Un punteggio Isa negativo nel 2026 fa scattare i controlli fiscali

Tra le novità fiscali del 2026 c'è una maggiore attenzione ai punteggi Isa, che fanno scattare immediatamente i controlli del Fisco

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Giornalista specializzato in fisco, tasse ed economia. Muove i primi passi nel mondo immobiliare, nel occupandosi di norme e tributi, per poi appassionarsi di fisco, diritto, economia e finanza.

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Con l’avvio del 2026, l’Agenzia delle Entrate ha completamente cambiato strategia nei controlli fiscali. Non ci saranno più delle verifiche a tappeto, ma si preferiranno delle operazioni mirate. Gli uffici competenti selezioneranno esclusivamente i contribuenti ad alto rischio evasione, analizzando qualcosa come 200 banche dati, che sono gestite dal partner tecnologico Sogei.

A finire sotto la lente d’ingrandimento ci sarà principalmente lo score di affidabilità fiscale del singolo contribuente, che si baserà sugli Isa (Indicatori Sintetici di Affidabilità). I soggetti che accumulano delle anomalie (ignorano le lettere o non aderiscono al concordato preventivo biennale) finiscono sotto la lente d’ingrandimento dell’Agenzia delle Entrate.

Lo score di affidabilità fiscale, di cosa si tratta

Uno dei parametri che l’Agenzia delle Entrate adotterà per verificare se i contribuenti siano in regola è lo score di affidabilità fiscale. Questo viene calcolato attraverso gli Indici Sintetici di Affidabilità, i famosi Isa. È un sistema che i titolari di partita Iva conoscono da molti anni e che viene utilizzato per definire la coerenza dei dati dichiarati con quanto è presente nelle banche date del fisco.

Al singolo soggetto viene attribuito un punteggio che va da 1 a 10: più alto è il punteggio, maggiore è la sua affidabilità. Quanti dovessero ottenere un punteggio superiore a 8 possono accedere a una serie di benefici concreti:

  • vengono ridotti i termini per gli accertamenti;
  • sono esclusi da una serie di controlli;
  • sono esentati dal visto di conformità per compensare i crediti Iva fino a 70.000 euro.

Quanti invece ottengono l’insufficienza, ossia un punteggio inferiore a 6, vengono inseriti automaticamente nella lista dei soggetti che devono essere sottoposti a dei controlli mirati.

In quale modo funzionano gli Isa

Dietro agli Isa c’è una metodologia di lavoro particolarmente complessa, che confronta le variabili contabili con quelle strutturali. Viene analizzato il processo produttivo, l’organizzazione delle vendite e la dinamica della domanda: il tutto viene contestualizzato nel territorio in cui il contribuente opera: ovviamente essere a Milano non è la stessa cosa che operare in un piccolo comune periferico, collocato in un’isola.

L’Agenzia delle Entrate periodicamente incrocia i dati economici dei singoli contribuenti con quelli di oltre 1.100 codici di attività che sono state mappate, delineando una serie di profili di rischio specifici per ogni settore. Siamo davanti ad una platea particolarmente ampia di attività, che coinvolgono diversi contribuenti che agiscono in diverse forme giuridiche, in varie zone dell’Italia e operano in diverse attività.

Premettiamo che avere un basso score Isa non implica automaticamente l’essere un evasore fiscale. La situazione può essere stata determinata da un anno particolarmente difficile, dagli investimenti che sono stati effettuati e da dei dati strutturali che insistono in un determinato settore. Purtroppo attiva un campanello d’allarme presso l’Agenzia delle Entrate.

Cosa accadrà nel 2026

Ma a questo punto cosa accadrà con l’inizio del nuovo anno. L’AdE ha delineato con precisione quale sarà la sua strategia per il triennio 2024-2026 nel Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO).

Il progetto è quello di effettuare qualcosa come 320.000 controlli sostanziali ogni anno. A questi si andranno ad aggiungere le verifiche della Guardia di Finanza, che nel 2026 saranno 75.000 (in crescita rispetto alle 65.000 del 2024 e alle 70.000 del 2025).

A finire sotto la lente d’ingrandimento saranno principalmente le imprese di medie dimensioni: qui si registra l’aumento più marcato, con una crescita del 20% nel 2026 che arriverà a sfiorare il 50% nel 2028.

Il Fisco ha intenzione di presidiare il territorio a trecentosessanta gradi, senza trascurare nulla. L’intenzione è quella di investire nella compliance e sull’adempimento spontaneo e, soprattutto, colpire chi dovesse rimanere inerte dopo una segnalazione.

Ignorare una lettera dell’AdE: le conseguenze

Non rispondere a una lettera dell’Agenzia delle Entrate non è mai una buona idea, perché determina un accertamento vero e proprio. A partire da quest’anno non c’è più alcuna soglia di tolleranza: ricevere delle comunicazioni di anomalia e ignorarle completamente mette gli uffici tributari nella situazione di agire immediatamente.

Ma quali sono le situazioni che mettono in allarme e che possono far scattare un controllo: l’attenzione è concentrata sulle anomalie che emergono dai modelli Isa. Quella più frequente è relativa ai ricavi sottostimati rispetto agli indicatori di capacità produttiva: dichiarare 50.000 euro con dei dipendenti, un magazzino e dei contratti di locazione commerciale, fa in modo che il sistema rilevi dei costi operativi superiori rispetto a quanto guadagnato.

Lo stesso discorso lo si può estendere anche ai margini troppo bassi rispetto alla media di settore: se tutti gli operatori dello stesso settore, nella stessa area geografica, hanno un margine lordo del 35%, mentre un soggetto si ferma al 15% l’algoritmo registra l’anomalia.

Altre anomalie sono costituite dell’Iva a credito strutturale senza una giustificazione evidente, delle compensazioni di crediti anomale o degli acquisti da fornitori stranieri che non risultano essere coerenti con l’attività che viene dichiarata.

Sotto la lente d’ingrandimento ci finiscono anche gli incassi Pos molto superiori rispetto ai corrispettivi dichiarati: un motivo per finire sotto osservazione.

L’importanza del concordato preventivo

Gli Isa vanno a braccetto con il concordato preventivo biennale: chi aveva delle anomalie era stato invitato a regolarizzare la propria posizione prima di aderire all’accordo. Anche se, ora come ora, il nodo principale coinvolge i soggetti che non hanno aderito.

In questo contesto è importante quanto previsto dall’articolo 34, comma 2 del Dgs n. 13/2024:

L’Agenzia delle Entrate e il Corpo della Guardia di Finanza programmano l’impiego di maggiore capacità operativa per intensificare l’attività di controllo nei confronti dei soggetti che non aderiscono al concordato preventivo biennale o ne decadono.

Chiariamo subito: non aver aderito al concordato preventivo biennale non comporta delle sanzioni dirette. Ma espone ad un rischio concreto: essere inserito nelle liste selettive che portano a dei controlli mirati.