tassa sempre più pesante e sempre meno giustificabile agli occhi dei contribuenti. E la classifica delle città più care, purtroppo, rischia di restare una costante anche nei prossimi anni.