Prende ufficialmente il via una misura di sostegno per il settore della logistica e della mobilità, pensato dal Governo per contenere l’impatto dei rincari del gasolio sui costi di trasporto delle merci e dei passeggeri. Con una dotazione finanziaria complessiva di 386,2 milioni di euro, l’Esecutivo punta a dare un respiro finanziario ai bilanci delle imprese colpite dai rincari energetici e a limitare le tensioni sui costi operativi della filiera distributiva.
Le risorse messe in campo si inseriscono nel quadro degli interventi d’emergenza legati alla crisi energetica, fornendo un palliativo alle spese già sostenute per il rifornimento dei mezzi nel corso dei mesi passati.
Indice
Il quadro normativo e i requisiti d’accesso
L’impianto dell’agevolazione era stato annunciato a luglio, è stato definito dal Decreto Legge n° 33 del 2026, successivamente convertito dalla Legge 79, e attuato mediante il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il beneficio consiste in un credito d’imposta fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio da trazione tra marzo e agosto 2026, calcolata rispetto ai prezzi medi di riferimento rilevati a febbraio dello stesso anno.
Per accedere al contributo, le imprese devono possedere specifici requisiti operativi e di parco veicolare:
- iscrizione attiva al Registro Elettronico Nazionale dell’autotrasporto con posizione regolare al 31 luglio 2026;
- utilizzo di veicoli appartenenti alle classi ambientali Euro 5 ed Euro 6;
- per il trasporto merci, impiego di veicoli di categoria N con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate;
- inclusione dei veicoli di categoria M2 e M3, oltre alle imprese che operano nel settore del noleggio di autobus con conducente.
La procedura per la presentazione della domanda
A partire dall’1 settembre 2026 è attiva la piattaforma informatica dedicata, sviluppata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con il supporto tecnologico di Sogei. L’invio delle istanze avviene interamente in modalità telematica, seguendo passaggi ben definiti per l’accreditamento e la verifica dei dati.
Nello specifico, la procedura richiede:
- autenticazione tramite credenziali Spid o Carta d’Identità Elettronica del titolare o del legale rappresentante dell’impresa;
- indicazione delle targhe dei veicoli ammessi alla misura e dei quantitativi di gasolio acquistati per ciascun mese compreso tra i mesi di marzo e agosto;
- trasmissione delle fatture d’acquisto tramite file Excel, distinguendo chiaramente l’importo totale netto dalla quota riferita esclusivamente al carburante agevolabile.
Fondi disponibili e modalità di utilizzo del credito
Il riconoscimento del contributo resta subordinato alla capienza del fondo stanziato. Qualora l’ammontare complessivo delle domande ammissibili dovesse superare il plafond di 386,2 milioni di euro, si procederà a un ricalcolo proporzionale delle somme spettanti a ciascuna azienda beneficiaria. È inoltre prevista la possibilità di cumulo con altre agevolazioni fiscali riferite ai medesimi costi, purché non si superi la spesa totale sostenuta.
Quanto all’impiego del beneficio, le regole stabiliscono che:
- il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite il modello F24;
- la fruizione decorre dal decimo giorno successivo alla trasmissione dei dati da parte del Ministero all’Agenzia delle Entrate;
- la scadenza finale per l’utilizzo del credito è fissata tassativamente al 31 dicembre 2026;
- l’importo riconosciuto non concorre alla formazione del reddito d’impresa né alla base imponibile ai fini Irap.
L’impatto reale sui prezzi al dettaglio
Se sul piano aziendale la misura rappresenta una boccata d’ossigeno contabile per gli operatori della logistica, restano aperto l’interrogativo sull’effettiva capacità del provvedimento di tradursi in un beneficio tangibile per i consumatori finali.
Analogamente a quanto osservato in passato con gli interventi generalizzati sul taglio delle accise, la natura differita del credito d’imposta rende complesso un suo trasferimento diretto sui prezzi al dettaglio. Il contributo appare quindi orientato a stabilizzare la tenuta finanziaria della rete di trasporto merci piuttosto che a generare un’immediata riduzione dei prezzi dei beni di consumo sui banchi della grande distribuzione.