Saldo Iva, scadenza il 16 marzo: come accedere alla rateizzazione e quanto costa

Il 16 marzo 2026 è il termine ultimo per pagare il saldo Iva 2025. Vediamo come rateizzare il versamento e gestire la pratica

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista con una solida carriera avviata nel 2002, ha iniziato il proprio percorso professionale specializzandosi in mercato immobiliare e mutui. Nel corso di molti anni di attività, ha ampliato il suo raggio d'azione approfondendo i temi del fisco, del diritto e della macroeconomia. Oggi analizza scenari complessi e dinamiche geopolitiche per le principali testate nazionali e portali finanziari.

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Il 16 marzo 2026 è una delle date più importanti da segnare sul calendario fiscale di quest’anno, perché sono previsti numerosi adempimenti tributari, ma il più importante di tutti, sicuramente, è il pagamento del saldo Iva 2025. Entro questa data i contribuenti devono versare quanto maturato al 31 dicembre dello scorso anno in un’unica soluzione o, in alternativa, la prima rata. Sempre che non decidano di differire il pagamento a giugno.

La scadenza ordinaria del saldo Iva 2025

Per il versamento del saldo Iva 2025, la scadenza ordinaria è fissata al 16 marzo 2026: sono tenuti ad effettuare il pagamento i contribuenti che presentano la Dichiarazione Iva annuale con un saldo a debito superiore a 10,33 euro (10 euro per arrotondamento).

Le opzioni di pagamento sono sostanzialmente due:

  • in un’unica soluzione, pagando l’intero importo entro il 16 marzo 2026;
  • con la rateazione ordinaria, suddividendo il pagamento in un massimo di 10 rate mensili – in questo caso è necessario applicare l’interesse mensile dello 0,33%.

Come calcolare gli interessi per la rateizzazione

Chi dovesse optare per la rateazione del saldo Iva, deve ricordare che l’ultima rata deve essere versata obbligatoriamente entro il 16 dicembre 2026. Ipotizzando il primo versamento avvenga il 16 marzo, il piano di rateazione segue quanto indicato nella tabella con il relativo calcolo degli interessi.

Rata Scadenza Interessi (mensili) Tasso applicato Note
Prima rata 16 marzo 2026 0,00% Importo capitale senza interessi
Seconda rata 16 aprile 2026 0,33% 0,33% fisso Prima quota interessi
Terza rata 16 maggio 2026 0,33% 0,66% (cumulato)
Quarta rata 16 giugno 2026 0,33% 0,99% (cumulato)
Quinta rata 16 luglio 2026 0,33% 1,32% (cumulato)
Sesta rata 20 agosto 2026 0,33% 1,65% (cumulato) Scadenza posticipata per pausa estiva
Settima rata 16 settembre 2026 0,33% 1,98% (cumulato)
Ottava rata 16 ottobre 2026 0,33% 2,31% (cumulato)
Nona rata 16 novembre 2026 0,33% 2,64% (cumulato)
Decima rata 16 dicembre 2026 0,33% 2,97% (cumulato) Ultima rata possibile

Opzione di differimento a giugno

Il differimento a giugno permette di allineare il pagamento dell’Iva a quello delle imposte sui redditi, quindi a quelle dell’Irpef e dell’Ires, offrendo maggiore flessibilità finanziaria a fronte di una piccola maggiorazione.

Chi dovesse decidere di utilizzare questa possibilità, deve applicare all’importo che deve versare una maggiorazione pari allo 0,40% per ogni mese (o frazione di mese) di ritardo rispetto al 16 marzo.

Per il pagamento al 30 giugno, la maggiorazione totale è solitamente dell’1,20% (0,40% x 3 mesi – aprile, maggio, giugno).

Differimento extra: rimandare tutto a luglio

È possibile posticipare ulteriormente di altri 30 giorni (fino al 30 luglio 2026) il pagamento del saldo Iva, ma in questo caso si applica un’ulteriore maggiorazione dello 0,40% sull’importo già incrementato dalla maggiorazione prevista per il primo differimento.

Rateizzazione dal 30 giugno 2026

È possibile iniziare a rateizzare il saldo Iva direttamente da giugno, invece che da marzo. In questo caso è necessario:

  • calcolare l’importo totale dell’imposta dovuta includendo la maggiorazione dell’1,20%;
  • la somma ottenuta deve essere divisa per il numero di rate desiderate (massimo 7 rate, poiché l’ultima deve comunque scadere il 16 dicembre);
  • sulle rate successive alla prima (quelle, quindi, che scadono dal 16 luglio 2026 in poi), è necessario applicare i consueti interessi di rateizzazione dello 0,33% mensile.

Pagamento e compilazione del Modello F24

Il pagamento dell’Iva deve essere effettuato utilizzando un Modello F24. Deve essere utilizzato il codice tributo 6099 che serve specificatamente per il Versamento Iva sulla base della dichiarazione annuale, che deve essere inserito nella sezione Erario.

A questo punto si deve passare alla sezione Rateazione/Regione/Prov/Mese Rif dove deve essere inserito:

  • 0101, se si è deciso di pagare in un’unica soluzione;
  • la rata che si sta versando e il numero totale (per esempio 0110 per la prima di dieci, 0210 per la seconda), se si sta pagando a rate.

Dove viene richiesto l’anno di riferimento deve essere indicato l’anno d’imposta a cui l’Iva si riferisce, il 2025. Alla voce importi a debito versati deve essere inserito l’importo del saldo Iva (eventualmente maggiorato dello 0,40% se differisci a giugno).

Il codice tributo da utilizzare per indicare gli interessi è 1668.

Modalità di pagamento online

I titolari di Partita Iva hanno l’obbligo di presentare il Modello F24 esclusivamente in modalità telematica. È possibile procedere in tre modi:

  • F24 Web / Online, direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate, utlizzando le proprie credenziali digitali;
  • attraverso l’home banking della propria banca;
  • PagoPa;
  • inviando il Modello F24 tramite il tuo commercialista o un Caf.

Il pagamento può avvenire tramite compensazione

La compensazione permette di utilizzare i crediti d’imposta (Iva o altri tributi) per abbattere il debito del saldo Iva 2025. Esistono due tipologie principali di compensazione, regolate da soglie e obblighi differenti:

  • la compensazione verticale;
  • la compensazione orizzontale.

Cos’è la compensazione verticale

Nello specifico la compensazione verticale consiste nell’utilizzare il credito Iva maturato nel 2025 per pagare debiti Iva dello stesso anno o successivi (come possono essere acconti o liquidazioni periodiche). Questa operazione

  • non è soggetta ad alcun limite di importo;
  • non è richiede il visto di conformità anche quando gli importi sono elevati;
  • può essere gestita direttamente in dichiarazione o tramite Modello F24.

Cos’è la compensazione orizzontale

La compensazione orizzontale, invece, permette di usare il credito Iva per pagare imposte diverse (come possono essere l’Irpef o l’Ires). Qui le regole sono più stringenti. Fino a 5.000 euro è possibile compensare liberamente dal 1° gennaio 2026. Quando si supera questa cifra:

  • è necessario che la dichiarazione Iva da cui emerge il credito sia munita del visto di conformità apposto da un professionista abilitato;
  • la compensazione può avvenire solo a partire dal 10° giorno successivo alla presentazione della dichiarazione Iva annuale;
  • il limite massimo di crediti compensabili orizzontalmente è fissato a 2 milioni di euro per anno solare (soglia in vigore per il 2026).

Ricordiamo che a partire dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto restrizioni più severe:

  • è vietata la compensazione orizzontale se il contribuente ha dei debiti scaduti (cartelle esattoriali o accertamenti esecutivi) superiori a 50.000 euro (la soglia precedente era di 100.000 euro);
  • non si può accedere alla compensazione in presenza di debiti superiori a 1.500 euro per i quali sia scaduto il termine di pagamento.