La BCE lancia l’allarme per una nuova recessione: cosa ci attende

Secondo gli esperti della Banca centrale europea, sta per arrivare un nuovo rallentamento dell'economia, con conseguente aumento dei costi per famiglie e imprese

Una nuova recessione in arrivo. A dirlo, nel suo ultimo Bollettino, è la BCE, che mette in allerta l’Europa sul futuro dell’economia nel Vecchio Continente. Il 15 dicembre scorso, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di aumentare di 50 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE e, sulla base della sostanziale revisione al rialzo delle prospettive di inflazione. Ora, prevede di aumentarli ancora. Una brutta – anzi pessima – notizia per tutti noi. Perché rialzo dei tassi significa una cosa soltanto: pagheremo di più, tutto. Ma a tendere, le cose dovrebbero cambiare.

A partire dal 21 dicembre 2022, il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi di interesse sulla linea di rifinanziamento marginale e sulla linea di deposito sono stati aumentati rispettivamente al 2,50%, 2,75% e 2,00%. Mantenere i tassi di interesse a livelli restrittivi dovrebbe – spiega la numero una della BCE Christine Lagarde – ridurre nel tempo l’inflazione, frenando la domanda. Ma intanto adesso la situazione è critica.

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La crescita economica nell’area dell’euro è rallentata allo 0,3% nel terzo trimestre dell’anno. L’inflazione elevata e le condizioni di finanziamento più restrittive stanno frenando la spesa e la produzione, erodendo i redditi delle famiglie e aumentando i costi per le imprese.

Come va, e come andrà, l’economia mondiale

Anche l’economia mondiale sta rallentando, in un contesto di continua incertezza geopolitica, soprattutto a causa della guerra della Russia in Ucraina, e delle condizioni di finanziamento più restrittive a livello mondiale.

Secondo le proiezioni di dicembre 2022, il tasso di crescita del PIL reale globale – esclusa l’area dell’euro – dovrebbe rallentare al 2,6% nel 2023, prima di risalire gradualmente al 3,1% e al 3,3% rispettivamente nel 2024 e nel 2025.

Anche le prospettive per il commercio mondiale e la domanda estera dell’area dell’euro sono peggiorate rispetto alle proiezioni di settembre 2022. Le pressioni globali sui prezzi rimangono ampie ed elevate in un contesto di domanda ancora relativamente solida, mercato del lavoro teso e prezzi alimentari elevati, ma si prevede che diminuiranno con la stabilizzazione dei mercati delle materie prime e l’indebolimento della crescita.

Inflazione, il vero problema dell’Europa

Il vero problema dell’area euro è l’inflazione, che rimane decisamente troppo elevata e si prevede che rimanga al di sopra dell’obiettivo per troppo tempo. Secondo le stime di Eurostat, l’inflazione è stata del 10% a novembre, leggermente inferiore al 10,6% registrato a ottobre. Il calo è dovuto principalmente alla minore inflazione dei prezzi dell’energia. Ma i rincari generalizzati dei prezzi alimentari e le pressioni sui prezzi in tutta l’economia sono aumentate e continueranno per qualche tempo.

In un contesto di eccezionale incertezza, l’Ue ha notevolmente rivisto al rialzo le proprie proiezioni sull’inflazione. Ora vede l’inflazione media raggiungere l’8,4% nel 2022 prima di scendere al 6,3% nel 2023, e poi diminuire notevolmente nel corso dell’anno. L’inflazione dovrebbe quindi raggiungere una media del 3,4% nel 2024 e del 2,3% nel 2025. L’inflazione al netto di energia e cibo dovrebbe essere in media del 3,9% nel 2022 e salire al 4,2% nel 2023, prima di scendere al 2,8% nel 2024 e al 2,4% nel 2025.

Nuova recessione in Europa?

L’economia dell’area dell’euro potrebbe contrarsi nel quarto trimestre del 2022 e nel primo trimestre del 2023, a causa della crisi energetica, dell’elevata incertezza, dell’indebolimento dell’attività economica globale e delle condizioni di finanziamento più restrittive, scrive la BCE nel suo report. Le previsioni non sono per nulla buone, insomma, ma non tutto è perduto.

Secondo le proiezioni macroeconomiche degli esperti Ue di dicembre, arriverà presto una nuova recessione. Ma se tutto andrà come deve, almeno sarà di breve durata e relativamente leggera.

La crescita dovrebbe essere contenuta nel 2023 ed è stata rivista al ribasso in modo significativo rispetto alle proiezioni degli esperti della BCE del settembre 2022 per l’area euro. Al di là del breve termine, si prevede che sul lungo periodo si riprenderà. Complessivamente, le proiezioni di dicembre 2022 vedono ora l’economia in crescita del 3,4% nel 2022, dello 0,5% nel 2023, dell’1,9% nel 2024 e dell’1,8% nel 2025.

Quali conseguenze per famiglie e imprese

Con l’inasprimento della politica monetaria da parte della BCE, i prestiti stanno diventando più costosi per le imprese e le famiglie.

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I prestiti bancari alle imprese rimangono robusti, in quanto le imprese sostituiscono le obbligazioni con prestiti bancari e utilizzano il credito per finanziare i maggiori costi di produzione e di investimento. Le famiglie si indebitano di meno, a causa degli standard creditizi più severi, dell’aumento dei tassi di interesse, del peggioramento delle prospettive per il mercato immobiliare e della minore fiducia dei consumatori.

I tassi dei mutui potrebbero arrivare al 6%.

I consumatori si aspettavano che la crescita del prezzo della loro casa nei prossimi 12 mesi rimanesse sostanzialmente invariata, mentre le loro aspettative per i tassi di interesse sui mutui nei prossimi 12 mesi continueranno a salire.

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Almeno di positivo c’è che l’occupazione è aumentata dello 0,3% nel terzo trimestre e la disoccupazione ha toccato un nuovo minimo storico del 6,5% a ottobre. L’aumento dei salari, d’altra parte, è destinato a ripristinare parte del potere d’acquisto perduto, sostenendo i consumi.

Con l’indebolimento dell’economia, tuttavia, è probabile che la creazione di posti di lavoro rallenti e la disoccupazione potrebbe aumentare nei prossimi trimestri.

Va anche detto che le ricadute economiche negative dovrebbero essere parzialmente mitigate dalle misure di politica fiscale messe in campo dai governi.

Inoltre, gli elevati livelli di scorte di gas naturale e gli sforzi in corso per ridurre la domanda e sostituire il gas russo con fonti alternative implicano che l’area dell’euro dovrebbe evitare la necessità di tagli alla produzione di energia, sebbene i rischi di approvvigionamento energetico e di interruzioni rimangono elevate, in particolare per l’inverno 2023-24. Nel medio termine, con il riequilibrio del mercato dell’energia, si prevede che l’incertezza diminuirà e che i redditi reali miglioreranno.

Di conseguenza, la crescita economica dovrebbe rimbalzare, sostenuta anche dal rafforzamento della domanda estera e dalla risoluzione delle restanti strozzature dell’offerta, nonostante condizioni di finanziamento meno favorevoli.

Secondo la BCE, si prevede che il mercato del lavoro resti relativamente resiliente di fronte all’imminente lieve recessione, anche grazie alla carenza di manodopera ancora significativa, soprattutto in alcuni settori. Una visione, dunque, quella della BCE, complessivamente più ottimista di quella di Standard & Poor’s.