Comuni, 21 miliardi non riscossi: cosa cambia con la nuova sanatoria locale

Oltre 1.100 Comuni sotto la soglia di riscossione. Sono 21 miliardi di euro i crediti non incassati ed emerge un forte divario tra Nord e Sud

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Più di 1.100 Comuni italiani non raggiungono la soglia minima di capacità di riscossione fissata al 17,5%. È quanto emerge dalle bozze di decreto attuativo della riforma della riscossione locale, allo studio del Ministero dell’Economia. Secondo le nuove regole, gli enti che non superano questo livello dovranno affidare la riscossione ad Amco, società pubblica specializzata nella gestione dei crediti deteriorati. L’analisi, realizzata dal Centro studi enti locali su dati Bdap relativi ai rendiconti 2022-2024, evidenzia un fenomeno rilevante e diffuso.

Crediti non riscossi, le differenze tra le regioni

Nei Comuni sotto soglia si concentra oltre il 62% delle somme accertate ma non ancora incassate. Si tratta di più di 21 miliardi di euro su un totale di 33,7 miliardi.  In altre parole, poco più di un Comune su sette concentra quasi due terzi dei crediti da riscuotere. Le voci interessate comprendono entrate come Imu, Tari e multe stradali. Emerge quindi una difficoltà strutturale nella gestione delle entrate locali.

La distribuzione del fenomeno sul territorio italiano mostra differenze marcate. Nel Mezzogiorno si concentra la quota più elevata di criticità: 866 Comuni su 2.489, pari al 35%, risultano sotto la soglia. In questo contesto, più di un ente su tre presenta livelli di riscossione insufficienti. Al Centro il fenomeno è meno diffuso ma comunque significativo, con 163 Comuni su 967, pari al 17%. Nel Nord, invece, i Comuni sotto soglia sono 104 su 4.386, circa il 2% del totale.

La riforma della riscossione locale

La riforma in fase di definizione punta a migliorare l’efficienza della riscossione attraverso strumenti più strutturati. L’introduzione della soglia minima del 17,5% rappresenta un indicatore di riferimento per valutare la capacità degli enti locali di incassare le entrate accertate. Nei casi in cui questo livello non venga raggiunto, è previsto il coinvolgimento di Amco, con l’obiettivo di recuperare i crediti e ridurre lo stock di residui.

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto la possibilità per Comuni e Regioni di applicare forme di definizione agevolata alle proprie entrate, sia tributarie sia non tributarie. Si tratta di una facoltà che consente agli enti di ridurre sanzioni e interessi, senza intervenire sull’importo del tributo dovuto, con l’obiettivo di favorire il recupero dei crediti difficilmente esigibili.

Per attivare queste misure, gli enti devono adottare specifici provvedimenti, tramite regolamenti o leggi regionali, da pubblicare sui propri siti istituzionali. L’efficacia delle disposizioni deriva dalla pubblicazione locale, mentre l’invio al Ministero dell’Economia resta previsto solo a fini statistici.

Le innovazioni previste per gli enti

Le agevolazioni devono rispettare alcuni principi fondamentali, tra cui legalità, capacità contributiva, uguaglianza e sostenibilità dei bilanci. In particolare, le misure devono essere calibrate tenendo conto degli equilibri finanziari dell’ente e privilegiando i contribuenti con maggiori difficoltà economiche.

La norma prevede inoltre che le definizioni agevolate siano circoscritte nel tempo e riferite a specifiche categorie di crediti, evitando applicazioni generalizzate o troppo frequenti che potrebbero ridurre l’efficacia della riscossione ordinaria.

Tra le innovazioni, è previsto l’utilizzo di strumenti digitali per facilitare l’adesione dei contribuenti, dalla consultazione delle posizioni debitorie fino al pagamento. Le misure possono riguardare anche crediti oggetto di contenzioso o in fase di accertamento, con l’obiettivo di incentivare il pagamento, anche parziale, di somme che altrimenti rischierebbero di restare non riscosse.