Cos’è il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, e perché è così importante

Dopo la tragedia di Ischia è tornato centrale il tema dell’approvazione del PNACC. Di cosa si tratta e perché è importante per l’Italia

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Redazione

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La strage provocata il 26 novembre 2022 dalla frana che si è abbattuta a Ischia ha mostrato ancora una volta le criticità dell’Italia nell’affrontare i disastri naturali. Una situazione che, come è stato affermato da diversi esperti nel settore, potrebbe aggravarsi ulteriormente con il riscaldamento globale. L’innalzamento delle temperature sta infatti causando, e causerà in futuro, eventi meteorologici sempre più estremi, i quali da una situazione di eccezionalità rischiano di diventare una nuova normalità.

L’Italia al momento appare disarmata nell’affrontare uno scenario del genere, poiché non si è ancora dotata di un piano strategico in grado, non tanto di eliminare, quanto di attenuare le conseguenze di disastri naturali.

Cos’è il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici

In realtà, come è stato evidenziato proprio nei giorni successivi alla frana che ha avuto luogo a Casamicciola provocando la morte di 11 persone, dal 2016 esiste il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Spesso citato con il suo acronimo PNACC, si tratta tuttavia di una bozza redatta per la prima volta nel 2016, aggiornata nel 2018, ma mai approvata ufficialmente dai diversi Governi che si sono succeduti negli ultimi 6 anni.

A denunciare questo gap sono stati alcuni componenti dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Il ministro per la Protezione civile e per le Politiche del mare Nello Musumeci, ad esempio, in più di un’occasione ha definito “assurdo” il fatto l’Italia non si sia ancora dotata di questo Piano.

Oltre alle dichiarazioni di Musumeci, all’inizio di dicembre 2022, la presidente del Consiglio e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin avevano assicurato la definitiva adozione del PNACC entro l’anno passato. D’altronde, la stessa Giorgia Meloni aveva inserito nella sezione riguardante l’ambiente del programma di Fratelli d’Italia la promessa di “aggiornare e rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”.

Nonostante queste rassicurazioni, l’iter di approvazione non si è però ancora concluso. Attualmente, la data più plausibile per una sua definitiva adozione appare quindi fine marzo 2023.

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Cosa prevede il PNACC e perché è importante per l’Italia

Per comprendere quali implicazioni avrebbe l’approvazione del PNACC, diventa necessario provare a comprendere quali sono i principali temi trattati, le azioni previste al suo interno ed anche alcuni limiti che questo presenta.

Come già detto, il Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici ha visto la sua prima redazione nel 2016, su commissione del ministero dell’Ambiente, in seguito alla nascita della Strategia Nazionale di Adattamento i Cambiamenti Climatici (SNAC).

Quest’ultima, a sua volta, prendeva spunto dal rapporto dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) delle Nazioni Unite del 2014. Rispetto alla SNAC, il Piano è stato realizzato per assumere una funzione più operativa, individuando in primis le vulnerabilità dei territori italiani, per poi promuovere azioni in grado di mitigare gli effetti negativi, anche in termini sociali ed economici, nei confronti della popolazione locale.

Nonostante un avvio abbastanza spedito, con anche due consultazioni pubbliche che si sono svolte nel 2017 e il 2018, durante le quali è stata coinvolta la comunità scientifica di settore, oltre che le amministrazioni locali di diverso grado, la decisione da parte della conferenza delle regioni di procedere a una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) ne ha rallentato l’adozione.

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I ritardi per l’approvazione del Piano

Infatti, gli anni successivi, ovvero dal 2018 all’inizio del 2021, sono serviti per operare una serie di controlli atti a verificare la legittimità di operare dei controlli da parte del VAS. A maggio 2021, con alcune integrazioni e indicazioni, infine è stato sostanzialmente promosso il Piano.

Il Governo Draghi, tuttavia, ha a sua volta bloccato l’iter per avviare il Piano per la Transizione Ecologica (PTE), con l’obiettivo di garantire il rispetto degli impegni climatici del Green Deal europeo entro il 2050 e per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Nel frattempo però si è registrata una novità di non poco conto. L’IPCC ha redatto il sesto rapporto per il 2022, che fotografa una realtà diversa rispetto a quella del 2014. Mentre l’ultima versione del PNACC, disponibile integralmente sul sito del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, è risalente al 2018.

In alcuni punti il piano rischia perciò di apparire datato. Tuttavia, per quanto riguarda le azioni di coordinamento e di condivisione delle best practices tra i diversi livelli amministrativi, potrebbe risultare efficace per prevenire o agire di conseguenza a un evento climatico avverso.

Infatti, come è stato spiegato da alcuni esperti in materia il PNACC deve essere valutato soprattutto come un documento in grado di fornire delle linee guida metodologiche per poter fronteggiare i rischi climatici sempre più presenti sul territorio italiano piuttosto che un vincolo al quale attenersi in maniera stringente.

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La situazione negli altri Paesi UE

Guardando all’Europa, è possibile osservare come di un Piano simile si siano dotati Paesi come Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Austria, Croazia e Olanda. In alcuni casi, inoltre, i PNACC di queste nazioni sono stati anche aggiornati secondo le ultime disposizioni e dati forniti dalla comunità scientifica. La Spagna, in particolare, ha rivisto tale programma nel 2020, per affrontare il decennio 2021-2030.

Per l’Italia, di conseguenza, diventa sempre più necessario dotarsi di questo strumento, poiché, come segnalato dal Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici in un report del 2020, la possibilità che si verifichino eventi di rischio legati al clima è salita al 9%, rispetto al 2000, e potrebbe riguardare potenzialmente il 90% dei comuni della Penisola.

Il Governo guidato da Giorgia Meloni dovrà quindi approvare al più presto il PNACC aggiornato, come promesso in campagna elettorale, o rischia di far parte di quel gruppo di esecutivi che negli ultimi 6 anni ha disatteso tale impegno.