Entro il 2026 avremo l’euro digitale: ecco come funzionerà per pagare

La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha spiegato cos'è l'euro digitale a cui l'Unione europea sta lavorando. Ecco i vantaggi

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Avete già sentito parlare di euro digitale? Beh, se ancora è qualcosa di assolutamente estraneo a noi, dobbiamo iniziare ad abituarci, perché nei prossimi anni molte cose cambieranno. Sull’argomento, dopo il rialzo del tassi deciso a Bruxelles, è tornata proprio in questi giorni la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde.

Tanto per cominciare, va detto che la BCE e le banche centrali nazionali dell’area dell’euro hanno avviato una prima fase di indagine del progetto euro digitale un anno fa, a ottobre 2021.

La fase istruttoria durerà 24 mesi, fino a ottobre 2023. Al termine, il Consiglio direttivo potrebbe decidere di far avviare una fase realizzativa per sviluppare e testare soluzioni tecniche e accordi economici per l’euro digitale. L’organismo preposto alla guida dell’euro digitale è la task force di alto livello sulla valuta digitale della banca centrale (HLTF-CBDC), composta da rappresentanti della BCE e delle banche centrali nazionali della zona euro.

Cos’è l’euro digitale

Ok, ma cos’è esattamente l’euro digitale? Di fatto sarà un mezzo di pagamento elettronico per i pagamenti al dettaglio,
emessi dalla Banca centrale e accessibili a tutti in tutta l’area dell’euro. Non andrà però assolutamente a sostituire il contante: l’obiettivo è anzi integrarlo, consentendo che il denaro della BCE possa essere utilizzato anche in formato digitale.

L’euro digitale è un’iniziativa dell’Eurosistema, ma è anche un progetto comune europeo che coinvolge un insieme molto diversificato di stakeholder. Nel primo trimestre del 2023 la Commissione proporrà un regolamento per dare vita all’euro digitale.

L’euro digitale – ha detto Christina Lagarde – non è un progetto a sé stante, confinato ai pagamenti. “È piuttosto un’iniziativa interpolitica e veramente europea che ha il potenziale per influenzare la società nel suo insieme. Mantenere la fiducia dei cittadini nel denaro e nei servizi di pagamento nell’era digitale è di per sé un obiettivo importante. Ma è ancora più importante per l’economia europea in generale”

E’ evidente che un sistema di pagamento affidabile, efficiente e sicuro è la base per il funzionamento efficace delle nostre economie.

Come ha spiegato Lagarde, per molti decenni, questa base è stata fornita da un modello ibrido per i pagamenti: le banche centrali emettono moneta pubblica, essenzialmente contanti per le persone e conti di riserva per le banche. Il settore privato fa affidamento su questo per fornire la maggior parte del denaro totale, circa l’85%, sotto forma di moneta di banca commerciale. La chiave di questo modello ibrido è che i cittadini possono convertire alla pari il denaro privato in quello pubblico, il che garantisce che tutte le forme di denaro possano essere utilizzate indiscriminatamente per i pagamenti in tutta l’economia.

Come stanno cambiando i pagamenti

Ma questo modello affidabile per i pagamenti sta ora subendo una trasformazione potenzialmente dirompente, guidata da tre fattori di sviluppo.

Addio contanti?

Innanzitutto, prosegue Lagarde, le persone pagano sempre più digitalmente invece di utilizzare contanti. Quasi la metà dei consumatori dell’area dell’euro afferma di preferire pagare con mezzi di pagamento senza contanti, come le carte.

“Continueremo a fornire denaro contante, ma se viene utilizzato sempre meno per i pagamenti, il denaro pubblico potrebbe alla fine perdere il suo ruolo di ancoraggio monetario per il modello ibrido, minacciando la sua funzione chiave nel garantire la fiducia nei pagamenti, con implicazioni per l’economia. I pagamenti sono un bene pubblico semplicemente troppo importante per essere lasciato al mercato”.

Stabilità monetaria e economica

In secondo luogo, in assenza di un’ancora pubblica, l’emergere di nuovi tipi di risorse digitali potrebbe generare instabilità e confusione tra i cittadini su cosa sia denaro e cosa non lo sia. Ecco allora che l’euro digitale potrebbe fungere da moneta di ancoraggio e garantire stabilità.

Lagarde fa l’esempio delle criptovalute, detenute o utilizzate dal 16% degli americani e dal 10% degli europei nel 2021. “Le loro varianti senza supporto, come Bitcoin o Ether, sono troppo volatili per fungere da mezzo di pagamento”.

E sebbene le stablecoin siano progettate per essere meno volatili e quindi più adatte ai pagamenti, sono vulnerabili e spesso non sono affatto supportate, come abbiamo visto all’inizio di quest’anno. Questo evidenzia l’importanza del regolamento europeo sulle criptovalute, il cosiddetto MiCA, che proteggerà i consumatori da alcuni dei rischi associati alle criptovalute.

Qui il piano dell’Unione europea per ridurre le criprovalute.

Autonomia strategica Ue

In terzo luogo, l’ingresso di big tech nei pagamenti potrebbe aumentare il rischio di dominio del mercato e di dipendenza dalle tecnologie di pagamento estere, con conseguenze per l’autonomia strategica dell’Europa. Già ora più di due terzi delle transazioni di pagamento con carta europea sono gestiti da società con sede al di fuori dell’Unione Europea.

“Progettando denaro pubblico digitale possiamo anticipare questi sviluppi e garantire che la fiducia nel sistema monetario sia mantenuta e l’innovazione sia alimentata” assicura la numero uno della BCE.

L’emissione di un euro digitale salvaguarderebbe infatti la fiducia delle persone che “un euro è un euro”, consentendo loro di convertire alla pari la moneta digitale privata in moneta digitale della Banca centrale. Garantirebbe che il denaro continui a essere denominato in euro. E, non da meno, sarebbe basato su un’infrastruttura europea, che faciliterebbe gli intermediari a scalare l’innovazione dei pagamenti in tutta l’area dell’euro e rafforzare così l’autonomia strategica dell’Europa stessa.

Qui più info sui i vantaggi e i rischi dell’euro digitale.

Euro digitale, quale privacy?

Ma qui entra in gioco un elemento essenziale: quello della privacy. Nella consultazione pubblica Ue, il 43% degli intervistati ha classificato la privacy come l’aspetto più importante dell’euro digitale, ben prima di altre caratteristiche.

“Cerchiamo di garantire standard elevati di privacy per gli utenti dell’euro digitale. Ma il pieno anonimato, come quello offerto dai contanti, non sembra un’opzione praticabile” chiarisce Lagarde, perché, dice, violerebbe altri obiettivi di politica pubblica, come garantire il rispetto delle norme antiriciclaggio e combattere il finanziamento del terrorismo. E renderebbe anche praticamente impossibile limitare l’uso dell’euro digitale come forma di investimento – ad esempio attraverso limiti di detenzione o remunerazione graduata – per la quale è necessario conoscere l’identità degli utenti.

Bisognerà dunque – precisa ancora Lagarde – almeno fornire un livello di privacy pari a quello delle attuali soluzioni di pagamento elettronico. Anche se è auspicabile discostarsi da questa linea di base in determinate circostanze. Bruxelles sta ad esempio valutando insieme alla Commissione europea se l’euro digitale possa replicare alcune caratteristiche simili ai contanti e consentire una maggiore privacy per i pagamenti di basso valore e a basso rischio, compresi i pagamenti offline.

Il nodo del corso legale dell’euro digitale

Altro aspetto essenziale nella decisione legislativa e politica che l’Ue dovrà affrontare è lo status di corso legale. Sebbene un obbligo di accettazione debba essere soppesato rispetto a principi come la libertà contrattuale e la concorrenza, va considerato che è una caratteristica costituzionale del contante – in quanto moneta della banca centrale – avere corso legale.

Sarebbe senza precedenti emettere moneta della Banca centrale per pagamenti al dettaglio senza corso legale, solo perché circola elettronicamente.

Dove pagheremo con l’euro digitale

Va detto che un effetto positivo dello status di corso legale potrebbe essere quello di facilitare gli scambi di rete, consentendo al cittadino di avere la possibilità di pagare ovunque e di accedere facilmente all’euro digitale.

In effetti, l’euro digitale può fungere da ancoraggio monetario solo se diventa un comodo mezzo di scambio digitale che fa parte della vita quotidiana degli europei.

In questo senso, è fondamentale che diventi disponibile in un’ampia gamma di segmenti di mercato. Il che significa includere i pagamenti digitali nei negozi fisici, che è il segmento più grande con 40 miliardi di transazioni nel 2019, ma anche e-commerce e pagamenti peer-to-peer.