Il Fisco ora ha una nuova arma a disposizione per contrastare l’evasione fiscale. Sono i 2,5 miliardi di fatture elettroniche custodite nei database dell’Agenzia delle Entrate, che stanno per essere messe a disposizione dell’Agenzia della riscossione. L’obiettivo è intercettare i crediti commerciali vantati da chi ha cartelle esattoriali non saldate e bloccare i pagamenti prima che raggiungano i debitori fiscali.
È la svolta introdotta dall’ultima legge di Bilancio, che promette di cambiare le regole del gioco nella lotta ai debiti.
I deludenti numeri del 2024
Finora, il pignoramento presso terzi era spesso un’operazione condotta con informazioni parziali o obsolete. Il risultato, come testimoniano i numeri del 2024, è stato deludente: su 600mila procedure avviate, solo il 22,3% ha portato a un effettivo recupero, con un valore medio di circa 10.500 euro per ciascun pignoramento. Un tasso di inefficacia che ha un costo elevatissimo per le casse pubbliche.
Con l’accesso al flusso delle fatture elettroniche, la prospettiva si capovolge. Quel gigantesco archivio diventa una mappa quasi in tempo reale dei flussi economici. È composto per il 55% da transazioni B2B, per il 44% da operazioni B2C e per un residuo 1% verso la Pubblica Amministrazione. Questo patrimonio informativo permetterà di sapere in anticipo quali incassi il contribuente moroso sta aspettando di ricevere. In sostanza, il Fisco potrà intercettare il denaro prima che finisca nelle tasche del debitore, bloccandolo alla fonte.
Come funzionerà
Il modello operativo è delineato. L’Agenzia delle Entrate farà da “mediatore“, elaborando e fornendo al Fisco un pacchetto semestrale di informazioni aggregate. Non si tratterà di dati grezzi, ma di elaborazioni che indicheranno la somma dei corrispettivi fatturati nel semestre precedente dai debitori iscritti a ruolo. E, in alcuni casi, anche dai loro coobbligati verso lo stesso acquirente. È un’estensione dell’utilizzo della fatturazione elettronica, finora riservata principalmente alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Entrate per le attività di controllo e analisi del rischio antievasione.
L’uso dei dati dovrà essere limitato al recupero dei debiti iscritti a ruolo, con un focus sui contribuenti ad alto rischio di frode. La chiave di volta sarà l’analisi del rischio, potenziata dal nuovo patrimonio informativo, che dovrà individuare con precisione le situazioni in cui il credito commerciale esiste ed è aggredibile, massimizzando così la probabilità di successo della procedura.
Quanto si può recuperare
La relazione tecnica della manovra stima che, anche con un’applicazione prudente del nuovo sistema e un impiego limitato al 10% dei pignoramenti, l’efficacia possa raddoppiare, passando dal 22,3% al 44,6%. Un balzo che, considerati i tempi di rodaggio, potrebbe tradursi a partire dal 2027 in recuperi aggiuntivi per 140 milioni di euro annui:
- 80 milioni per i tributi erariali (come Irpef e Ires);
- 40 milioni per i contributi previdenziali;
- 20 milioni per i crediti di altri enti.
Questa misura recepisce un suggerimento emerso dalla commissione ministeriale per l’analisi dello smaltimento del magazzino della riscossione. A differenza di altre proposte più invasive, come l’accesso alla cosiddetta Superanagrafe dei conti correnti, l’uso delle fatture elettroniche è apparsa al legislatore un’opzione tecnicamente solida e politicamente praticabile.
Sul piano operativo, la sfida è ora ingegnerizzare la procedura. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, dovrà adottare un apposito provvedimento entro 90 giorni, mentre i tecnici lavorano anche alla nuova rottamazione quinquies. La legge di Bilancio concede 90 giorni, fino a fine marzo, ma i lavori sono già avviati. Con questa nuova mossa, si consolida un modello di Fisco “proattivo”, che non si limita più a reagire all’evasione ma cerca di prevenirla e contrastarla in modo intelligente.