Vertice Ue sulla competitività, l’agenda di Meloni su energia e automotive

La premier si presenta al prevertice di Alden Biesen con un'agenda condivisa con la Germania: niente dogmatismi green e spinta sull'energia

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Giorgia Meloni è arrivata al castello di Alden Biesen, in Belgio, per il prevertice europeo sulla competitività.

Nell’agenda italiana ci sono energia, automotive e semplificazioni. L’incontro è copresieduto con la Germania di Friedrich Merz e vede la partecipazione di 17 Paesi membri.

Asse Italia-Germania nel vertice Ue

L’occasione rappresenta per Palazzo Chigi un passaggio strategico in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo. L’obiettivo dichiarato è spingere l’Unione verso misure concrete a sostegno della crescita industriale, sfruttando l’inedito asse con Berlino per riorientare le priorità economiche dell’Ue.

Una grande incognita è capire quale sarà il ruolo della Francia, “spodestata” da quel famoso asse franco-tedesco che per anni l’Italia ha cercato di scalfire e che oggi sembra un ricordo.

Il perimetro politico dell’iniziativa è stato elaborato da Italia e Germania con l’appoggio del Belgio. Il documento evita accuratamente i terreni più divisivi:

  • niente debito comune per nuovi piani di investimento;
  • nessuna apertura al “Buy European” di matrice macroniana;
  • nessuna accelerazione sul superamento dell’unanimità;
  • nessun passo in avanti sulle riforme della governance comunitaria.

Giorgia Meloni gira sullo zero la manopola dell’ideologia e alza al massimo quella della realpolitik: l’obiettivo italiano è concentrare il negoziato su obiettivi immediatamente realizzabili, senza entrare nei dossier che potrebbero scatenare conflitti, incrinando la ritrovata intesa con Berlino.

Il punto più sensibile del documento informale che verrà discusso, che in gergo si chiama “non-paper”, è l’introduzione di una sorta di frenata d’emergenza contro l’eccesso di regolamentazione: un meccanismo che consentirebbe ai singoli Stati membri di attivare un controllo rafforzato sulle proposte della Commissione europea, con la possibilità di bloccare oneri burocratici ritenuti eccessivi nel corso dell’iter legislativo. La proposta si sposa perfettamente con la linea dei tedeschi, preoccupati per la propria industria.

La proposta rafforzerebbe le convergenze strategiche fra gli Stati membri (come quella attuale fra Italia e Germania) e, nel caso di convergenza fra pezzi da novanta, aumenterebbe la possibilità di influenzare l’agenda comunitaria.

Il dossier più rilevante per Roma resta quello energetico: l’Italia punta a una revisione dell’Ets, il sistema di scambio delle quote di emissione, in modo da ridurre l’impatto dei costi della CO₂ sulle imprese senza compromettere il gettito per gli Stati membri.

Palazzo Chigi chiede una modifica del Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, per evitare penalizzazioni competitive alle industrie energivore e al comparto siderurgico. La linea politica è coerente con la critica al Green Deal già espressa dalla premier: contrastare gli “approcci ideologici” che, nella lettura del Governo, rischiano di produrre una desertificazione industriale del continente.

Decreto bollette, si teme la reazione dell’Ue

Ma sul fronte dell’energia, l’Italia gioca anche su un altro tavolo: andrà presto all’esame del Consiglio dei ministri il Decreto bollette, che promette di abbassare il costo di luce e gas per imprese e famiglie, soprattutto quelle a basso reddito. Il testo prevede una serie di interventi tecnici, ma alcuni devono ancora superare il vaglio dell’Ue e delle rigide regole in merito ad aiuti di Stato e concorrenza.

Proposte italiane per l’automotive

Sul fronte automotive, preoccupata in particolare per il caso Stellantis, l’Italia spinge per una piena applicazione del principio di neutralità tecnologica, nel tentativo di riaprire spazi industriali di medio termine per il settore europeo dell’auto. L’obiettivo è evitare che la transizione verso l’elettrico, così come disegnata oggi dalle politiche Ue, si traduca in un vantaggio competitivo per i produttori extraeuropei, in particolare cinesi, a scapito delle filiere continentali.