Isee antifrode con controlli automatici Inps: cosa rischia chi lo falsifica

Con i controlli Inps sull'Isee antifrode scattano revoche dei bonus, recupero delle somme fino a 5 anni e rischio di sanzioni penali

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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L’introduzione dell’Isee precompilato e delle nuove modalità di controllo previste dal decreto Pnrr rafforza in modo significativo il sistema di verifica sulle dichiarazioni economiche dei cittadini. L’obiettivo è duplice: semplificare l’accesso alle prestazioni sociali agevolate e, allo stesso tempo, contrastare le dichiarazioni non corrette o non veritiere che negli anni hanno consentito a soggetti non aventi diritto di ottenere bonus, sconti e contributi pubblici.

L’Isee resta uno strumento centrale per accedere a molte misure di welfare, dall’assegno unico per i figli alle agevolazioni universitarie, passando per bonus sociali, servizi comunali e prestazioni assistenziali. Proprio per questo, il legislatore ha deciso di rafforzare i controlli e di chiarire in modo più netto quali siano i rischi per chi presenta un Isee errato o mendace.

Isee antifrode e controlli automatici

Con le nuove regole, scuole, università, Comuni e altre pubbliche amministrazioni che concedono prestazioni agevolate non si limitano più a ricevere l’attestazione Isee presentata dal cittadino. Gli enti possono infatti acquisire d’ufficio i dati necessari tramite la piattaforma digitale dell’Inps, incrociando le informazioni dichiarate nella Dsu con quelle già presenti nelle banche dati pubbliche.

La relazione illustrativa del decreto chiarisce che la norma è pensata per ridurre il rischio di concessione indebita delle prestazioni, consentendo alle amministrazioni di verificare direttamente i dati economici e patrimoniali dei richiedenti. Questo sistema riduce gli spazi di errore e rende più difficile omettere redditi, conti correnti o patrimoni immobiliari.

Cosa rischia chi presenta Isee con errori

Presentare un Isee non corretto può avere conseguenze rilevanti, anche quando l’errore non è immediatamente individuato. La prima conseguenza è la revoca del beneficio ottenuto. Se l’Inps o l’ente che ha erogato la prestazione accerta che l’Isee non rispecchia la reale situazione economica del nucleo familiare, il contributo viene annullato.

A questo si aggiunge l’obbligo di restituzione delle somme percepite senza averne diritto. Le somme da restituire possono riguardare tutte le prestazioni ricevute negli ultimi cinque anni, a partire dalla scoperta dell’irregolarità. Per chi ha beneficiato di agevolazioni continuative, come assegni mensili o riduzioni sulle tasse universitarie per più anni, l’importo da restituire può diventare molto elevato.

Nel caso in cui l’errore derivi da dichiarazioni false o da omissioni consapevoli, il rischio non è solo amministrativo. Quando viene dimostrata la volontarietà della falsa dichiarazione, può configurarsi il reato di truffa ai danni dell’Inps o della pubblica amministrazione. In questi casi, oltre alla perdita del beneficio e alla restituzione delle somme, si apre un procedimento penale.

Le sanzioni penali previste includono la reclusione da sei mesi a tre anni, oltre a una sanzione pecuniaria. Si tratta di conseguenze che vanno ben oltre la semplice irregolarità formale e che incidono in modo significativo sulla posizione personale e patrimoniale del dichiarante.

I tempi dei controlli e delle sanzioni

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda i tempi entro cui possono arrivare i controlli. L’Inps e le altre autorità competenti possono verificare la correttezza delle dichiarazioni Isee anche a distanza di anni. Per quanto riguarda il recupero delle somme indebitamente percepite, il termine è di cinque anni dalla presentazione della Dsu.

Sul piano penale, invece, i tempi si allungano ulteriormente. L’azione penale può essere avviata fino a sette anni dalla dichiarazione ritenuta falsa. Questo significa che anche a distanza di molto tempo il cittadino può essere chiamato a rispondere delle informazioni fornite, con effetti retroattivi sulle prestazioni ricevute.