Global gender gap 2024, ci vogliono 134 anni per chiudere il divario di genere

La parità di genere resta un miraggio per le prossime 5 generazioni, con un ritmo di miglioramento troppo lento. Secondo i dati, la partecipazione all'economia è migliorata

Foto di Giorgia Bonamoneta

Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Il Global gender gap report 2024, pubblicato dal World Economic Forum, offre un’analisi dettagliata dello stato della parità di genere in 146 economie mondiali. Nel rapporto ci sono scontate conferme, ma anche novità interessanti, come la posizione dell’Italia.  L’Islanda, per esempio, continua a essere il modello da seguire, mentre l’Afghanistan rappresenta la condizione di vita tra le più gravi per le donne. Infatti, nonostante i progressi registrati in alcuni Paesi, il rapporto sottolinea che la strada verso la piena parità è ancora lunga e disseminata di ostacoli non da poco, come i conflitti in corso.

Global gender gap 2024: 134 anni per chiudere il divario di genere

Il Global gender gap report 2024 ha chiuso i dati relativi al divario di genere globale con il 68.5%. Rispetto allo scorso anno, il divario globale di genere è stato ristretto di un ulteriore 0.1 punti percentuali, passando dal 68.5% al 68.6%. Considerando i 101 Paesi presi a campione (su 143) in maniera costante dal 2006 al 2024, il divario ha visto un miglioramento.

C’è però una considerazione da fare sui numeri e che il report mette nero su bianco, ovvero che l’assenza di cambiamenti significativi rispetto l’ultima edizione rallenta il ritmo dei progressi verso la parità. Sulla base dei dati attuali, ci vorranno 134 anni per raggiungere la parità totale.

Nel dettaglio, sono in miglioramento e danno buoni risultati “salute e sopravvivenza”, che ha chiuso il divario al 96% e a seguire “istruzione” con il 94.9%. La partecipazione economica invece ha visto una chiusura più debole, con il 60.5%, mentre la “partecipazione politica” rimane ancora indietro con solo il 22.5% del divario chiuso. Rispetto al 2023, l’indice ha visto miglioramenti in tutte le dimensioni eccetto per l’istruzione, che ha registrato un leggero calo. La partecipazione economica e politica continuano a rappresentare le aree di maggiore criticità e necessità di intervento.

Classifica parziale: come procede l’Ue con il gender gap

La classifica è chiara: l’Islanda è il Paese con il risultato migliore al mondo e i Paesi del nord Europa settano un modello da seguire. L’Italia non va bene, così come Ungheria e Turchia.

  • Islanda (1° posto globale) – 91.2%
  • Finlandia (2° posto globale) – 87.5%
  • Norvegia (3° posto globale) – 87.5%
  • Svezia (5° posto globale) – 81.6%
  • Germania (7° posto globale) – 81.0%
  • Irlanda (9° posto globale) – 80.2%
  • Spagna (10° posto globale) – 79.7%
  • Lituania (11° posto globale) – 79.3%
  • Belgio (12° posto globale) – 79.3%
  • Moldavia (13° posto globale) – 79.1%
  • Regno Unito (14° posto globale) – 78.9%
  • Danimarca (15° posto globale) – 78.9%
  • Portogallo (17° posto globale) – 78.7%
  • Svizzera (20° posto globale) – 78.5%
  • Francia (22° posto globale) – 78.1%
  • Albania (23° posto globale) – 78.0%
  • Serbia (26° posto globale) – 77.9%
  • Paesi Bassi (28° posto globale) – 77.5%
  • Estonia (29° posto globale) – 77.4%
  • Lettonia (30° posto globale) – 77.3%
  • Slovenia (34° posto globale) – 76.6%
  • Lussemburgo (46° posto globale) – 74.4%
  • Austria (49° posto globale) – 74.3%
  • Polonia (51° posto globale) – 74.0%
  • Bielorussia (55° posto globale) – 73.3%
  • Slovacchia (56° posto globale) – 73.1%
  • Macedonia del Nord (58° posto globale) – 72.7%
  • Bulgaria (60° posto globale) – 72.3%
  • Croazia (61° posto globale) – 72.3%
  • Malta (62° posto globale) – 72.3%
  • Ucraina (63° posto globale) – 72.2%
  • Montenegro (67° posto globale) – 71.8%
  • Romania (68° posto globale) – 71.7%
  • Grecia (73° posto globale) – 71.4%
  • Bosnia ed Erzegovina (78° posto globale) – 71.0%
  • Cipro (84° posto globale) – 70.5%
  • Italia (87° posto globale) – 70.3%
  • Ungheria (101° posto globale) – 68.6%
  • Repubblica Ceca (104° posto globale) – 68.4%
  • Turchia (127° posto globale) – 64.5%

L’Islanda si conferma ancora una volta come leader mondiale nella parità di genere, posizionandosi al primo posto nel Global Gender Gap Index 2024 con un punteggio del 91.2%. Da oltre un decennio l’Islanda è il modello da seguire per chiudere il divario di genere, avendo raggiunto oltre il 91% del suo divario totale. Il risultato è frutto di politiche mirate e di un impegno costante per l’uguaglianza di genere in tutti i settori della società. Le misure adottate includono politiche di congedo parentale equo, sostegno alla conciliazione tra vita lavorativa e familiare e una forte rappresentanza femminile nelle posizioni di leadership politica ed economica.

GGG report 2024
Fonte: GGGR 2024
GGG report 2024: la classifica

All’estremità opposta della classifica si trova l’Afghanistan, che registra il punteggio più basso con un 42.8%. Il dato riflette le gravi disparità di genere presenti nel Paese dopo il ritorno del regime talebano. Le criticità si manifestano in vari ambiti, tra l’istruzione, la salute, la partecipazione economica e il potere politico. La situazione delle donne in Afghanistan rimane una delle peggiori a livello globale e richiede interventi urgenti per migliorare le condizioni di vita delle donne e delle bambine.

La classifica globale: uno sguardo alle altre posizioni

Oltre all’Islanda, tra i primi dieci Paesi si trovano Finlandia (87.5%), Norvegia (87.5%), Nuova Zelanda (83.5%) e Svezia (81.6%). I Paesi europei e del Pacifico hanno fatto passi significativi verso la parità di genere grazie a politiche inclusive e a un forte impegno per l’uguaglianza. La Germania si piazza al 7° posto con un punteggio di 81%, mentre l’Irlanda e la Spagna entrano nella top 10 rispettivamente al 9° e 10° posto con punteggi di 80.2% e 79.7%. Sono risultati che dimostrano l’efficacia delle politiche di parità di genere in Europa, che continua a essere il continente con il maggior numero di Paesi nella top 10.

In Africa, la Namibia si distingue  classificandosi all’8° posto con un punteggio di 80.5%, seguita da vicino dal Ruanda al 39° posto, nonostante un calo di 27 posizioni rispetto all’anno precedente. In America Latina, il Nicaragua mantiene una posizione alta, al 6° posto con un punteggio di 81.1%, prova di un impegno continuo nella promozione dell’uguaglianza di genere.

In fondo alla classifica, oltre all’Afghanistan, troviamo paesi come il Pakistan, il Chad e il Mali, che affrontano gravi sfide strutturali e culturali.

Qual è la posizione dell’Italia e perché è così in basso?

L’Italia si piazza all’87° posto, con un punteggio complessivo di 70.3%. Il dato rappresenta una leggera discesa rispetto al 2023, quando la penisola era classificata al 79° posto con un punteggio di 70.5%.

Come si spiega la posizione? Nonostante i progressi in alcuni settori, il nostro Paese continua a mostrare lacune in ambiti fondamentali come la partecipazione all’economica e la rappresentanza politica delle donne.

Per il rapporto è chiaro che serva un rinnovato impegno da parte delle istituzioni e della società civile per promuovere politiche che favoriscano l’uguaglianza di genere. In particolare, il divario nella partecipazione economica e nelle opportunità lavorative per le donne rimane la sfida. Sul tema abbiamo approfondito i dati di un altro studio, che raccontano come alle donne (e ai giovani) vengano affibbiati lavori in part-time involontario, stagionali o in nero che non permettono l’indipendenza.

Come è cambiata la classifica dal 2023: quanti anni ancora prima della parità

Il report segnala in maniera complessa quelli che sono assestamenti della società e della politica rispetto all’uguaglianza di genere. Nel 2023 il divario globale di genere aveva mostrato lievi miglioramenti. L’indice complessivo è passato infatti da 68.1% nel 2023 a 68.5% nel 2024. Il progresso più significativo è stato registrato nell’ambito della partecipazione economica e delle opportunità, dove il punteggio è aumentato di 0.6 punti percentuali.

Nel dettaglio in alcuni Paesi come l’Ecuador e la Sierra Leone, sono stati registrati progressi più rilevanti, rispettivamente con un aumento di 5.1 e 4 punti percentuali nel punteggio complessivo; in altri Paesi si sono visti peggioramenti non da poco. Esempio tipico il Bangladesh, che è sceso di 40 posizioni passando al 99° post ( con un calo del punteggio di 3.3 punti percentuali) e il Ruanda, che ha visto un calo di 27 posizioni, arrivando al 39° posto.

Il miglioramento è stato in generale insufficiente per accelerare il ritmo del cambiamento, ovvero il fulcro del rapporto che chiuso con il dato simbolico degli anni che ci vogliono per raggiungere la parità di genere. Secondo le proiezioni del rapporto, ci vorranno ancora 134 anni per raggiungere la parità di genere globale al ritmo attuale. Rispetto alla previsione del 2023, che stimava 135 anni per chiudere il divario di genere, si può notare un lieve anzi lievissimo miglioramento di appena un anno.

Il rapporto chiude con un allarmante evidenza, ovvero che, sebbene vi siano progressi, questi sono troppo lenti per raggiungere gli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” entro il 2030. La lentezza dei progressi è particolarmente evidente nelle aree della partecipazione politica e delle opportunità economiche, dove persistono le maggiori disuguaglianze.

Partecipazione delle donne nel mondo del lavoro: verso un generale miglioramento

Il rapporto analizza la parità di genere attraverso quattro dimensioni principali:

  • partecipazione ed opportunità economiche
  • istruzione
  • salute e sopravvivenza
  • potere politico

Nel 2024 il divario di genere nella partecipazione economica è stato chiuso con il 60.5%, mentre quello nell’istruzione è chiuso al 94.9%. Il divario nella partecipazione politica rimane il peggior dato, con solo il 22.5% del gap colmato. La dimensione della salute ha visto invece il divario chiudersi per il 96%. Il rapporto ci mostra quindi che, mentre la parità di genere nell’istruzione e nella salute è quasi completa, la partecipazione economica e il potere politico rimangono ancora molto arretrati. Sembra infatti che nonostante l’accesso all’istruzione per le giovani, le opportunità economiche e la rappresentanza politica rispettino il merito dei risultati delle donne. Anche nel campo dell’ imprese, per quanto i numeri siano contratti, i risultati sono migliori.

Tornando alla partecipazione delle donne nel mondo del lavoro (un indicatore cruciale per misurare la parità di genere, perché –  come ci ricorda la piramide della violenza di genere – l’indipendenza economica libera dalla subordinazione al partner e da possibili condizioni di abusi), è possibile constatare come nonostante i progressi, le donne continuano a essere sottorappresentate in molte economie, specialmente nei ruoli di leadership che soffrono di bias di genere sul lavoro significativi.

In questo ambito di analisi, ogni regione globale ha il proprio ritmo, ma nel suo complesso la situazione lavorativa delle donne nel mondo è in miglioramento, tanto che 2024 il divario è stato chiuso per il 60.5%.

Il dettaglio delle regioni per la partecipazione economica:

  • Nord Europa – Paesi come Islanda, Norvegia e Svezia hanno raggiunto alti livelli di partecipazione economica femminile grazie a politiche di sostegno alla famiglia e incentivi per l’uguaglianza di genere nel lavoro;
  • Europa Meridionale e Orientale – la partecipazione femminile è in crescita, ma rimane sotto la media europea. In Italia, per esempio, la partecipazione economica femminile è una delle aree con il divario più ampio;
  • America Latina – Paesi come il Nicaragua mostrano progressi significativi, ma l’instabilità economica può influenzare negativamente la partecipazione femminile.

Il dettaglio delle regioni per la disparità salariale:

  • Europa – nonostante le normative europee che promuovono la parità salariale, persistono differenze significative. In Germania, ad esempio, le donne guadagnano in media il 18% in meno rispetto agli uomini;
  • Nord America – gli Stati Uniti e il Canada mostrano una disparità salariale più bassa rispetto alla media globale, ma le donne continuano a guadagnare circa il 20% in meno degli uomini.

Il dettaglio delle regioni per la accesso alle posizioni di leadership:

  • Globalmente – solo il 31.7% delle posizioni di leadership senior a livello globale è occupato da donne.
  • Europa – i paesi nordici guidano con la maggior percentuale di donne in posizioni di leadership. In Islanda, il 44% dei ruoli dirigenziali è occupato da donne.
  • Italia – la rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione delle aziende italiane è aumentata grazie a normative specifiche, ma le donne sono ancora sottorappresentate nei ruoli esecutivi.

Il dettaglio delle regioni per la politiche di sostegno e iniziative aziendali:

  • Conciliazione vita-lavoro – politiche di congedo parentale equo e flessibilità lavorativa sono cruciali. Paesi come la Svezia offrono congedi parentali condivisi e supporto alla paternità, promuovendo una maggiore partecipazione delle donne nel lavoro.
  • Programmi di mentoring e sviluppo – le aziende possono contribuire significativamente attraverso programmi di mentoring e sviluppo professionale per le donne, incentivando la crescita nelle carriere e l’accesso a posizioni di leadership.

Le conclusioni del report: quali sono le aspettative

Nel 2024 la parità di genere continua a progredire, anche se troppo lentamente, tanto che al ritmo attuale la piena parità rimane fuori portata per altre cinque generazioni. Come si legge nel  Global gender gap report 2024, il percorso verso la parità è più lungo per le dimensioni economiche e politiche, con velocità di progresso individuali diverse che rischiano di rallentare l’avanzamento collettivo complessivo.

Governi e azioni aziendali sono stati cruciali per avanzare negli obiettivi a livello nazionale e regionale, ma gli interventi rimangono insufficienti di fronte alle trasformazioni attuali. Le economie non possono permettersi di restare indietro, rischiando di far tornare milioni di donne e ragazze indietro sui progressi.

Questi sono necessari per garantire che le donne abbiano accesso senza restrizioni alle risorse, alle opportunità e alle posizioni decisionali. Im conclusione, il report richiama i governi chiedendo loro di espandere e rafforzare le condizioni necessarie affinché le imprese e la società civile possano rendere la parità di genere un obiettivo comune.