Ita, ecco quanto è già costata la nuova compagnia (in soli due mesi)

Dopo la partenza del primo volo ufficiale lo scorso 15 ottobre, l’azienda che ha preso il posto di Alitalia sta cominciando a decollare anche nelle spese

Lo scorso giovedì 14 ottobre 2021, precisamente alle ore 22.05, l’aeroporto Mario Mameli di Cagliari ha visto il decollo del volo di addio di Alitalia, con destinazione Roma. Un’ora e undici minuti di viaggio che rimarranno impressi nella storia dell’Italia repubblicana.

Si è trattato dell’ultimo capitolo di una storia durata oltre 75 anni, precisamente dal 16 settembre 1946, data di fondazione di quella che rimarrà nei libri di scuola (e nella memoria collettiva) come una delle aziende italiane più discusse di sempre.

Il giorno dopo, venerdì 15 ottobre 2021, Alitalia ha passato il testimone a Ita (Italia Trasporto Aereo), la nuova compagnia di bandiera di proprietà interamente statale, controllata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef).

Ita visto decollare il suo primo aereo alle ore 6.20 di quel venerdì mattina. Il velivolo ha solcato i cieli della Penisola percorrendo la tratta dallo scalo di Milano Linate a quello di Bari, permettendo così alla nuova azienda di registrare il primo volo ufficiale della propria carriera.

Ita, una partenza piena di fiducia e speranza

I dati riferiti alla vecchia Alitalia non hanno potuto fare altro che spaventare i nuovi dirigenti: si calcola che in totale – tra innumerevoli prestiti ponte, la cassa integrazione rinnovata varie volte e decine di aiuti una tantum – i vari fallimenti di quella che fu la compagnia di bandiera sono costati alle casse pubbliche circa 13 miliardi di euro.

Ora la nuova governance ha l’ingrato compito di non ricondurre la struttura di Ita su quello stesso binario fallimentare. Le premesse per una vera e propria partenza a razzo c’erano tutte: 2.800 assunzioni previste, voli predisposti da tutti i maggiori aeroporti italiani e destinazioni previste nei Paesi di tutto il mondo.

Chiaramente in soli due mesi è difficile capire se il viatico tracciato sia quello giusto oppure no, ma ci sono già alcuni numeri che aiutano a comprendere come stia andando la nuova vita della principale compagnia aerea del Paese.

Assunzioni e decolli in linea con gli obiettivi

I dati recentemente pubblicati da Eurocontrol – un’organizzazione non governativa a cui partecipano ben 41 Stati del continente europeo – mostrano come l’avvio sia stato tutto sommato positivo, con alcuni dati rassicuranti.

Con 2.141 assunzioni già sottoscritte, Ita ha attualmente raggiunto oltre il 76% della cifra che si era preposta per quanto riguarda le nomine dei nuovi dipendenti.

I voli giornalieri totalmente operativi che vengono attualmente effettuati sono in media circa 200 ogni giorno. Un numero in netto calo rispetto al picco di 240 collegamenti giornalieri che l’azienda era riuscita a registrare lo scorso 11 novembre, nemmeno un mese dopo l’avvio ufficiale della compagnia.

Sono le spese future a preoccupare il Mef

Assieme al personale lavorativo e ai decolli su scala nazionale e intercontinentale, è però cresciuto parallelamente anche il costo di Ita.

Sin da prima della partenza infatti l’investimento statale aveva già visto ben 90 milioni di euro impiegati solamente per l’acquisto del marchio di ‘Alitalia spa’ (dopo innumerevoli aste andate a vuoto e un ribasso del prezzo iniziale di 290 milioni di euro).

Ad oggi – sempre secondo i dati sviscerati da Eurocontrol – la spesa complessiva che lo Stato ha dovuto sostenere viene stimata attorno a circa 700 milioni di euro. Ma il viaggio da fare è ancora lungo: le stime ufficiali del Ministero parlano di un impiego totale che sarà di circa ben 3 miliardi di euro.

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