Il licenziamento viene annullato dal giudice, ma nel frattempo il lavoratore ha percepito il Tfr (trattamento di fine rapporto), la Naspi e deve gestire fiscalmente eventuali risarcimenti erogati dall’azienda. Da un punto di vista strettamente amministrativo sono diverse le pratiche da mettere in ordine per non commettere degli errori quando si compila la dichiarazione dei redditi.
Indice
Licenziamento annullato, come vanno tassati gli arretrati
Gli arretrati maturati a seguito di un licenziamento annullato seguono delle regole ben precise, che servono a evitare che il lavoratore venga penalizzato dalla progressività dell’Irpef. In altre parole il legislatore vuole evitare che il dipendente finisca in uno scaglione più alto solo perché ha ricevuto più annualità di stipendio insieme.
L’articolo 17 del Tuir prevede espressamente che gli arretrati erogati a un lavoratore dipendente, corrisposti per effetto di una sentenza, siano soggetti a una tassazione separata.
Questa agevolazione, però, si applica esclusivamente nel caso in cui il ritardo del pagamento sia stato dovuto a una causa oggettiva – una lite giudiziaria che ha determinato il reintegro del dipendente – e non dalla volontà di una delle parti.
L’aliquota che deve essere applicata non è quella dello scaglione Irpef a cui il lavoratore appartiene nel momento in cui riceve la somma, ma è data dalla media delle aliquote applicate nel corso del biennio precedente.
Nel caso in cui il contribuente non abbia percepito dei redditi nel periodo in questione, per i calcoli è necessario prendere come riferimento l’aliquota del primo scaglione Irpef (nel 2026 è pari al 23%).
Il ruolo del sostituto d’imposta
In questo contesto un ruolo importante lo ha il datore di lavoro, che agisce come sostituto d’imposta nel momento in cui viene erogata la somma, che applica l’aliquota media calcolata sulla base dei dati in suo possesso.
In un secondo momento l’Agenzia delle Entrate calcola nuovamente l’imposta definitiva basandosi su tutti i redditi storici del contribuente ed invierà una richiesta di saldo o rimborso.
Come vanno gestiti i contributi
Le eventuali somme che vengono percepite come arretrati a seguito di un licenziamento annullato sono soggette a contribuzione previdenziale piena. Tutti i contributi che sono a carico del lavoratore (ammontano a circa il 9,19%) vengono trattenuti dal datore di lavoro sulla somma che è stata indicata dal giudice.
L’Irpef, quindi, dovrà essere calcolata sulla somma netta dei contributi, andando a ridurre la base imponibile.
Come devono essere dichiarati i risarcimenti
Una delle distinzioni fiscali più importanti da tenere a mente a fronte di un licenziamento annullato sono le somme che sostituiscono lo stipendio, che vanno tassate, e quelle che servono a risarcire un danno, che sono esentasse. La distinzione si basa sulla dicotomia tra lucro cessante e danno emergente.
Il principio della perdita patrimoniale
Non costituiscono reddito e non sono soggette alla tassazione Irpef le indennità risarcitorie che sono corrisposte a titolo di danno emergente. Per essere esentasse la somma ricevuta dal lavoratore deve servire a reintegrare il patrimonio del lavoratore per una perdita effettiva e non deve sostituire una retribuzione non percepita.
Esempi tipici in questo senso sono i risarcimenti per:
- danni biologici;
- danni esistenziali;
- danno all’immagine.
Il risarcimento da lucro cessante
Quando, invece, l’indennità percepita serve a risarcire la mancata percezione dei redditi, ossia le mensilità dovute per il licenziamento e la reintegra, la somma percepita è sempre tassata.
In questo caso viene applicata la tassazione separata come abbiamo visto in precedenza.
Indennità risarcitoria omnicomprensiva
Può capitare che il giudice stabilisca un’indennità tra un minimo e un massimo di mensilità senza reintegra che è soggetta a tassazione separata, con l’aliquota calcolata con le medesime regole del trattamento di fine rapporto.
A differenza degli arretrati, su queste indennità risarcitorie pure da sanzione (come possono essere, per esempio, le 12-24 mensilità) non sono dovuti i contributi previdenziali, il che aumenta il netto percepito dal lavoratore.
Spese legali e oneri accessori
Quando una sentenza condanna l’azienda a rimborsare al dipendente le spese legali, questa somma è esentasse, perché costituisce un semplice rimborso di un costo sostenuto.
Gli interessi moratori e la rivalutazione monetaria su crediti di lavoro seguono, invece, il regime del debito principale (quindi sono generalmente soggetti a tassazione separata).
| Tipologia di indennità | Tassazione | Contributi Inps |
| Danno professionale o di immagine | No (Esente) | No |
| Indennità sostitutiva reintegra | Sì (Separata) | No |
| Arretrati per reintegra | Sì (Separata) | Sì |
Tfr e Naspi: devono essere restituite
A seguito dell’annullamento del licenziamento viene ripristinato giuridicamente il rapporto di lavoro, come se non fosse mai stato interrotto. Questo risultato ha una conseguenza immediata per il dipendente: deve restituire le somme ricevute a seguito della cessazione del rapporto, perché vengono a mancare i presupposti che hanno portato alla loro erogazione.
Restituzione del trattamento di fine rapporto
Nel caso in cui l’azienda avesse liquidato il Tfr al momento del licenziamento, la somma ricevuta deve essere restituita. L’importo da rimborsare è quello netto ricevuto: l’azienda recupererà le imposte versate direttamente dall’Erario con un conguaglio o con un’istanza di rimborso.
Dato che il Tfr è soggetto a tassazione separata, la restituzione non impatta sul reddito imponibile del lavoratore, nel caso in cui la restituzione avvenga nello stesso anno dell’erogazione.
Se, invece, avviene in un anno fiscale diverso, il dipendente potrà esercitare il diritto a dedurre l’importo restituito o richiedere il rimborso delle tasse pagate in eccesso tramite la dichiarazione dei redditi.
Restituzione della Naspi
Si ha diritto a ricevere la Naspi solo in caso di disoccupazione involontaria. Nel momento in cui avviene la reintegra, il periodo di estromissione viene coperto dal risarcimento: la disoccupazione, quindi, non è più configurabile.
Scatta così l’obbligo a restituire integralmente le somme percepite. Le tasse pagate sulla Naspi (che è tassata come reddito da lavoro dipendente) possono essere recuperate: l’importo restituito all’Inps costituisce un onere deducibile, che abbatterà l’Irpef dovuta nell’anno della restituzione.