Quasi 2 milioni di Isee sbagliati, più controlli anti “furbetti” con il decreto Pnrr

L'implementazione della Piattaforma nazionale dati permetterà di incrociare le banche dati della Pa per avere miglior accesso e controlli più capillari sull'Isee

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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Più di 1,7 milioni di Isee sono errati secondo gli ultimi dati dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente e secondo i controlli reddituali. Discrepanze dovute o a errori di compilazione o a vere e proprie truffe che distorcono la distribuzione di bonus e di esenzioni. Un problema che potrebbe essere in parte risolto con il prossimo decreto Pnrr.

Nella bozza del testo infatti è presente una norma che punta ad attuare il principio del “once only“, secondo cui la Pubblica amministrazione non dovrebbe chiedere al cittadino dati che già ha, anche se non sono stati raccolti dallo stesso ente di cui ha bisogno. Un obiettivo che sarà raggiunto attraverso la Piattaforma digitale nazionale dati.

Gli Isee sbagliati sono 1,7 milioni

Grazie alle nuove automazioni che sono derivate dalla progressiva digitalizzazione dei dati a disposizione della pubblica amministrazione, è stato possibile individuare 1,7 milioni di Isee irregolari. Sono due gli errori principali commessi dalle persone che compilano la Dsu:

  • errori reddituali e patrimoniali, in cui si indica un valore errato delle proprie entrate o del valore dei propri beni (640mila);
  • errori anagrafici, in cui si indica un numero errato di componenti del proprio nucleo familiare (1,1 milioni).

Anche se non può essere dimostrato senza indagini precise, la Pa presume che in diversi casi si tratti di strategie delle famiglie per ridurre il proprio Isee e ottenere bonus, vantaggi e detrazioni che altrimenti non spetterebbero. L’esempio più comune è quello dei nuclei che “trasferiscono” la residenza di un figlio studente universitario in modo da avere uno sconto sensibile sulle tasse.

La semplificazione del decreto Pnrr

Nel decreto Pnrr esiste però una norma che dovrebbe affrontare e risolvere questo problema. Si basa sul principio del “once only”, enunciato per la prima volta nel 2020 ma mai veramente applicato. Prevede che la Pubblica amministrazione debba utilizzare i dati dei cittadini di cui è in possesso anche se l’ente che li necessita non è quello che li ha raccolti.

Secondo questo principio, quindi, comuni, università e altri enti che necessitano di un Isee per verificare il diritto di una famiglia a ricevere un beneficio non dovranno più chiederlo alla famiglia stessa, ma lo riceveranno direttamente da un altro ente che lo ha già raccolto. Spesso si tratterà dell’Agenzia delle entrate, che potendo incrociare i dati fiscali ha spesso accesso a situazioni reddituali più precise.

La Piattaforma digitale nazionale dati

Per attuare questo principio, che alleggerirà di molto la burocrazia, sarà potenziata la Piattaforma digitale nazionale dati (Pdnt), spendendo 556 milioni di euro del Pnrr. La piattaforma raduna già oggi oltre 9mila enti e 13.500 servizi digitali, e fungerà da snodo per l’interoperabilità delle banche dati della pubblica amministrazione.

In questo modo si potranno facilmente incrociare i dati di tutti gli oltre 11 milioni di Isee che dovrebbero essere stati presentati nel 2025. La piattaforma preparerà inoltre la Pa al probabile aumento del numero di Dsu presentate dal 2026, visto che molte famiglie potranno accedere ad agevolazioni e bonus grazie all’aumento del limite entro cui la prima casa di proprietà è esclusa dal conteggio del patrimonio ai fini dell’Isee.